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Baratuciat, il bianco della Val di Susa Setoso ma con un finale amarognolo

Il Baratuciat è il vino bianco autoctono coltivato nella collina morenica di Almese, che non ha evidenziato alcuna corrispondenza genetica con altri vitigni dell’Italia nord occidentale, e dai sentori di mela verde

di Piera Genta
18 agosto 2013 | 14:22

Baratuciat, il bianco della Val di Susa Setoso ma con un finale amarognolo

Il Baratuciat è il vino bianco autoctono coltivato nella collina morenica di Almese, che non ha evidenziato alcuna corrispondenza genetica con altri vitigni dell’Italia nord occidentale, e dai sentori di mela verde

di Piera Genta
18 agosto 2013 | 14:22

Baratuciat, bianco autoctono della bassa val di Susa, coltivato soprattutto nella collina morenica di Almese, di cui si sono trovati riferimenti in un documento redatto dalla commissione ampelografica della provincia di Torino inserito nel Bullettino Ampelografico del 1877. Si tratta di una varietà particolare, sia per il nome locale, decisamente curioso che per la zona di coltivazione, esclusivamente circoscritta ai comuni di Almese, Villardora, Rubiana, Rosta e Buttigliera, nella bassa valle di Susa e allo sbocco di quest’ultima nella pianura.

Attualmente il vitigno si ritrova in ceppi sparsi in alcune vigne storiche ed in due vigneti di quasi un ettaro di superficie oggetto di un lavoro di studio e caratterizzazione sia agronomica che enologica dal dipartimento di Scienze agrarie, forestali e alimentari dell’università di Torino. L’analisi con marcatori molecolari del Dna non ha evidenziato alcuna corrispondenza genetica con altri vitigni dell’Italia nord occidentale.

L’uva di Baratuciat, che si conservava bene in fruttaio, era l’uva da mensa dell’autunno-inverno; talvolta se ne otteneva un gradevole passito. Le piante di Baratuciat sono vigorose e produttive, l’uva matura contemporaneamente all’Arneis. Se ne ricava un vino dal colore giallo oro con riflessi brillanti, al naso sentori di mela verde, in bocca setoso ed elegante con un finale amarognolo.

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