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Manovra, l’agroalimentare chiede
più investimenti sul Made in Italy

Manovra, l’agroalimentare chiede 
più investimenti sul Made in Italy
Manovra, l’agroalimentare chiede più investimenti sul Made in Italy
Primo Piano del 15 luglio 2019 | 17:18

Confagricoltura e Coldiretti al Viminale per parlare del rilancio dell’economia in Italia e all’estero. Giansanti: «Serve subito un piano strategico nazionale per lo sviluppo del sistema agricolo ed agroalimentare». Prandini chiede di investire sulla competitività e l’obbligo di indicare in etichetta l’origine in tutti gli alimenti.

Le richieste che il settore dell’agroalimentare ha portato oggi, lunedì 15 luglio, al tavolo del ministero dell’Interno, nel corso della discussione sulla prossima Manovra, sono chiare: servono maggiori investimenti e un piano di sviluppo ad hoc per il sistema nazionale, in grado di sostenere crescita e opportunità di lavoro

L'incontro di oggi al Viminale (Manovra, l’agroalimentare chiede più investimenti sul Made in Italy)
L'incontro di oggi al Viminale

«Occorre uscire dall’emergenza - ha detto Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura - e programmare l’utilizzo delle risorse, a partire da quelle europee, con lungimiranza, per favorire la competitività del settore agricolo e rispondere alle nuove sfide dell’economia globale. Dobbiamo progettare e sostenere una forte iniezione di innovazione anche nel nostro settore».

Matteo Salvini e Massimiliano Giansanti (Manovra, l’agroalimentare chiede più investimenti sul Made in Italy)
Matteo Salvini e Massimiliano Giansanti

Il presidente di Confagricoltura ha denunciato strumenti, più o meno palesi, di dumping a livello europeo, che minano profondamente la competitività delle aziende agricole del nostro Paese, chiamate ad operare, sempre più spesso, a livello internazionale. A cominciare dal sistema fiscale, che in Italia impone un carico eccessivamente gravoso sulle aziende, non prevedendo incentivi per gli investimenti in beni strumentali e altamente tecnologici con appositi crediti d’imposta e misure che favoriscano le aggregazioni d’imprese, come avviene invece in altri Paesi europei. Stessa cosa in materia di lavoro e previdenza. Il costo degli oneri sociali in Italia, infatti, è tra i più elevati dell’Unione Europea. E l’agricoltura non fa eccezione: le aliquote previdenziali del settore sono superiori a quelle di tutti i Paesi, tranne Francia e Belgio. E il divario si accentua ulteriormente in caso di lavoro stagionale, per il quale Paesi come Germania, Spagna, Francia, Belgio, Olanda applicano aliquote ridotte.

Anche per questo Confagricoltura è contraria all’introduzione di un salario minimo per legge che comporterebbe inevitabilmente un maggior costo del lavoro per i datori di lavoro agricolo. Per migliorare le condizioni retributive minime per tutte le categorie di lavoratori è, invece, preferibile rafforzare lo strumento della contrattazione collettiva.

Ettore Prandini (Manovra, l’agroalimentare chiede più investimenti sul Made in Italy)
Ettore Prandini

«Occorre investire sulla competitività del Made in Italy - è stata la richiesta di Ettore Prandini, presidente di Coldiretti - a partire dall’agroalimentare che è un elemento di traino per l’intera economia in Italia e all’estero. La riduzione del cuneo fiscale per abbassare il costo del lavoro rappresenta un obiettivo condiviso per destinare il risparmio ottenuto ai lavoratori che potrebbero così avere più risorse da spendere per i consumi innescando un moltiplicatore della ricchezza che serve alla ripresa. Mentre il salario minimo sarebbe una distorsione competitiva del mercato del lavoro che rischierebbe di danneggiare l’Italia senza una dimensione almeno europea».

La crescita, secondo Prandini, andrebbe ricercata sul mercato dove occorre dare ai consumatori la possibilità di scegliere consapevolmente e sostenere il lavoro e l’economia nazionale con un sistema di etichettatura chiara che impedisca di spacciare come Made in Italy prodotti che inquinano, sfruttano il lavoro minorile e sono pericolosi per la salute che spesso arrivano in Italia grazie agli accordi agevolati dall’Unione Europea come nel caso dell’accorso di libero scambio con il Mercosur.

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