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Al Moscato di Scanzo la Docg
È la quinta in Lombardia

Primo Piano del 12 febbraio 2009 | 17:56

Il Moscato di Scanzo ha conquistato la Docg. La commissione ministeriale ha infatti accettato la richiesta dei produttori per passare dall'etichetta di Denominazione di origine controllata (ottenuta dal Moscato fin dal 2000) alla Denominazione di origine controllata e garantita. Con quella bergamasca - la prima del territorio - le Docg lombarde salgono così a 5 e comprendono Franciacorta, Oltrepò Pavese, Valtellina superiore e Sforzato. Riportiamo la notizia da www.ecodibergamo.it

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 La conferma è arrivata ieri, anche se a ufficializzare il riconoscimento sarà il decreto del ministero delle Politiche agricole previsto entro un mese e mezzo. Il Consorzio tutela Moscato di Scanzo, comunque, già esulta: il piccolo vino da meditazione bergamasco ha ottenuto il riconoscimento enologico più grande e cioè la Docg, la Denominazione d'origine controllata e garantita. Non è cosa da poco, considerando che le Docg italiane sono poco più di quaranta e che in Lombardia sono quattro: le bollicine della Franciacorta e dell'Oltrepò Pavese e i robusti rossi Valtellina superiore e Sforzato. La quinta Docg è quella, appunto, del Moscato di Scanzo e, ovviamente, è la prima bergamasca.
«è arrivato il parere favorevole della commissione ministeriale per l'esame delle Doc e delle Docg - dice il presidente del Consorzio, Paolo Bendinelli (nella foto sotto). Bisogna solo aspettare la pubblicazione del decreto ministeriale sulla Gazzetta ufficiale che avverrà tra un mese, un mese e mezzo».
«Quando abbiamo ottenuto la Doc nel 2002 - aggiunge euforico Corrado Fumagalli, direttore e segretario del Consorzio tutela Moscato di Scanzo - ci siamo diplomati, adesso, con la Docg, abbiamo ottenuto la laurea, avendo raggiunto il top dei riconoscimenti enologici».

Paolo Bendinelli Certo, pochi, qualche anno fa, avrebbero scommesso sul Moscato di Scanzo, considerato che negli anni Novanta al vino era stata negata la Doc ed era stata solo riconosciuta la dizione «Valcalepio passito Moscato di Scanzo», trattato cioè come un sottoprodotto del Valcalepio. Ma i viticoltori di Scanzo non si sono arresi e si sono costituiti in Consorzio per migliorare il prodotto e per ottenere la tanto agognata Doc, arrivata, come detto, nel 2002.
Oggi siamo addirittura alla Docg, concessa da Roma in quanto il vitigno Moscato di Scanzo è autoctono. Ma non solo per questo. Il ministero delle Politiche agricole in questi mesi ha effettuato una serie di sopralluoghi e accertamenti per verificare l'idoneità del vino da meditazione bergamasco; vi è stato il giudizio di una apposita commissione presieduta da Secondo Scanavino e costituita da dieci esperti enologi provenienti da tutta Italia; quindi la pubblica audizione in Camera di commercio. E da tutte queste verifiche non è arrivata alcuna obiezione, anzi i funzionari ministeriali guidati da Stefania Fedeli hanno elogiato i produttori di Scanzo per l'ordine, la pulizia e l'efficienza dei loro impianti.
Cosa cambia adesso con l'assegnazione della Docg? «Sul piano pratico - risponde Fumagalli - poco, nel senso che per noi l'obiettivo della Denominazione garantita era soprattutto una questione di prestigio. I produttori continuano a fare il loro lavoro come prima. Comunque il disciplinare è stato migliorato con alcune puntualizzazioni. Speriamo poi che ci siano degli effetti positivi nelle valutazioni delle guide e degli esperti Ais (sommelier) e Onav (assaggiatori)». Insomma, una Docg non si può più snobbare come forse si faceva fino a ieri.

