Menu Apri login

Quotidiano di enogastronomia, turismo, ristorazione e accoglienza
sabato 14 febbraio 2026  | aggiornato alle 05:03 | 117401 articoli pubblicati

Addio apertura alle 3 di notte? A Torino esplode il caso mercati generali

A Torino si apre il confronto sugli orari del Caat: la proposta di passare dalla notte al giorno divide grossisti e produttori. Uno di questi, Nino Monticone, e Coldiretti temono danni a freschezza, negozi e mercati rionali, con vantaggi per la Gdo. Rovetta (Apgo) chiarisce che non c’è alcuna decisione presa: sarà l’assemblea del 24 febbraio a scegliere, valutando lavoro, logistica e impatto sul settore

12 febbraio 2026 | 14:57
Addio apertura alle 3 di notte? A Torino esplode il caso mercati generali
Addio apertura alle 3 di notte? A Torino esplode il caso mercati generali

Addio apertura alle 3 di notte? A Torino esplode il caso mercati generali

A Torino si apre il confronto sugli orari del Caat: la proposta di passare dalla notte al giorno divide grossisti e produttori. Uno di questi, Nino Monticone, e Coldiretti temono danni a freschezza, negozi e mercati rionali, con vantaggi per la Gdo. Rovetta (Apgo) chiarisce che non c’è alcuna decisione presa: sarà l’assemblea del 24 febbraio a scegliere, valutando lavoro, logistica e impatto sul settore

12 febbraio 2026 | 14:57
 

A Torino si accende un acceso dibattito sull’orario di apertura dei mercati generali, con particolare riferimento al Caat (Centro Agricolo Alimentare Torino) di Grugliasco, frequentato ogni notte da circa 1.500 operatori. Tra loro c’è Nino Monticone, grossista di 62 anni, attivo da 40 anni nella vendita di frutta esotica, fiori edibili e germogli freschi. Monticone racconta come la sua giornata inizi a mezzanotte per garantire ai clienti merce freschissima già all’alba. Alcuni altri grossisti, appartenenti all'Apgo (Associazione Piemontese Grossisti del settore ortoflorofrutticolo) propongono di spostare l’apertura dal consueto orario delle 3 del mattino a una fascia completamente diurna, dalle 10 alle 17, una misura che rischia di compromettere l’attività di molti operatori e favorire la grande distribuzione.

Addio apertura alle 3 di notte? A Torino esplode il caso mercati generali

Il Caat di Grigugliasco (To)

Monticone e i grossisti: perché l’apertura diurna danneggia i negozi

Monticone argomenta come lo spostamento dell'orario penalizzerebbe una lunga serie di soggetti, dai negozianti alle bancarelle del mercato e, anche se in misura minore, anche la ristorazione che «ha tempi di consegna ben precisi» e che «uno che deve preparare il pranzo non può ricevere le fragole o le insalatine nel pomeriggio». L’intero mercato funziona infatti secondo ritmi rapidi e perfettamente scanditi: «tutta la clientela arriva di notte, già dalle due e mezza, acquista a propria merce e la porta poi ai distributori finali, di modo che sia fresca ed esposta già dal primo mattino. Abbiamo clienti che arrivano da Aosta o da Genova di notte proprio per poter tornare in tempo coi prodotti freschi già di prima mattina». 

Addio apertura alle 3 di notte? A Torino esplode il caso mercati generali

Nino Monticone, uno degli operatori del mercato di Torino, nettamente contrario al cambio di orario

Secondo Monticone, stravolgere un mercato sano come quello di Torino per la comodità di pochi operatori sarebbe insensato: «non funziona. La maggior parte dei grossisti, come anche la Coldiretti, Confesercenti, i rappresentanti delle imprese di trasporto sono contrari, è una cosa che non vuole bene nessuno». La proposta di cambiamento di orario genererebbe, secondo Monticone, «problemi incredibili» e metterebbe a rischio la freschezza dei prodotti. Sottolinea che «il piccolo negozio, in questo modo, si vedrebbe arrivare il prodotto con un giorno in più, a chiaro scapito della sua freschezza. Inoltre, col nuovo orario cambierebbero anche tutti gli orari di movimentazione della merce, con gravi ripercussioni sul traffico visto che parliamo spesso di mezzi pesanti».

