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Falso prosciutto di San Daniele Dop
Sequestri per 27 milioni di euro

Pubblicato il 17 agosto 2018 | 12:26

La Procura di Pordenone ha chiuso le indagini preliminari sull'ipotesi di un'associazione per delinquere finalizzata alla frode in commercio per la contraffazione della Dop "Prosciutto di San Daniele".


Fare chiarezza in tempi rapidi sulla vicenda dei falsi prosciutti San Daniele Dop per tutelare consumatori e produttori impegnati a garantire la qualità di uno dei prodotti simbolo del Made in Italy, che sviluppa un fatturato di oltre 800 milioni di euro in Italia e all’estero. Questa la richiesta di Coldiretti in merito all'inchiesta della procura di Pordenone.

(Frode, prosciutto di San Daniele Dop Sequestri per 27 milioni di euro)

Grazie a 3.927 allevatori, 116 macelli, 550 addetti e 31 stabilimenti produttivi il prosciutto San Daniele è al secondo posto sul podio delle Dop di carne italiane e rappresenta il 22,5% della produzione annua di prosciutti Dop italiani, e il 13,7% della produzione di prosciutto crudo a totale Italia.

Ogni anno circa 3 milioni di cosce di suino sono lavorate secondo un rigido disciplinare di produzione volto a tutelare la qualità e le caratteristiche organolettiche di un prodotto che vale 65 milioni di euro di esportazioni, in particolare in Francia, Germania, Usa, Belgio e Australia che, complessivamente, rappresentano il 70% del suo mercato internazionale.

Durante l'inchiesta sono stati contestati numerosi reati a 103 indagati, persone fisiche e società, tra responsabili e impiegati del macello di Aviano, allevatori, prosciuttifici e ispettori del Consorzio di tutela. In totale sono stati emessi decreti di sequestro per 270mila prosciutti, per un valore di circa 27 milioni di euro.

La Procura ha ipotizzato anche truffe per ottenere un contributo, che è previsto dal piano di sviluppo rurale della Comunità europea, di 400mila euro, e per incassare ulteriori contributi per circa 520mila euro. Inoltre sono stati scoperti reati di natura fiscale e ambientale.

(Frode, prosciutto di San Daniele Dop Sequestri per 27 milioni di euro)

Nello specifico, i reati sono stati contestati a 62 persone, appartenenti alla filiera produttiva, di controllo e sanitaria, a 25 imprese ed a 16 posizioni stralciate ad altre procure. Anche la procura di Torino ha fatto emergere le medesime ipotesi di reato in relazione alla Dop Prosciutto di Parma, agendo in parallelo con quella di Pordenone.

Le contestazioni riguardano anche altri prodotti del settore agroalimentare, come la commercializzazione di carne di suino con la certificazione di qualità regionale "Aqua", che ha un disciplinare di produzione analogo a quello del prosciutto di San Daniele.

Per queste ragioni, è necessario evitare che qualsiasi ombra si allunghi sulle produzioni italiane di qualità che all’estero valgono oltre 41 miliardi di euro di esportazioni e che devono già affrontare l’assedio di oltre 100 miliardi di falsi in tutto il mondo, aumentati del 70% nel corso dell’ultimo decennio per effetto della pirateria internazionale che utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per alimenti taroccati che non hanno nulla a che fare con il sistema produttivo nazionale.

Gian Marco Centinaio, Ministro delle politiche agricole alimentari forestali e del turismo, in una nota ufficiale ha espresso la sua opinione sulla vicenda: «Oggi si è conclusa un'importante operazione contro la contraffazione di una delle nostre maggiori eccellenze, il Prosciutto di San Daniele Dop. Un'operazione che ha portato alla luce un giro di affari impressionante. Va il mio ringraziamento alle forze dell'ordine e alla Procura di Pordenone che hanno portato avanti le indagini e raggiunto importanti obiettivi».

«Nella lotta alla contraffazione - prosegue il ministro - siamo e vogliamo essere insieme in prima linea. E solo continuando a lavorare  quotidianamente a livello nazionale e internazionale possiamo difendere i nostri prodotti di eccellenza, da quanti, con espedienti malavitosi, danneggiano il made in Italy, i produttori onesti e l'economia del nostro Paese, immettendo nel mercato prodotti scadenti e contraffatti».

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