 «L'assegnazione della Docg - aggiunge Bendinelli - è un riconoscimento a tutta la viticoltura bergamasca. Il Moscato di Scanzo è l'unico vitigno autoctono. Ma è anche una garanzia per il consumatore perché vi saranno più controlli sulla produzione e sulla filiera». Certo, contribuirà a far apprezzare questa minuscola Docg (è la più piccola d'Italia) e ancora, per certi versi, misconosciuta. E forse contribuirà a rendere più nota la zona collinare di Scanzorosciate. «Nell'ultimo decennio anche in Italia si è sviluppato l'enoturismo - dice Bendinelli - e quindi potrebbe avere una certa attrattiva questa piccola zona dove, nel raggio di qualche chilometro, sono concentrati tutti produttori». «A Scanzo - aggiunge Fumagalli - sono nati un albergo, alcuni ristoranti e sei aziende di agriturismo, e tutto per merito del Moscato».
Non manca, però, una preoccupazione: che la Docg faccia lievitare il prezzo del nettare di Scanzo. Bendinelli e Fumagalli escludono. In effetti, una bottiglia (da mezzo litro) costa già sui 25-30 euro. Per capirci, come prezzo, siamo ai livelli dello Champagne...

Pierluigi Saurgnani

www.ecodibergamo.it

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  Luca Daniel FerrazziFerrazzi: Da Bergamo la conferma della qualità dell'enologia regionale
Importante riconoscimento nazionale per il mondo vincolo lombardo. «Il Moscato di Scanzo - annuncia l'assessore all'Agricoltura, Luca Daniel Ferrazzi (nella foto) - ha ottenuto ieri in sede di Commissione ministeriale il riconoscimento di Docg. Con questo riconoscimento il vino prodotto nel comprensorio di Scanzorosciate, in provincia di Bergamo, diventa la quinta Docg della Lombardia. Si tratta di un'ulteriore conferma che la strada delle qualità che caratterizza il lavoro
dei nostri viticoltori è sempre più riconosciuta. La Lombardia ha quindi da oggi un motivo in più per essere fiera dei suoi vini. Dopo le bollicine di Franciacorta e Oltrepò Pavese, i grandi rossi di Valtellina con le Docg Sforzato e Valtellina Superiore è quindi il turno di un vino dolce e autoctono. Tutti portabandiera di un mondo, quello del vino lombardo, che vanta circa 15.000 addetti e una superficie coltivata 23.400 ettari. Va inoltre ricordato che tutto il vino prodotto in Lombardia ricade in zone a Denominazione d'origine».

Moscato di Scanzo: la Docg più piccola d'Italia
Il Moscato di Scanzo è un vino passito ottenuto esclusivamente dalla vinificazione delle uve provenienti dall'omonimo vitigno autoctono. Il processo di lavorazione delle uve è lungo e laborioso. Dopo la raccolta, le uve subiscono un appassimento per un periodo non inferiore ai 21 giorni per raggiungere un idoneo grado zuccherino e successivamente il vino ottenuto dalle uve appassite deve essere sottoposto ad un invecchiamento minimo di due anni.
La Docg Moscato di Scanzo si caratterizza per essere la più piccola d' Italia:  la zona di produzione è limitata a una porzione del Comune di Scanzorosciate (Bg) e i produttori sono 39, di cui 33 aderenti al Consorzio di Tutela. La superficie a vigneto non supera i 31 ettari, con una produzione vinicola di poco superiore alle 60.000 bottiglie all'anno.
«Pubblico ed esperti di settore - dichiara Ferrazzi - sono sempre più concordi nel riconoscere al vino lombardo una propria identità, che si conferma nella crescita di altre realtà emergenti, come quelle di Garda, Valcalepio, Colli Mantovani, del vino di Milano prodotto nel territorio di San Colombano, ma anche con le nuove Igt Ronchi Varesini e Igt Terre Lariane».
«L'impegno di Regione Lombardia - conclude Ferrazzi - è quello di continuare a supportare questa crescita generale dei propri distretti vinicoli, contribuendo a promuovere le etichette e allo stesso tempo far conoscere l'intera offerta dei territori dai quali questi grandi vini hanno origine. Un impegno che proseguirà nei prossimi mesi e per il quale è necessaria la collaborazione di tutti coloro che possono testimoniare al consumatore la qualità e l'identità dei nostri vini».


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