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venerdì 23 gennaio 2026  | aggiornato alle 05:05 | 116948 articoli pubblicati

Indicazioni Geografiche: perché valgono più di un marchio di qualità

Le Ig legano produzione, territorio e comunità in un sistema che crea reddito, rafforza le filiere locali e rende i luoghi riconoscibili e visitabili, trasformando il cibo in una leva concreta di economia e turismo

 
22 gennaio 2026 | 10:52

Indicazioni Geografiche: perché valgono più di un marchio di qualità

Le Ig legano produzione, territorio e comunità in un sistema che crea reddito, rafforza le filiere locali e rende i luoghi riconoscibili e visitabili, trasformando il cibo in una leva concreta di economia e turismo

22 gennaio 2026 | 10:52
 

Nelle denominazioni c’è di tutto, forse anche troppo e non sempre di grande interesse, ma le «Ig (Indicazioni Geografiche) non sono solo un marchio di qualità, ma pure un motore strategico di sviluppo territoriale capace di generare valore economico e attrattività turistica». Ne è convinto Alessandro Beduschi, assessore all’Agricoltura di Regione Lombardia e presidente di Arepo (Associazione delle regioni europee con prodotti d’origine). Nei giorni scorsi è intervenuto a Bologna al convegnoBello, buono e di qualità. La Food Valley d’Europa tra strategia agroalimentare, turismo e Dop Economy”.

Indicazioni Geografiche: perché valgono più di un marchio di qualità

Non solo denominazioni: le Indicazioni Geografiche come leva economica e culturale

Il valore economico e politico delle Indicazioni Geografiche

Le Indicazioni Geografiche rappresentano uno dei maggiori successi delle politiche europee, fondate su un legame indissolubile tra prodotto, territorio e comunità. Un modello di sviluppo che trova nelle Regioni un esempio emblematico. Le denominazioni hanno un ruolo centrale e nel nostro Paese valgono oltre 20 miliardi di euro, di cui 2,9 solo in Lombardia, che vanta un primato assoluto nel comparto lattiero-caseario. Ampio spazio è stato dedicato al futuro Piano d’azione europeo per le Indicazioni Geografiche, annunciato per il 2027 dal commissario europeo all’Agricoltura Christophe Hansen. «Ci aspettiamo un Piano ambizioso - ha detto Beduschi - non un semplice elenco di misure tecniche, ma una visione politica che riconosca nelle Ig uno strumento chiave per la competitività sostenibile, la coesione territoriale e l’identità culturale dell’Europa».

Indicazioni Geografiche: perché valgono più di un marchio di qualità

Il commissario europeo all’Agricoltura Christophe Hansen

Tra le priorità indicate, il rafforzamento della tutela contro frodi e imitazioni, il sostegno concreto ai produttori e alle filiere, una maggiore integrazione tra Indicazioni Geografiche e turismo, la valorizzazione del contributo delle Ig alla sostenibilità ambientale e alla tutela della biodiversità, oltre a investimenti su giovani, competenze e ricerca. Insomma, il futuro delle denominazioni passa anche dalle scelte ipotizzate nel prossimo quadro finanziario pluriennale e sulla Politica agricola comune (Pac).

De.Co., tutela delle identità locali e il pensiero di Veronelli

Senza dimenticare le De.Co. (denominazioni comunali), un altro strumento per proteggere e valorizzare le tradizioni locali. «Sbaglia - ha dichiarato al Giornale di Brescia il gastronomo e scrittore Marino Marini - chi pensa alle De.Co. in termini esclusivamente gastronomici, travisando il pensiero originale di Luigi Veronelli che intendeva tutelare, con un’ordinanza del sindaco, un prodotto, un lavoro artigianale, una manifestazione popolare».

Montasio Cattel

L’obiettivo era e resta invece quello di salvaguardare le testimonianze di un tempo che rischiano di andare perdute, soprattutto quelle alimentari. Da ricordare che per istituire le De.Co. ogni singolo comune deve adottare un’apposita delibera, un registro e un regolamento al fine di recuperare le tradizioni, nel rispetto delle normative vigenti, e renderle sostenibili e sicure.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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