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Sagre, una "piaga" per la ristorazione La Fipe chiede nuove regole

Sagre, una
Sagre, una "piaga" per la ristorazione La Fipe chiede nuove regole
Pubblicato il 06 giugno 2010 | 15:30

Con l’avvicinarsi dell’estate, torna d’attualità il problema relativo alle sagre e manifestazioni di ogni genere che vengono organizzate dalle più disparate associazioni. Si tratta di manifestazioni organizzate in strutture precarie, con l’impiego di personale non regolarizzato e senza requisiti

Con l'avvicinarsi dell'estate, torna d'attualità il problema relativo all'organizzazione di sagre e manifestazioni di ogni genere che vengono organizzate dalle più disparate associazioni, che si svolgono sul territorio nazionale. Solo in pochissimi casi si tratta di eventi legati a ricorrenze radicate alle tradizioni locali, mentre la maggior parte delle stesse è organizzata a fini esclusivamente commerciali da operatori economici allo scopo di intercettare la domanda dei turisti. Si tratta, in genere, di manifestazioni organizzate in strutture precarie, con l'impiego di personale non regolarizzato e spesso senza requisiti professionali, senza preventiva autorizzazione sanitaria e con violazioni della disciplina fiscale.

Di qui l'entità della concorrenza sleale che tali manifestazioni portano agli esercizi pubblici che devono sostenere tutti i costi connessi al rispetto delle regole che sono per lo più ignorate dagli organizzatori di sagre e manifestazioni. Inoltre il malcontento della categoria è acuito dal fatto che mentre gli esercenti forniscono, specialmente nei piccoli centri, il servizio tutto l'anno, anche svolgendo un ruolo sociale, tali sagre si effettuano, per più giorni, solo nei momenti di concentrazione del turismo privando le imprese della clientela estiva.

Se, poi, alle sagre si aggiungono tutte le altre numerose forme di somministrazione diverse dal pubblico esercizio (circoli, agriturismi, eccetera) che, oltre tutto, fruiscono di regimi fiscali di favore fino alla totale esenzione da imposte dirette e indirette, comprende facilmente lo stato d'animo di oltre 250mila imprenditori che devono soffrire una concorrenza da soggetti che hanno strutture dei costi e degli adempimenti assolutamente più leggere.

Per questo ritengo che lo Stato non possa, soprattutto in questa contingenza economica, continuare a tollerare che la medesima attività sia gestita da soggetti con carichi fiscali diversificati. Sono certo, che laddove perdurasse il disinteresse del momento pubblico nei confronti delle giuste rivendicazioni degli esercenti, la Federazione italiana pubblici esercizi, si mobiliterà affinché vi sia l'applicazione delle normative vigenti anche nei confronti di chi organizza manifestazioni a scopi puramente commerciali.


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