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Mix di arte, natura e buona cucina Il turista del gusto cerca esperienze

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Pubblicato il 07 giugno 2010 | 10:48

Il vino da solo non basta, nemmeno il territorio, le ricchezze archeologiche e le popolazioni accoglienti. Occorre mettere insieme tutto per offrire un prodotto unico al turista moderno che non si priva della vacanza neppure in tempo di crisi, e vuole non solo i prodotti ma esperienze

ALBERESE (GR) - Progettare un nuovo corso per il turismo e le Strade del vino e dei sapori. Se ne è discusso ad Alberese (Gr), nel Parco della Maremma al Forum sul turismo enogastronomico delle Città del vino. A un decennio dall'avvio avventuroso dei percorsi enologici territoriali ci si pone, finalmente, il problema di come dare sostanza ad un fenomeno che rischia di impantanarsi nell'effimero, o quasi. A mezzo secolo dagli allarmi lanciati dal club di Roma, ci si pone ancora il dilemma: crescita o sviluppo? Applicato al vino e alla sua influenza sull'economia e non solo del territorio specifico, l'interrogativo diventa ancora più inquietante.



Il vino da solo non basta, nemmeno le strade, o il territorio o le ricchezze archeologiche e neppure le popolazioni accoglienti. Occorre mettere insieme tutto questo per offrire un prodotto e scommettere su di esso che, come ha felicemente affermato Maurizio Ninfa della Regione Sicilia, i cinesi non possono clonare perché è la sintesi territoriale di insieme di una unicità produttiva e non di una 'cosa”.

Il Forum organizzato dalla Federazione delle Strade del vino e dall'associazione nazionale Città del vino è partito da una base scientifica di tutto rispetto, l'ottavo Rapporto dell'osservatorio del turismo del vino presentato per la parte iniziale a Verona in occasione del Vinitaly, ed ora completato.

A illustrarlo con vivacità e precisione il curatore, Fabio Taiti. Il turismo enogastronomico - si è chiesto- è moda o tendenza? Ci dobbiamo accontentare di un fenomeno congiunturale o possiamo dargli consistenza e durata strutturale? Insomma, tutto ruota intorno ai limiti di una gestione a volte approssima di un fenomeno estremamente complesso.

«Il turismo enogastronomico - ha detto il presidente dell'Associazione delle Città del vino, Giampaolo Pioli, è da anni considerato una carta da giocare, ma non risulta mai vincente per mancanza di progettualità articolata e reale».

E sì che il settore quest'anno - come risulta dal rapporto dell'Osservatorio - è in controtendenza rispetto alla crisi. Manca, sempre secondo Taiti, la consapevolezza necessaria nelle strutture deputate alla gestione del fenomeno. Bisogna vendere o promuovere? E se vendere spetta alle aziende, promuovere tocca alle strutture pubbliche o consociative.

Il mercato turistico è oggi molto complesso, non si fa più condizionare solo dall'offerta; ora è il consumatore che detta le regole del gioco e la sfida è trovare una simbiosi tra questa domanda e l'offerta che altrimenti vaga in un mare in continua crescita di possibilità, virtuali, reali o improbabili e quindi difficili da agganciare.

Occorre quindi operare una scelta: prendere il presente e accontentarsi, con il rischio del declino,o innovare organizzando i diversi fattori in prodotto unico. Non sono tanto gli orientamenti dei mercati in sé quanto la capacità di modulare le risposte e offrire le soluzioni possibili. Il Forum in realtà avrebbe dovuto intitolarsi 'Non solo vino” dato che i percorsi prefigurati hanno visti preponderante la ricerca di un trasferimento politico, economico e culturale della problematica da prettamente agricola a fondamentalmente turistica.

Il passaggio è importante e si collega a una ripresa anche a livello governativo dell'interesse allo sviluppo di un settore turistico considerato erroneamente negli ultimi tempi come marginale. Non pochi degli intervenuti hanno messo l'accento sull'importanza della restaurazione di un ministero a cui chiedere di unificare gli sforzi che in sede locale si compiono per sviluppare un settore che rischia di passare in sofferenza.

Numerosi gli interventi - difficile citarli tutti - degli addetti ai lavori di varie regioni d'Italia. Significativo il richiamo realistico di Valentino Bega della Regione Emilia Romagna che sollecita incontri mirati, a tema, e non più convegni generalisti per arrivare alla definizione di percorsi condivisi. Concreto come sempre l'intervento di Donatrella Cinelli Colombini, assessore del comune di Siena che ha individuato una sorta di decalogo da applicare per le strutture del vino, strade o città che siano, affidato sopratutto a professionalità e uso delle tecnologie.

Tecnologie che hanno dominato una parte del convegno quando il francese Filippe Calamel ha presentato il progetto Odyssea Fim che riguarda Corsica, Toscana, Sardegna e Liguria in un futuristico piano di utilizzazione di porti da diporto per lo sviluppo del turismo territoriale. In pratica per stare nel territorio si arriva a Marina di Grosseto in barca si inforca una bicicletta e si va fino a Grosseto oggi, fino a Roselle tra qualche mese, in pace con la propria coscienza ecologica. E questo oggi nelle regioni citate, domani in tutti i porti diportisti del Mediterraneo.

Punto di forza è un sistema computerizzato di visualizzazione-informazione che permette di usufruire rapidamente e con estrema precisione di tutte le offerte del territorio. Il turismo oggi è sempre meno stanziale e per permettergli una mobilità occorre perfezionare le offerte e offrire varie alternative. Il problema, come è emerso anche dalle testimonianze degli ospiti francesi, spagnoli e ungheresi bisogna guardare a scenari di sviluppo fortemente innovativi. La domanda del consumatore moderno, che non si priva della vacanza neppure in tempo di crisi, è sempre più non solo di prodotti e di fattori ma di esperienze.


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