Vantaggi per la grande distribuzione

Nelle sue parole, Monticone vede anche da questo ipotetico cambio d'orario un vantaggio per la grande distribuzione «che ha piattaforme proprie e scarica i camion a qualsiasi orario, anche di notte, per cui al mattino può permettersi di vendere merce fresca, mentre il piccolo dettagliante o il consumatore finale non riceverebbero più i prodotti freschi del mercato generale». Se il prodotto fresco non è disponibile al mattino nel piccolo negozio, aggiunge Monticone, «la massaia va al supermercato, invece che ai banchi del mercato».

La comodità di pochi operatori

Monticone spiega inoltre che la proposta nasce principalmente dalla comodità di alcuni operatori stanchi del lavoro notturno più che da logiche di mercato: «chiedono di fare il mercato dalle 10 alle 17 perché non hanno più voglia di fare questo mestiere, per avere una vita più bilanciata, per poter uscire la sera. Se sei stanco, apri un’altra attività, non puoi stravolgere tutto il settore la comodità di pochi». Sottolinea che Torino è «un mercato sano, che funziona, e va rispettato», e che la maggioranza dei clienti e dei produttori «è completamente contraria al cambiamento, e siamo certi che non passerà».

Addio apertura alle 3 di notte? A Torino esplode il caso mercati generali

Secondo Monticone, il fronte degli operatori del mercato di Torino è compatto contro il cambiamento degli orari

L’opposizione di Coldiretti

Anche secondo Coldiretti, questa proposta è inaccettabile: il presidente Bruno Mecca Cici aveva già sottolineato in passato che i consumatori hanno diritto a prodotti freschi e di qualità, e che cambiare gli orari metterebbe a rischio quel modello di distribuzione che garantisce tali caratteristiche. Gli agricoltori e i produttori associati a Coldiretti temono che un’apertura diurna possa causare perdita di freschezza dei prodotti, rendere più complessa la logistica e creare difficoltà organizzative alle aziende, molte delle quali sono a conduzione familiare.

Simone Gili, rappresentante di Coldiretti al CAAT, aveva inoltre evidenziato che spostare l’orario di vendita dopo l’alba andrebbe a interferire con i tempi di lavoro delle imprese agricole, avrebbe effetti negativi sui costi e potrebbe obbligare gli operatori a stoccare la merce in magazzino per poi consegnarla ai mercati comunali, con ulteriore aggravio logistico. Anche Coldiretti afferma che molti acquirenti potrebbero abbandonare il mercato per rivolgersi ad altri centri all’ingrosso con orari più “convenzionali”.

Rovetta, Apgo «Ancora nessuna decisione sugli orari: sceglierà l’assemblea»

Alla presa di posizione di Monticone arriva la risposta del presidente di Apgo, Vittorio Rovetta. «Sembra si parli di una decisione già presa sugli orari del Centro Agroalimentare, ma a oggi non esiste alcuna deliberazione. Sarà l’assemblea dell’associazione a decidere, il prossimo 24 febbraio».

Addio apertura alle 3 di notte? A Torino esplode il caso mercati generali

Per il presidente Apgo Vittorio Rovetta, le ipotesi di cambio di orario del Caat sono diverse e una decisione non è ancora stata presa

La questione nasce da un confronto interno che dura da tempo. «Circa tre anni e mezzo fa - spiega Rovetta - una cinquantina di operatori dei mercati generali di Torino ha promosso una raccolta firme per chiedere all’associazione di affrontare il tema del cambiamento. Già allora si percepiva una trasformazione nella tipologia e nella numerica della clientela. Oggi quel cambiamento è ancora più evidente».

