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Le distillerie contestano la Lega Solo rischi con la grappa fai da te

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Primo Piano del 05 maggio 2009 | 15:25

Cesare Mazzetti, presidente dell'Istituto nazionale grappa, lancia un allarmne contro la proposta di legge: ci sarebbero seri pericoli per la salute e nessun controllo. Gravi danni per le aziende e per l'immagine di un prodotto tipicamente italiano, e di qualità, riconosciuto anche dalla Ue

Cesare Mazzetti«I produttori, fino dalle prime fasi hanno accolto con grande scetticismo il ddl che di fatto renderebbe possibile la produzione casalinga di grappa, e ciò a prescindere dal mero interesse corporativo. Vi sono considerazioni relative agli aspetti sanitari, a quelli qualitativi (la Cee ha appena riconosciuto lo status di Indicazione geografica alla grappa e vi sono rigide regole produttive da rispettare) e infine a quelli fiscali». Cesare Mazzetti (nella foto), presidente dell'Istituto nazionale grappa non ha dubbi nel contestare la proposta di legge in discussione al Senato su proposta della Lega.

«Le variazioni introdotte al testo originario sembrano - ha aggiunto - in parte affrontare il primo aspetto, anche se una autorizzazione sanitaria iniziale non garantisce certo la salubrità di ogni partita: la grappa, come altri distillati, deve infatti essere distillata correttamente per eliminare il rischio che contenga l'alcol metilico, dannosissimo per la salute umana. Per garantire l'assenza di questo ed altri componenti, tutti i distillatori sono obbligati a sottoporre ogni partita ad analisi presso laboratori esterni, e i Laboratori delle Dogane. Ciò non è previsto nel testo di legge presentato in discussione, e restano quindi enormi perplessità su come farà lo Stato a garantire ai consumatori la qualità delle grappe fai da te. Vi è poi il tema della qualità: senza controlli, come si potrà permettere che produttori fai-da-te possano utilizzare la Indicazione geografica di grappa, protetta dalla Comunità europea, per una bevanda della quale non è dato nemmeno di sapere come sia stata prodotta? Il rischio è quello di mettere a repentaglio, per poche partite di liquido imbevibile e maleodorante, la reputazione di una intera produzione tipica italiana».

 «E non ci si venga a dire - ha aggiunto Mazzetti - che ciò viene fatto per proteggere tradizioni locali che altrimenti andrebbero perdute: nella realtà le tradizioni locali sono tramandate, spesso da secoli e certamente da generazioni, dalle famiglie degli artigiani che oggi conducono la maggior parte delle distillerie di grappa operanti in Italia: non si pensi ai grappaioli come industriali, magari alla guida di grandi e complesse aziende, oltre l'ottanta per cento dei produttori infatti è dislocato nel settore subalpino italiano, e la loro produzione ha i caratteri e le dimensioni di vera, tradizionale artigianalità. Ma tutti posseggono le loro regolari autorizzazioni, e sottopongono il prodotto ai previsti controlli, pagando le dovute accise».

«Coloro i quali distillano clandestinamente - ha concluso il presidente dell'Istituto nazionale della grappa - che questo ddl vorrebbe regolarizzare, sono oggi operatori che in realtà hanno operato e operano illegittimamente, e in effetti non ci sembra che premiare questi individui, permettendo loro una produzione senza controlli, sia davvero una buona idea. E non è buona nemmeno sotto il profilo fiscale: non si vede infatti come si possano esentare questi produttori dal corrispondere gli 8 euro di accisa che graverebbero su ogni litro di grappa; ci viene detto che si tratta di pochi litri e destinati ad omaggi, ma 50 litri anidri, quindi mediamente 250 bottiglie di grappa per produttore sono davvero pochi? l consumo annuo per famiglia è inferiore ai due litri annui! E poi, siamo sicuri che vengano davvero omaggiati?».

«Se consideriamo che la norma è rivolta anche al consumo "gratuito" presso gli agriturismi - conclude Mazzetti - sappiamo bene che in questi luoghi il conto di un pranzo include spesso anche l'offerta del digestivo "gratuito" (e poi, i distillatori questi 8 euro di accisa li pagano anche sugli omaggi, e persino sulla quantità che spillano dall'alambicco per verificare se il prodotto è buono). Alla fine, si tratterebbe di sottrarre all'erario somme ingenti, difficilmente quantificabili ma sulle quali non ci sembra opportuno minimizzare».

A questo proposito lascia molto perplessi il fatto che sembra si voglia esentare a tutti i costi queste migliaia di 'clandestini” dal pagamento di un'imposta, quando esiste già l'Art.12 Comma 5 del Regolamento 153/2001, il quale appositamente prevede un pagamento in misura forfetaria e ridotta per le micro-produzioni di bevande alcoliche fino a 300 litri/anno.

 

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