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Brexit all'ultimo morso. La beffa dei regolamenti, rischia (per un panino) il Made in Italy

Un caso di cronaca sul confine olandese, con il sequestro di diversi generi alimentari a camionisti e viaggiatori provenienti da Oltremanica, rischia di trasformare gli accordi in farsa .

 
12 gennaio 2021 | 15:44

Brexit all'ultimo morso. La beffa dei regolamenti, rischia (per un panino) il Made in Italy

Un caso di cronaca sul confine olandese, con il sequestro di diversi generi alimentari a camionisti e viaggiatori provenienti da Oltremanica, rischia di trasformare gli accordi in farsa .

12 gennaio 2021 | 15:44
 

Covid? Brexit? Economia depressa? Rapporti geopolitici? Niente di tutto questo. A mettere in crisi le relazioni anglo-europee potrebbe essere un semplice panino al prosciutto, di quelli che si confezionano avvolti nel foglio di alluminio, giusto per sopportare i morsi della fame durante il viaggio verso il Vecchio Continente, oltre le scogliere di Dover. A tanto è arrivata la burocratizzazione dei rapporti fra Gran Bretagna e Unione Europea. Che ora rischia di mettere a repentaglio accordi commerciali per 3,4 miliardi di euro e scoraggiare, per eccessive scartoffie e complicazioni, chi fra i sudditi di sua maestà volesse concedersi un morso a due fette di pane imbottite di Prosciutto di Parma, San Daniele e dei migliori prodotti agroalimentari italiani.

Brexit, GB e Ue all'ultimo morso Export Italia a rischio per un panino

Il sequestro olandese
Come riportato da Coldiretti, alcuni funzionari doganali olandesi si sono resi protagonisti della confisca di panini al prosciutto e altro cibo a viaggiatori e camionisti provenienti dal Regno Unito sulla base delle norme post-Brexit. Secondo gli accordi internazionali, infatti, dal 1° gennaio 2021 non è più possibile portare nell'Ue i cosiddetti Poao (Prodotti di origine animale) come quelli contenenti carne o latticini sulla base del rispetto delle elevate norme sanitarie e fitosanitarie (Sps) dell’Ue. Un episodio che, di questi tempi tesi, rischia di diventare un casus belli sufficiente a mettere a rischio le potenzialità del Made in Italy agroalimentare Oltremanica, unico settore cresciuto nel 2020 (+1%) nonostante la fase recessiva determinata dalla pandemia. Ma allo stesso modo, rischia di trasformare in farsa tutto il balletto che lega i destini del mercato unico europeo alla scelta maturata nel 2016 dai britannici.

Rischi per l'Italia
Una farsa che non tiene conto dei fatti. La Gran Bretagna si classifica al quarto posto tra i partner commerciali del Belpaese per cibo e bevande dopo Germania, Francia e Stati Uniti. Dopo il vino, che complessivamente ha fatturato nel 2019 sul mercato inglese quasi 771 milioni di euro (spinto dal Prosecco Dop), al secondo posto tra i prodotti agroalimentari italiani più venduti in Gran Bretagna ci sono i derivati del pomodoro, ma rilevante è anche il ruolo della pasta, dei formaggi, dei salumi e dell’olio d’oliva. Insomma, molto più che un semplice panino imbottito.

Eppure, proprio la singolarità (per non dire paradossalità) della cronaca riaccende il faro su tutte le lacune di un accordo, quello fra Gran Bretagna e Unione Europea, che rischia di ingessare l’economia in un momento in cui c’è bisogno di tenere accesa ogni minima fiammella di produttività e redditività. Il rischio è che, concentrandosi sul panino e il suo contenuto, si finisca col penalizzare un intero comparto già gravato da una legislazione sfavorevole alle esportazioni agroalimentari, come l’etichetta nutrizionale a semaforo sugli alimenti che si sta diffondendo in gran parte dei supermercati inglesi e che boccia con bollino rosso ingiustamente quasi l’85% del Made in Italy a denominazione di origine (Dop), compresi prodotti simbolo del Made in Italy dall’extravergine di oliva al prosciutto di Parma, dal Grana Padano al Parmigiano Reggiano.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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