Il Carnevale di Bagolino Danza dell’oro tra colori e folklore

Nastri colorati, pompon e frange si muovono al ritmo di strumenti a corda (violino, mandolino, chitarra e basso) mentre “i balari” volteggiano con i loro splendidi costumi nelle piazze

06 marzo 2019 | 12:38
di Emanuela T. Cavalca
Siamo a Bagolino in Valsabbia (Bs), un delizioso paese a 900 metri di altezza con case in pietra, lunghe scalinate e strade tortuose. Vale la pena non perdersi il Carnevale “Bagoss”, che risale al 1518. Dagli studiosi di etnologia è ritenuto un esempio unico per il complesso delle musiche, danze e costumi.



L’abbigliamento e i balli hanno un significato simbolico: la bandoliera, le calze ricamate, il pizzo che adorna il pantalone al ginocchio non sono altro che una beffa. Beffa nei confronti dei Conti di Lodron, feudatari di Trento, che vantavano diritti sul territorio Bagoss; invece la cittadina ha sempre goduto di indipendenza politica e giuridica, concessale dalla Repubblica di Venezia.

Il senso di appartenenza che lega ogni “Bagoss” alla comunità emerge durante la festa di Carnevale, perché ogni “balari” è orgoglioso di indossare la maschera, il vestito e di far parte di un gruppo, che s’infoltisce sempre più. I “balari” sono tutti uomini e devono essere rigorosamente di Bagolino. Nel periodo postbellico erano in pochi, circa una trentina, oggi sono arrivati a 124.

Sono molte le donne del paese coinvolte nella preparazione manuale dei costumi, il che dimostra la forte coesione della comunità montana. Proprio per la storia passata e la posizione geografica i vestiti multicolori hanno subito l’influenza spagnola e orientale, mentre le maschere sono di origine veneziana. Gli scialli, originariamente in lana ricamata a fiori, sono stati sostituiti dalle sete sgargianti, importate dalle colonie nordafricane francesi.



Infatti, molti Bagoss sono emigrati e così i costumi si sono arricchiti. Le maschere bianche e nere non sono altro che il risultato di sapienti mani artigianali che modellano su antichi stampi sette strati di gomma e gesso, cerate all’interno e dipinte all’esterno. La giornata più importante avviene il lunedì alle sei e mezza del mattino, quando nella chiesa seicentesca di San Giorgio, i balari posano i cappelli sull’altare, si levano la maschera e il parroco celebra la messa.

Dopo il ballo di apertura sulla piazza antistante la chiesa, viene loro offerto nella canonica il brodo di gallo, dal significato propiziatorio. Con il suono della sua trombetta di ottone il “Capo” dà il via alla sonade, i balari disposti in doppia fila danzano sotto i balconi e nelle piazze. La gente applaude, lancia coriandoli e alla fine di ogni ballata li ospita, offrendo loro da mangiare e bere, in questo modo girano in ogni angolo della cittadina. Viene detta anche la danza dell’oro perché il cappello rosso è arricchito dagli ori di famiglia e da nastri multicolori.

Non è certo leggero il copricapo dei “balari”, pesa circa tre chilogrammi e i danzatori al suono di musiche rinascimentali sudano sotto la maschera . Lunedì sera al termine di una faticosa giornata è il momento dell’“ariòza”, una danza circolare che si svolge in una grande piazza, dove si notano le movenze delle mani guantate di bianco. Terminati i festeggiamenti, martedì sera ogni costume viene riposto con cura: il cappello viene smontato dai nastri, una volta disfatti , sono arrotolati su un bastone perché mantengano l’arricciatura; gli ori scuciti vengono restituiti il mercoledì delle Ceneri a ogni proprietario.

L’altro aspetto folcloristico del Carnevale Bagoss sono i “mascher”, che girano per le strade travestiti da vecchi e vecchie , si divertono a fare scherzi senza farsi riconoscere con le voci in falsetto. Chi volesse approfondire e avere una guida esperta della storia locale e del Carnevale di può rivolgere a Luca Ferremi, da ben 37 anni “ balari” e memoria del costume locale.

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