Da quel momento è stato avviato un percorso istituzionale. Si sono svolte numerose riunioni con la Commissione Consiliare Commercio, con l’assessore al Commercio e con i rappresentanti delle diverse categorie coinvolte. «L’interlocutore principale è il Comune di Torino, che detiene il 90% delle quote del CAAT», sottolinea Rovetta. «Dopo un iter di approfondimento, ci è stato chiarito che la decisione operativa spetta al Centro Agroalimentare e agli operatori, quindi alla nostra associazione». Per la prossima assemblea Rovetta ribatte: «Oggi esistono solo ipotesi. Si è parlato di una fascia oraria 10-17, ma anche di 7-12 o 8-15. Non c’è un orientamento definitivo, ma la decisione sarà collegiale».  

Un cambiamento strutturale tra lavoro e logistica

Il cambiamento, viene spiegato, non è semplice. «Parliamo di un mercato che da quarant’anni lavora con orari notturni. Modificare questo assetto significa incidere su logistica, abitudini di vita, organizzazione aziendale. Non è una scelta da prendere a cuor leggero». Tra le motivazioni principali emerge il tema del mercato del lavoro. «Le nostre aziende fatturano complessivamente circa 500 milioni di euro. Per affrontare il futuro abbiamo bisogno di nuove competenze, anche in ambito trasformazione alimentare e conservazione. Ma se si cerca un laureato in tecnologie alimentari che inizi a lavorare alle due del mattino, semplicemente non lo si trova, così come non riusciamo a trovare personale femminile, per esempio».

Addio apertura alle 3 di notte? A Torino esplode il caso mercati generali

Tra le argomentazioni a favore del cambio di orario del centro ci sono difficoltà a reperire manodopera specializzata e anche a implementare lavoro femminile

Altro aspetto centrale è l’evoluzione della logistica dei trasporti. «Quarant’anni fa un camion partiva da Napoli e arrivava a Torino alle due di notte. Oggi, con le giuste norme sui tempi di guida e riposo, arriva alle sette o alle otto del mattino. Aprire alle due significa avere merce fresca solo diverse ore dopo».

Anche il tema della freschezza viene affrontato con chiarezza. «Chi entra prima delle sei compra inevitabilmente la merce del giorno precedente, perché quella nuova non è ancora arrivata. Non si parla di scarsa qualità, ma l’argomento della freschezza come giustificazione dell’orario notturno non regge più come un tempo».

Clientela, produttori locali e maggioranza qualificata: le condizioni della decisione

A queste motivazioni, si aggiunge la trasformazione della clientela ambulante. «Torino ha circa 40 mercati rionali. Tuttavia, il numero degli ambulanti è in calo e non sempre viene sostituito da nuove generazioni. Questo incide sulla numerica complessiva e sul giro d’affari, che negli ultimi anni ha registrato una flessione».

Addio apertura alle 3 di notte? A Torino esplode il caso mercati generali

I prodotti del Caat arrivano ogni giorno sulle bancarelle dei 40 mercati rionali di Torino

Infine, il rapporto con i produttori agricoli, in risposta anche al secco no di Coldiretti. «Oggi la loro incidenza sul fatturato complessivo è inferiore all’1%. Un orario più compatibile con i tempi di raccolta favorirebbe il ritorno della produzione locale. Se si raccoglie all’alba, non si può essere operativi alle due del mattino».

Rovetta ribadisce che dall’assemblea dei grossisti «non si deciderà con un 51% contro 49%. Servirà una maggioranza qualificata. Se l’assemblea sarà spaccata, si continuerà a discutere. È un passaggio troppo importante per creare fratture». E in conclusione: «Qualunque decisione emergerà, sarà accompagnata da strumenti di supporto: piattaforme frigorifere, soluzioni logistiche, servizi condivisi. L’obiettivo è ridurre l’impatto e tutelare tutte le imprese. Il confronto deve avvenire in assemblea, a viso aperto. Il resto, in questo momento, è prematuro».

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
Voglio ricevere le newsletter settimanali


Tirreno CT
Italmill
Sana
Webinar
Great Taste Italy

Tirreno CT
Italmill

Sana
TuttoFood
Salomon