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venerdì 24 aprile 2026  | aggiornato alle 12:42 | 118826 articoli pubblicati

Sicilia en Primeur 2026, export ed enoturismo al centro del confronto

A Sicilia en Primeur (11-15 maggio) il focus si sposta su export e crescita dell’enoturismo. Lo studio Nomisma evidenzia il peso del turismo del vino e la tenuta dei bianchi Dop in un contesto di mercato più complesso

 
24 aprile 2026 | 10:22

Sicilia en Primeur 2026, export ed enoturismo al centro del confronto

A Sicilia en Primeur (11-15 maggio) il focus si sposta su export e crescita dell’enoturismo. Lo studio Nomisma evidenzia il peso del turismo del vino e la tenuta dei bianchi Dop in un contesto di mercato più complesso

24 aprile 2026 | 10:22
 

Sicilia en Primeur - che torna dall’11 al 15 maggio a Palermo - si apre in un momento in cui il settore vitivinicolo si confronta con nuove pressioni sui mercati internazionali, a partire dall’effetto dei dazi e dal rallentamento dell’export. In questo scenario, la crescita dell’enoturismo emerge come uno degli elementi su cui le imprese stanno cercando di riequilibrare strategie e prospettive. I dati della ricerca Nomisma Wine Monitor per UniCredit, presentati a Palermo durante la manifestazione promossa da Assovini Sicilia, indicano come il turismo del vino stia assumendo un peso sempre più rilevante, con un valore stimato di 3,1 miliardi di euro per le imprese italiane.

Sicilia en Primeur 2026, export ed enoturismo al centro del confronto

Sicilia en Primeur torna dall'11 al 15 maggio

Il tema si intreccia con un quadro commerciale complesso. Se l’export del vino italiano nel 2025 ha chiuso in flessione, i bianchi Dop siciliani hanno mostrato un andamento diverso, con una crescita negli Stati Uniti nonostante le tensioni legate ai dazi e il calo registrato mediamente dai vini italiani su quel mercato. È in questa doppia dinamica, tra criticità commerciale e valorizzazione del territorio, che la Sicilia prova a leggere il proprio posizionamento, puntando su un modello in cui export ed enoturismo non vengono considerati alternativi, ma complementari.

L’enoturismo si consolida come leva economica

In un quadro internazionale segnato da instabilità commerciale e rallentamento dei consumi, l’enoturismo emerge come una delle direttrici su cui molte imprese vitivinicole stanno ridefinendo strategie e investimenti. È quanto emerge dalla ricerca Nomisma Wine Monitor per UniCredit, presentata a Palermo, che attribuisce a questo comparto un valore di circa 3,1 miliardi di euro per le imprese italiane. Il dato viene letto non come attività accessoria, ma come componente strutturale del business. La Sicilia, in questo scenario, mostra segnali specifici di crescita. Nei comuni legati all’Etna Doc, tra il 2019 e il 2024, gli arrivi turistici sono cresciuti del 17,4%, oltre la media regionale. Secondo Salvatore Malandrino, regional manager Sicilia di UniCredit, «l’enoturismo rappresenta una leva che rafforza competitività e attrattività dei territori». Una lettura condivisa anche da Mariangela Cambria, presidente di Assovini Sicilia, che individua in questo fenomeno una chiave per collocare il vino all’interno di un racconto più ampio legato a cultura, paesaggio e identità.

Sicilia en Primeur 2026, export ed enoturismo al centro del confronto

La presentazione della ricerca Nomisma Wine Monitor per UniCredit

L’indagine evidenzia un tratto che distingue l’isola rispetto ad altri territori viticoli italiani: la componente internazionale dei visitatori. Secondo i produttori intervistati, l’enoturista che arriva in Sicilia è prevalentemente straniero, con una presenza significativa di statunitensi, tedeschi e britannici. Si tratta, in molti casi, di visitatori non necessariamente esperti di vino. Un elemento che le aziende leggono come opportunità più che come limite, nella misura in cui l’esperienza in cantina può trasformarsi in un primo contatto destinato a proseguire nel tempo. Le aspettative future si orientano verso formule che integrano degustazione, contenuti culturali e percorsi personalizzati, con una crescente domanda di esperienze immersive.

Export in flessione, ma i bianchi siciliani tengono

Accanto ai dati sul turismo del vino, lo studio si inserisce in un contesto meno favorevole sul fronte commerciale. Il 2025 ha segnato una contrazione dell’export italiano del vino pari al 3,6% a valore, con un arretramento che coinvolge anche altri grandi paesi esportatori. La flessione interessa soprattutto Nord America ed Europa extra-Ue, in un quadro di riduzione generalizzata degli acquisti nei principali mercati importatori. In questo scenario, i bianchi Dop siciliani mostrano un andamento in controtendenza. L’export cresce del 2,4% rispetto all’anno precedente e registra un aumento dell’8,4% negli Stati Uniti, nonostante la contrazione che ha interessato mediamente i vini italiani su quel mercato. Diverso l’andamento dei rossi Dop regionali, in calo dell’11%, dato che riflette un ridimensionamento più ampio dei consumi di vini rossi sia all’estero sia sul mercato interno.

Territorio e denominazioni restano centrali

Sul piano produttivo, la Sicilia conferma un peso rilevante delle denominazioni, con una quota vicina all’80% della produzione regionale. Un dato superiore alla media nazionale e accompagnato da una forte prevalenza dei vini bianchi. Resta inoltre centrale il tema dell’origine nelle scelte di acquisto. Secondo lo studio, più di quattro consumatori su dieci continuano a considerare provenienza e denominazione tra i principali criteri di scelta. È in questo quadro che il legame tra vino e territorio si conferma elemento strutturale, tanto per il consumo quanto per la promozione.

MWM

Sicilia en Primeur e il vino come racconto del territorio

Il tema torna anche nel modello di Sicilia en Primeur, nato come anteprima internazionale delle nuove annate e progressivamente evoluto in piattaforma di narrazione territoriale. L’impianto dell’evento si fonda sull’incontro tra stampa, produttori e territori, con itinerari nelle aree viticole dell’isola, degustazioni tecniche e momenti di approfondimento. L’ultima edizione ha coinvolto oltre cento giornalisti internazionali e cinquantasette aziende, confermando un format che utilizza il vino come chiave per leggere biodiversità, cultura e identità produttive.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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