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La Fipe contro le liberalizzazioni:
«Danneggiano gli esercenti»

La Fipe contro le liberalizzazioni: «Danneggiano gli esercenti»
La Fipe contro le liberalizzazioni: «Danneggiano gli esercenti»
Pubblicato il 09 ottobre 2012 | 18:39

Sta per entrare in vigore l’articolo 62 del decreto sulle liberalizzazioni. La Federazione italiana pubblici esercizi non ci sta e chiede una proroga, spiegando i danni economici che questa norma produrrà ai piccoli imprenditori, così come alle più consolidate realtà della ristorazione collettiva

Inizia il conto alla rovescia per l'entrata in vigore dell'articolo 62 del decreto sulle Liberalizzazioni e Fipe torna a protestare. La federazione italiana pubblici esercizi ha preso carta e penna ed ha scritto al presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Monti, e ai ministri Passera (Sviluppo economico), Catania (Politiche agricole e forestali) e Balduzzi (Salute) per spiegare i danni economici che questa norma produrrà ai piccoli imprenditori esercenti, così come alle più consolidate realtà della ristorazione collettiva.

Il settore della somministrazione di alimenti e bevande sta vivendo momenti storici di crisi. Negli ultimi 18 mesi si è registrato un saldo negativo di 13mila aziende; gli esercizi in concessione in strade e aeroporti hanno subito le conseguenze dei cali di traffico; la ristorazione collettiva, infine, già messa in ginocchio dai ritardati pagamenti della Pubblica amministrazione ha anche subito l'affronto della spending-review con il taglio automatico dei corrispettivi del 5% o con la rideterminazione automatica del prezzo allineato ai valori stabiliti dall'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici. In questo contesto, l'articolo 62 renderà obbligatorio a chi acquista prodotti agricoli o alimentari rispettare tempi di pagamento determinati, pena multe pesantissime, anche d'ufficio.

Secondo Fipe, la norma presenta anche profili di incostituzionalità, perché regolamenta nello stesso modo situazioni oggettivamente diverse e sembra essere anche in contrasto con la direttiva comunitaria che prevede la derogabilità da parte dei soggetti contraenti.

Da qui, la necessità di Fipe di richiedere una proroga, motivata anche dalla mancata emanazione delle disposizioni di attuazione che non consente a centinaia di migliaia di imprese di affrontare i nuovi e gravosi adempimenti.


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Alberto Lupini


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