Menu Apri login

Quotidiano di enogastronomia, turismo, ristorazione e accoglienza
venerdì 23 gennaio 2026  | aggiornato alle 17:10 | 116971 articoli pubblicati

Ristorante vegano rifiuta di scaldare omogeneizzato di carne: scoppia il dibattito

Il rifiuto di un ristorante vegano, il Pangolino di Casale Monferrato, di scaldare un omogeneizzato di carne per un neonato accende il dibattito su norme Haccp, identità dei locali, etica, buon senso e responsabilità nella ristorazione. La titolare Alice Giacobone afferma: «Nel ristorante vegano, in cucina, la carne non entra», raccontando l'accaduto e difendendo le scelte del locale tra critiche e sostegno online

23 gennaio 2026 | 08:56
Ristorante vegano rifiuta di scaldare omogeneizzato di carne: scoppia il dibattito
Ristorante vegano rifiuta di scaldare omogeneizzato di carne: scoppia il dibattito

Ristorante vegano rifiuta di scaldare omogeneizzato di carne: scoppia il dibattito

Il rifiuto di un ristorante vegano, il Pangolino di Casale Monferrato, di scaldare un omogeneizzato di carne per un neonato accende il dibattito su norme Haccp, identità dei locali, etica, buon senso e responsabilità nella ristorazione. La titolare Alice Giacobone afferma: «Nel ristorante vegano, in cucina, la carne non entra», raccontando l'accaduto e difendendo le scelte del locale tra critiche e sostegno online

23 gennaio 2026 | 08:56
 

Un episodio avvenuto a Casale Monferrato ha generato un dibattito molto acceso sul rapporto tra ristorazione vegana, sicurezza alimentare ed esigenze familiari. Al centro della vicenda, il ristorante vegano Il Pangolino, gestito da Alice Giacobone, che ha rifiutato di scaldare in cucina un omogeneizzato di carne portato dall’esterno per un neonato di sei mesi nel corso di un pranzo avvenuto lo scorso 31 dicembre. Da lì è nato un alterco dai toni abbastanza accesi tra i clienti e la ristoratrice, che è proseguita poi sui social con grande eco mediatico.

Alice Giacobone, chef e proprietaria de Il Pangolino a Casale Monferrato (Al)
Alice Giacobone, chef e proprietaria de Il Pangolino a Casale Monferrato (Al)

Da un lato la Giacobone, che ribadisce la correttezza del suo operato, basato su ragioni etiche ma anche disciplinari (Haccp che vieta l’introduzione in un ristorante di cibi dall’esterno). Dall’altra gli avventori, tra cui alcuni dei protagonisti diretti di questa vicenda, che non hanno risparmiato critiche durissime alla ristoratrice, per mancanza di umanità, buon senso e anche per il suo comportamento sopra le righe.

Tra etica e sicurezza alimentare: il rifiuto di Alice Giacobone

«Sono stufa di leggere commenti assurdi, haters che esagerano senza conoscere la realtà. La mia versione è chiara: nel ristorante vegano, in cucina, la carne non entra. Vale anche per il rispetto delle regole igienico-sanitarie e per i prodotti non tracciati».

L'esterno del ristorante Il Pangolino di Casale Monferrato
L'esterno del ristorante Il Pangolino di Casale Monferrato

Secondo Giacobone, il nodo principale resta la questione etica: «Per me prevale la questione etica, voler far entrare un omogeneizzato di carne in un ristorante vegano per me è una provocazione. C’è stata una mancanza di rispetto assurda. Il discorso dell’acqua calda, da portare al tavolo in un pentolino, poteva essere una soluzione, ma non è quello il punto: mi hanno chiesto più volte di scaldare la pappa in cucina, e alla mia risposta sono subito arrivati appellativi come “talebana psicopatica”».

La gestione del conflitto con i clienti

Alice racconta come la situazione sia degenerata: «Dopo essere stata definita in quel modo, non volevo più avere queste persone nel mio locale. Non offrivo alternative, né acqua calda: offrivo solo la porta d’uscita. Stop».

Riguardo alla possibilità di fornire acqua calda sul tavolo: «Se avessero accettato di scaldare l’omogeneizzato da soli, lo avrei permesso. Il problema era che insistevano affinché lo facessi in cucina, come fanno in altri ristoranti. E su questo hanno poi cambiato versione nei commenti, scrivendo che chiedevano l’acqua calda al tavolo».

Alice Giacobone col marito Simone Buson, insieme gestiscono Il Pangolino
Alice Giacobone col marito Simone Buson, insieme gestiscono Il Pangolino

La Giacobone sottolinea il comportamento dei clienti: «Il bambino veniva strumentalizzato come marionetta per influenzare gli altri tavoli. Poteva benissimo mangiare la pappa a temperatura ambiente. Non ci si può sempre aspettare che sia il ristoratore a gestire tutte le esigenze alimentari del figlio altrui. In questo caso non abbiamo potuto prevedere una soluzione adeguata: sono arrivati con una prenotazione fatta pochi minuti prima e hanno insistito oltre ogni ragione».

Reazioni e accuse di aggressività

Riguardo alle accuse di aver urlato, Giacobone chiarisce: «Non urlavo. Ho alzato i toni perché ero esasperata. Mi hanno dipinta come psicopatica, ma c’erano testimoni che confermano. Era come se fossimo finiti in una compagnia teatrale: tutto è stato esagerato».

