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sabato 25 aprile 2026  | aggiornato alle 20:37 | 118840 articoli pubblicati

Il vino entra in un’abbazia dell’XI secolo: Vini d’Abbazia debutta in Calabria

Vini d’Abbazia debutta in Calabria all’Abbazia di Santa Maria della Matina il 2 e 3 maggio: due giorni tra degustazioni, abbazie e consorzi calabresi, in un progetto che unisce viticoltura monastica e promozione territoriale

 
25 aprile 2026 | 18:30

Il vino entra in un’abbazia dell’XI secolo: Vini d’Abbazia debutta in Calabria

Vini d’Abbazia debutta in Calabria all’Abbazia di Santa Maria della Matina il 2 e 3 maggio: due giorni tra degustazioni, abbazie e consorzi calabresi, in un progetto che unisce viticoltura monastica e promozione territoriale

25 aprile 2026 | 18:30
 

Per la prima volta Vini d’Abbazia approda in Calabria e sceglie l’Abbazia Cistercense di Santa Maria della Matina, a San Marco Argentano (Cs), come sede di un’anteprima che anticipa l’edizione nazionale prevista a giugno a Fossanova. L’appuntamento, in programma il 2 e 3 maggio, porta nel Sud Italia un format che intreccia patrimonio monastico e cultura del vino. L’iniziativa si inserisce nel percorso già avviato nel Lazio e amplia il perimetro del progetto, mettendo in relazione abbazie, consorzi e produzioni contemporanee. Il luogo scelto diventa parte integrante del racconto, con la sua stratificazione storica e la funzione agricola che per secoli ha accompagnato la vita monastica.

Il vino entra in un’abbazia dell’XI secolo: Vini d’Abbazia debutta in Calabria

Vini d'Abbazia sbarca in Calabria il 2 e 3 maggio

Il dialogo tra abbazie e consorzi calabresi

Nel corso delle due giornate, l’Abbazia della Matina ospita un percorso di degustazione costruito sul confronto tra etichette provenienti da abbazie italiane e produzioni dei consorzi di tutela calabresi. L’impostazione non separa i due livelli, ma li mette in relazione attraverso territori, vitigni e approcci produttivi differenti. I banchi d’assaggio e i momenti di approfondimento sono pensati come strumenti di lettura più che come semplice esposizione. Le degustazioni guidate accompagnano il pubblico lungo un percorso che attraversa vitigni autoctoni e interpretazioni contemporanee del vino calabrese, mantenendo un legame con la dimensione storica della viticoltura monastica.

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Un progetto culturale tra identità e valorizzazione territoriale

Vini d’Abbazia si configura come un progetto che lavora sulla continuità storica della produzione vitivinicola nei contesti monastici europei, rileggendola attraverso le pratiche attuali dei territori. L’attenzione non è rivolta solo alla memoria, ma alla possibilità di costruire un dialogo tra esperienze produttive diverse. La prima edizione calabrese si inserisce inoltre in un contesto regionale segnato da iniziative di promozione del comparto vitivinicolo, sostenute da Regione Calabria e ARSAC, che negli ultimi anni hanno affiancato eventi di respiro internazionale al racconto delle produzioni locali.

Il vino entra in un’abbazia dell’XI secolo: Vini d’Abbazia debutta in Calabria

L’Abbazia Cistercense di Santa Maria della Matina (foto Niccolò De Bartolo)

Secondo l’assessore all’Agricoltura della Regione Calabria, Gianluca Gallo, l’iniziativa rientra in un percorso di rafforzamento della presenza regionale nei circuiti del vino di qualità. «Lavoriamo per consolidare il posizionamento della Calabria attraverso il racconto delle sue radici e della sua capacità di innovazione», ha dichiarato. In questa direzione si inseriscono anche eventi già ospitati sul territorio, che hanno contribuito a ridefinire la percezione della regione all’interno del panorama enologico nazionale.

L’Abbazia della Matina come spazio di relazione

Il complesso cistercense che ospita l’evento rappresenta un elemento centrale dell’iniziativa. Fondata nell’XI secolo, l’Abbazia della Matina conserva una funzione storica legata sia alla dimensione spirituale sia a quella agricola, che ne ha caratterizzato l’evoluzione nei secoli. Per il proprietario dell’abbazia e della cantina La Matina, Michele Valentoni, l’iniziativa rappresenta un’occasione di apertura verso il contesto nazionale. «Abbiamo messo a disposizione un luogo ancora poco conosciuto, ma già inserito in un circuito di interesse più ampio», ha osservato. Anche la dimensione organizzativa viene letta come un punto di incontro tra realtà differenti, con l’obiettivo di costruire connessioni tra cultura, produzione e territori.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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