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sabato 14 febbraio 2026  | aggiornato alle 05:04 | 117401 articoli pubblicati

Il Lido 84 e l’illusione che il successo debba durare per sempre

Un ristorante stimato, con pubblico, conti solidi e riconoscimenti, decide di fermarsi e il dibattito esplode come se fosse accaduto qualcosa di anomalo, quasi sospetto, da analizzare e decifrare a ogni costo. La reazione dice più del comparto che della scelta: incapace di accettare che chiudere possa essere solo una decisione legittima, non un caso da risolvere

di Simone Rosti
13 febbraio 2026 | 19:27
Il Lido 84 e l’illusione che il successo debba durare per sempre
Il Lido 84 e l’illusione che il successo debba durare per sempre

Il Lido 84 e l’illusione che il successo debba durare per sempre

Un ristorante stimato, con pubblico, conti solidi e riconoscimenti, decide di fermarsi e il dibattito esplode come se fosse accaduto qualcosa di anomalo, quasi sospetto, da analizzare e decifrare a ogni costo. La reazione dice più del comparto che della scelta: incapace di accettare che chiudere possa essere solo una decisione legittima, non un caso da risolvere

di Simone Rosti
13 febbraio 2026 | 19:27
 

La chiusura del Lido 84, il ristorante dei fratelli Camanini, ha scatenato un dibattito che dice molto più del comparto che del ristorante stesso. Parliamo di un locale amato, frequentato, pluricelebrato. Un ristorante che funzionava, che aveva riconoscimenti, pubblico, conti in ordine. Proprio per questo, la sua chiusura è diventata improvvisamente un caso, quasi un’anomalia da sezionare. E allora via con le ipotesi fra dinamiche nascoste e retroscena mai confermati. Un esercizio collettivo che appare sproporzionato.

Il messaggio sui social dei fratelli Camanini

«Ci teniamo ad informarvi che il 22 marzo 2026 sarà l’ultimo giorno di servizio del ristorante Lido 84.

Questa magnifica avventura, iniziata il 21 marzo 2014, è stata ricchissima di emozioni, di soddisfazioni umane e professionali, e di prestigiosi traguardi. Desideriamo ringraziare tutti coloro che si sono seduti ai nostri tavoli e che, nel corso degli anni, ci hanno stimolato ed aiutato a crescere.

Siamo riconoscenti a tutti i collaboratori e fornitori che durante questo periodo hanno svolto un grande lavoro dietro le quinte, con qualità, continuità e lealtà. Guidati da un forte senso del dovere come valore primario, contribuendo a costruire questo magnifico viaggio.

Ma, soprattutto, ringraziamo quel centinaio di ragazzi dal cuore d’oro che si sono avvicendati nel corso di questi dodici anni, e che ci hanno seguito più da vicino, condividendo il nostro cammino... con la speranza di aver lasciato loro un significato valido per le loro vite e le loro passioni.

Chiudiamo questa avventura con serenità e gioia verso il futuro, aprendoci a nuove idee che possano un giorno diventare semi di un nuovo progetto. Lasceremo questo luogo incantevole, che rimarrà per sempre nei nostri cuori, nella speranza che possa continuare ad essere un’icona per il Lago di Garda e per il Made in Italy nel mondo.

Grazie, grazie, grazie!»

Anche il successo può pesare

Forse la spiegazione è molto più semplice e, proprio per questo, meno accettabile per un comparto che ama raccontarsi come epica permanente. Anche il successo stanca, anche il lavoro più ambito, più premiato, più invidiato, a un certo punto può diventare un peso. Succede ovunque, in ogni ambito professionale.

Il Lido 84 chiude in alto, non in crisi
Il Lido 84 chiude in alto, non in crisi

Ma nella ristorazione no: qui ogni gesto deve essere caricato di senso, ogni scelta trasformata in manifesto, ogni chiusura elevata a simbolo. Il punto, forse, è proprio questo: il fatto che un ristorante di altissimo livello chiuda pur avendo i conti in ordine viene percepito come eccezionale, e già questo dovrebbe far riflettere. Se la normalità economica è un evento raro, allora il problema non è la chiusura del Lido 84, ma l’idea distorta che il comparto ha di sé stesso.

Il bisogno di trovare sempre una causa

C’è poi un altro aspetto, più fastidioso: l’insistenza nel volerscoprireuna causa, nel pretendere una spiegazione pubblica, quasi che chi chiude debba rendere conto a un gran giurì. Come se il silenzio fosse una colpa, come se la scelta di non raccontarsi fosse un affronto. In realtà è solo una scelta, legittima e normale. Forse sarebbe salutare ridimensionare il racconto, tornare a una grammatica più semplice: i ristoranti aprono, si frequentano, si amano, chiudono.

Il Lido 84 non deve spiegazioni a nessuno
Il Lido 84 non deve spiegazioni a nessuno

A volte perché vanno male, a volte perché vanno troppo bene, a volte perché chi li ha creati decide che è tempo di fare altro. Senza che questo debba generare paginate di analisi e autopsie narrative. La sensazione è che la ristorazione, ancora una volta, dimostri una sopravvalutazione di sé stessa, sia quando tutto luccica sia quando qualcosa finisce. E forse il rispetto più grande, oggi, sarebbe proprio questo: accettare che una chiusura possa essere solo una chiusura. Non un caso, non un dramma collettivo. Chiudere quando le cose vanno bene, in fondo, è una forma di lucidità. Tutto il resto è rumore.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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