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Adriatico, stop alla pesca
Straniero l’80% del fresco

Adriatico, stop alla pesca 
Straniero l’80% del fresco
Adriatico, stop alla pesca Straniero l’80% del fresco
Pubblicato il 14 agosto 2019 | 11:25

Da domani il fermo si estende al tratto di costa da San Benedetto e Termoli, dopo che la flotta aveva già interrotto le attività da Trieste ad Ancona e da Manfredonia a Bari. Così sparisce il pesce italiano dalle tavole.

Turisti al mare, ma senza la possibilità di gustare pesce made in Italy. È questo il rischio diretto causato dal fermo pesca lungo tutto l’Adriatico. Domani lo stop scatterà anche tra San Benedetto del Tronto e Termoli, in Molise, rendendo di fatto off limits l’attività da Trieste fino a Bari. Il blocco delle attività durerà nel tratto tra il sud delle Marche, l’Abruzzo e il Molise fino al 13 settembre.

In alcuni tratti dell'Adriatico il fermo proseguirà fino al 13 settembre (Adriatico, stop alla pesca Straniero l’80% del fresco)
In alcuni tratti dell'Adriatico il fermo proseguirà fino al 13 settembre

«La novità di quest’anno è che - spiega Coldiretti Impresapesca - in aggiunta ai periodi di fermo fissati i pescherecci dovranno effettuare ulteriori giorni di blocco che vanno da 7 a 17 giorni, a seconda dalla zona di pesca alla quale sono iscritti. Le giornate di stop saranno decise direttamente dai pescatori che dovranno darne comunicazione scritta entro le ore 9 del giorno stesso. L’intero ammontare delle giornate aggiuntive dovrà essere obbligatoriamente effettuato entro il 31 dicembre 2019».

In un Paese come l’Italia che importa dall’estero 8 pesci su 10, nei territori interessati dal fermo biologico aumenta così il rischio di ritrovarsi nel piatto per grigliate e fritture, soprattutto al ristorante, prodotto straniero o congelato se non si tratta di quello fresco Made in Italy proveniente dalle altre zone dove non è in atto il fermo pesca, dagli allevamenti nazionali o dalla seppur limitata produzione locale dovuta alle barche della piccola pesca che possono ugualmente operare.

«Per non cadere in inganni pericolosi per la salute occorre garantire la trasparenza dell’informazione ai consumatori dal mare alla tavola estendendo l’obbligo dell’indicazione di origine anche ai menu dei ristoranti con una vera e propria carta del pesce», ha dichiarato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, nel sottolineare che «passi in avanti sono stati fatti sull’etichettatura nei banchi di vendita, ma devono ora essere accompagnati anche dall’indicazione della data in cui il prodotto è stato pescato».

Nonostante la riduzione del periodo fisso di blocco delle attività, l’apertura alla tutela differenziata di alcune specie e la possibilità per le imprese di scegliere i restanti giorni di stop, come richiesto da Coldiretti Impresapesca, il giudizio sull’assetto del fermo pesca 2019 non può essere positivo poiché la misura continua a non rispondere alle esigenze della sostenibilità delle principali specie target della pesca nazionale, tanto che lo stato delle risorse nei 33 anni di fermo pesca è progressivamente peggiorato, come anche parallelamente lo stato economico delle imprese e dei redditi. Questo ha determinato nel periodo un crollo della produzione - spiega Coldiretti Impresapesca - la perdita di oltre 1/3 delle imprese e di 18mila posti di lavoro. L’auspicio è che dal 2020 si possa partire dalle novità positive per mettere in campo un nuovo sistema che tenga realmente conto delle esigenze di riproduzione delle specie e delle esigenze economiche delle marinerie.

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