Chi ha un cane farebbe bene a fermarsi un attimo e controllare cosa ha in dispensa. Il ministero della Salute ha infatti disposto il richiamo di un lotto di crocchette per cani a marchio Radames, vendute nei supermercati Eurospin, invitando i proprietari a sospendere subito l’uso del prodotto e a restituirlo al punto vendita. Si tratta, nello specifico, della confezione da 10 kg, lotto 5286, oggetto di un controllo ufficiale che ha rilevato la presenza di aflatossina B1 oltre i limiti di legge. Al momento non risultano segnalazioni di malessere negli animali, ma l’indicazione è chiara: prudenza massima e stop immediato alla somministrazione.

Aflatossine nelle crocchette per cani: richiamato un lotto Radames
Il richiamo e le indicazioni per i consumatori
Entrando nel dettaglio, il prodotto è stato realizzato da Gheda Mangimi Srl e l’avviso di richiamo è stato pubblicato lo scorso 9 gennaio sul portale del Ministero. Come avviene in questi casi, i consumatori possono ottenere rimborso o sostituzione semplicemente riportando le crocchette in negozio, anche senza scontrino. Un passaggio che rientra nella normale procedura di tutela, ma che riaccende l’attenzione su un tema spesso sottovalutato: la sicurezza del pet food, ormai parte integrante delle abitudini alimentari quotidiane e sottoposta a controlli non molto diversi da quelli previsti per gli alimenti destinati all’uomo.
Che cosa sono le aflatossine e i rischi per i cani
Tornando alle aflatossine, trattasi di tossine naturali prodotte da alcune muffe, in particolare del genere Aspergillus, che possono svilupparsi su cereali e mangimi quando si verificano condizioni favorevoli come umidità elevata e temperature alte. Non sono un’eccezione rara né un incidente isolato: per questo esistono soglie legali molto rigide, superate le quali scatta automaticamente il richiamo. Il problema non è l’assunzione occasionale, quanto piuttosto l’esposizione nel tempo, che può avere conseguenze serie sull’organismo.
Le aflatossine in breve
Le aflatossine sono micotossine naturali prodotte da muffe del genere Aspergillus, in particolare Aspergillus flavus e Aspergillus parasiticus. Possono contaminare cereali e mangimi destinati agli animali, soprattutto in presenza di elevata umidità e temperature alte durante coltivazione o stoccaggio. Nei cani, l’assunzione prolungata è associata a danni epatici e disturbi gastrointestinali. Le stesse tossine possono entrare anche nella dieta umana attraverso alimenti come mais, frutta secca e spezie. L’aflatossina B1 è considerata cancerogena e resistente al calore, motivo per cui la normativa impone limiti molto stringenti e controlli costanti.
Per i cani, il rischio riguarda soprattutto il fegato, organo particolarmente sensibile a queste sostanze. L’ingestione prolungata di aflatossine può provocare danni epatici, disturbi gastrointestinali, perdita di appetito e, nei casi più gravi, intossicazioni anche severe. Ecco perché, anche in assenza di sintomi immediati, le autorità sanitarie invitano a non sottovalutare mai questo tipo di contaminazione: i segnali possono comparire lentamente e quando emergono il danno è già in corso.
Le aflatossine oltre il pet food
Vale la pena ricordare che le aflatossine non riguardano solo il pet food. Possono essere presenti anche negli alimenti destinati all’uomo - cereali, frutta secca, spezie e mais - soprattutto quando la filiera produttiva o le condizioni di conservazione non sono adeguate. Per questo i controlli sono continui e i limiti fissati dalla normativa tra i più bassi a livello internazionale: si tratta infatti di sostanze con un potenziale cancerogeno riconosciuto, che impongono un’attenzione costante lungo tutta la catena alimentare.

La frutta secca - come cereali, spezie e mais - è esposta alla contaminazione da aflatossine
Nell’uomo, come nei cani, l’impatto riguarda prima di tutto il fegato. Un’assunzione ripetuta nel tempo è associata a un aumento del rischio di tumore epatico, mentre quantità elevate possono causare intossicazioni acute con sintomi come nausea, disturbi gastrointestinali e malessere diffuso. Il problema, però, è spesso silenzioso: l’esposizione cronica a basse dosi non dà segnali immediati, ed è proprio questa gradualità a rendere le aflatossine un tema centrale per la sicurezza alimentare, tanto per gli animali quanto per l’uomo.