Le misure adottate dopo la polemica

Col senno di poi, Alice spiega come avrebbe gestito la situazione: «Ho acquistato degli omogeneizzati vegetali, così posso offrirli ai clienti che hanno bambini piccoli. Così si evitano conflitti senza compromettere la mia cucina. Rimango convinta: nella mia cucina non entra nulla di origine animale».

Un dettaglio della sala del Pangolino di Casale Monferrato (Al)
Un dettaglio della sala del Pangolino di Casale Monferrato (Al)

Riguardo all’acqua calda: «Non avrei problemi a fornirla sul tavolo. Ma la legge non è chiara: ci sono norme igienico-sanitarie su tutto ciò che entra in cucina, ma non leggi precise su questo punto. È sempre una zona grigia».

«Ho anche seguito un corso di sicurezza alimentare con un avvocato, che ha spiegato che il ristoratore è responsabile di ciò che accade all’interno del locale, e di essere bene attenti a tutto ciò che entra. È importante prevenire ogni rischio. Poi è ovvio che per un bambino si cerca di venirsi incontro».

La rigidità estera vs la tolleranza italiana

«All’estero, le regole sono molto rigide: non entra nulla dall’esterno, neanche un piccolo alimento. Qui in Italia, invece, la ristorazione deve fare i conti con clienti esigenti e situazioni complesse: si vedono torte portate da casa, alimenti inseriti nelle pizze e altre pratiche “fai da te”. La legge chiara non c’è, ma il ristoratore può, come ho fatto io, apporre cartelli che vietino l’introduzione di cibi e bevande dall’esterno, per qualsiasi uso e destinazione».

Montasio Cattel

«Ho voluto spiegare questo anche perché, essendo un ristorante vegano, mi è già capitato che clienti portassero cibi esterni senza motivo apparente. Mi dicono “oggi io non mangio vegano, loro sì”, ma succedono cose veramente assurde. Per questo motivo, ho acquistato omogeneizzati vegetali da tenere sempre in dispensa e da offrire quando serve. Col senno di poi, se avessi avuto questo tipo di prodotti li avrei sicuramente proposti, e non sarebbe successo nulla di tutto questo».

Norme igienico-sanitarie e responsabilità del ristoratore

Come afferma Alessandro Klun (collaboratore di Italia a Tavola e autore del libro "A cena con diritto" nonché esperto di questioni legali relative al mondo della ristorazione): «La vicenda è particolarmente complessa visto che coinvolge diritto ed emotività, ed è normale fare fatica a trovare una soluzione univoca. Limitandoci alle norme va escluso un obbligo giuridico per il ristoratore di scaldare cibi portati dall’esterno, introdurli in cucina, manipolarli o somministrarli. In base al Reg. CE 852/2004, sull’igiene alimentare, il ristoratore è responsabile di tutto ciò che entra e viene manipolato nella sua cucina per cui introdurre e scaldare cibo proveniente dall’esterno, può comportare un rischio sanitario legittimamente evitabile».

Alessandro Klun, esperto di questioni legali del mondo della ristorazione
Alessandro Klun, esperto di questioni legali del mondo della ristorazione

«Anche le procedure Haccp - continua Klun - possono legittimamente vietare l’ingresso di alimenti esterni, la loro manipolazione o riscaldamento, qualsiasi attività non prevista dal piano di autocontrollo. L’art. 187 TULPS obbliga a fornire solo i servizi che il locale offre, non servizi che non rientrano nell’attività esercitata. Per come sappiamo essere andati i fatti, l’alternativa (acqua calda al tavolo) poteva essere una soluzione ragionevole, poi venuta meno, per l’escalation verbale. Resta evidente che ogni valutazione definitiva dipende dalla ricostruzione oggettiva e puntuale dei fatti».

Reazioni online e recensioni negative

Nei giorni successivi, come detto, la vicenda ha avuto un’ampia eco sul web. Le recensioni negative su TripAdvisor (poi rimosse dalla stessa piattaforma per l'eccesso di commenti, ma ancora visionabili su Google), sono molteplici, sia da parte di chi afferma di essere stato presente in sala, come il padre del neonato, sia da semplici utenti che hanno stigmatizzato l’accaduto.

Parallelamente, numerosi utenti e clienti abituali hanno espresso solidarietà ad Alice Giacobone, difendendo la scelta del locale e il rispetto delle regole igienico-sanitarie. «Molte recensioni negative provengono da persone che non sono mai venute al ristorante. È triste, ma non mi scoraggia. Il mio obiettivo resta gestire il ristorante vegano con etica, sicurezza e rispetto per tutti».

Il post su Facebook dove Alice Giacobone ha raccontato l'accaduto
Il post su Facebook dove Alice Giacobone ha raccontato l'accaduto

Inoltre, un gruppo di sostenitori ha organizzato un pranzo di solidarietà presso il locale. Parte del ricavato verrà devoluta a un rifugio per animali, rafforzando il legame tra l’identità del ristorante e l’impegno animalista.

Un caso che solleva interrogativi sul rapporto tra clienti e ristorazione

Il caso del ristorante Il Pangolino solleva interrogativi su etica, sicurezza alimentare e diritti dei clienti. La vicenda dimostra quanto possa essere delicato bilanciare norme igienico-sanitarie, e buon senso, ma anche una sorta di tensione tra libertà del ristoratore e aspettative dei clienti, aprendo un confronto più ampio sulla ristorazione in Italia e sulla gestione dei conflitti senza compromettere l’integrità della cucina.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
Voglio ricevere le newsletter settimanali


Molino Grassi
Hospitality
Ristorexpo
Fontina DOP

Molino Grassi
Hospitality
Ristorexpo

Fontina DOP
Bonduelle
Siggi