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mercoledì 28 gennaio 2026  | aggiornato alle 10:03 | 117037 articoli pubblicati

Cucina sartoriale e pochi coperti: i ristoranti che “festeggiano” San Valentino tutto l’anno

Da “Solo per due” ad “Attimi by Odd”, passando per “Rantan”, “Grand Love Milano”, “Bernardo Tavola Temporanea” e il ritorno di “Officina Cucina”, alcuni locali scelgono la riservatezza e trasformano ogni cena in intimità costante. Un modo sostanzialmente diverso di vivere la ristorazione: menu ad hoc, pochi ospiti e attenzione esclusiva

di Nicholas Reitano
Redattore
27 gennaio 2026 | 12:25
Quando i ristoranti “festeggiano” San Valentino tutto l’anno
Quando i ristoranti “festeggiano” San Valentino tutto l’anno

Cucina sartoriale e pochi coperti: i ristoranti che “festeggiano” San Valentino tutto l’anno

Da “Solo per due” ad “Attimi by Odd”, passando per “Rantan”, “Grand Love Milano”, “Bernardo Tavola Temporanea” e il ritorno di “Officina Cucina”, alcuni locali scelgono la riservatezza e trasformano ogni cena in intimità costante. Un modo sostanzialmente diverso di vivere la ristorazione: menu ad hoc, pochi ospiti e attenzione esclusiva

di Nicholas Reitano
Redattore
27 gennaio 2026 | 12:25
 

San Valentino (14 febbraio) è ormai alle porte e molte coppie si sono già attivate per trovare il ristorante giusto dove trascorrere una serata al lume di candela. In Italia, però, come nel mondo, esistono alcuni locali - pochi e ben definiti - in cui l’atmosfera di San Valentino non si limita a una sola data, ma accompagna l’esperienza durante tutto l’anno. Parliamo, sostanzialmente, di ristoranti che propongono pranzi e cene esclusivi, riservati a un numero ridottissimo di ospiti, in contesti intimi e appartati che non superano la dozzina di coperti: ad esempio, lo storico “Solo per due” di Vacone (Roma),  il nuovo “Attimi by Odd” di Bologna, “Rantan” di Trausella (Torino), “Bernardo Tavola Temporanea” di Pincara (Rovigo), “Grand Love Milano” e presto, come vi abbiamo anticipato, il ritorno di Officina Cucina a Ospitaletto (Brescia) di Andrea Mainardi.

Esistono dei ristoranti dove San Valentino dura tutto l’anno
Esistono dei ristoranti dove San Valentino dura tutto l’anno

Esempi di una ristorazione che sceglie consapevolmente la dimensione ridotta, puntando su pochi tavoli, menu curati e un rapporto diretto con l’ospite. Un modello che, salvo il caso unico e iconico di “Solo per due”, mantiene nella maggior parte dei casi prezzi non astronomici, soprattutto se confrontati con quelli di alcuni ristoranti stellati che, avendo più coperti, offrono un livello di esclusività e di relazione con il personale di cucina e di sala spesso inferiore, spesso ingessato.

Solo per due, il ristorante che ha fatto la storia 

Ma andiamo con ordine. La storia, e anche l’eccezionalità dell’esperienza (al costo di 1.000 euro a cena, dunque 500 euro a persona), obbligano a partire dal ristorante di Vaconefondato nel 1989 da Remo Di Claudio. La struttura che ospita il ristorante risale al secolo scorso ed è inserita in un contesto storico di grande suggestione: all’esterno, infatti, sono ancora visibili le vestigia di un’antica villa romana. Qui tutto ruota attorno a un solo tavolo, riservato esclusivamente a due persone per servizio. Non esistono né code né turni: ogni attenzione è concentrata sull’unica coppia presente. Una formula che lo ha reso famoso in tutto il mondo, fino a diventare negli anni un indirizzo imperdibile per gli innamorati. Il menu è basato su una scelta di ingredienti freschi selezionati ogni giorno in base alla stagione e al periodo.

Il tavolo del ristorante "Solo per due"
Il tavolo del ristorante "Solo per due"

La cucina proposta è rigorosamente italiana ed è accompagnata esclusivamente dai vini delle migliori cantine. Nel prezzo sono inclusi tutti i dettagli concordati al momento della conferma; restano esclusi soltanto champagne, vini particolarmente pregiati e composizioni floreali particolari. Abbiamo provato anche a contattare il ristorante per raccogliere qualche parola direttamente dai protagonisti, ma la risposta è stata chiara (e in linea con il loro spirito riservato): «Non rilasciamo più interviste da più di 20 anni (l’ultima è stata con Maurizio Costanzo nel 1997, ndr). La partecipazione ad articoli in riviste di ristorazione ha portato solo a una proliferazione di nostri cloni e ciò ci ha indotto a non rilasciare più interviste con riviste gastronomiche o di argomenti affini». Tradotto: l’amore si racconta solo a tavola. E, a quanto pare, con una certa diffidenza verso i riflettori.

Il più piccolo del mondo: il Kuappi in Finlandia

Un ristorante piccolissimo ed esclusivissimo sì, ma non il più piccolo del mondo. Il Guinness dei primati appartiene infatti al Kuappi, ristorante anch’esso riservato a una sola coppia, che si trova a Iisalmi, in Finlandia. La struttura occupa un’area di appena otto metri quadrati, di cui solo 3,6 all’interno. Per intenderci, immaginate un quadrato di quattro metri per quattro con un bancone, un tavolo per due persone e un piccolo bagno. Ecco. Per il resto, poi, è un ristorante come tutti gli altri, visto che serve insalate, hamburger, pesce, carne e funghi. Ma a questo punto la domanda è inevitabile: come fa a esserci una cucina in uno spazio così ridotto? Proprio per le dimensioni minime del locale, tutte le preparazioni vengono realizzate nel ristorante adiacente, l’Olutmestari, da cui i piatti vengono poi serviti al Kuappi.

Il Kuappi, il ristorante più piccolo del mondo
Il Kuappi, il ristorante più piccolo del mondo

Attimi by Odd, il salotto gastronomico di Bologna

Fatto questo excursus nelle zone vicine al Circolo Polare Artico, torniamo in Italia, più precisamente a Bologna. Di recente lo chef Lorenzo Coccovilli ha scelto di aprire un nuovo format negli spazi di Odd, progetto nato inizialmente come street food d’autore: parliamo di Attimi by Odd, un ristorante che conta tre dipendenti (Coccovilli compreso), quattro coperti, è aperto solo a cena (su due turni) e solo su prenotazione. La cena si svolge in 90 minuti al bancone dello chef, dove i piatti prendono forma davanti agli ospiti. Uno spazio intimo in cui la cucina si vive da vicino, senza formalismi, con la libertà di raccontare una storia diversa ogni sera. Due i menu proposti (da sei portate), di cui uno vegetariano, entrambi con wine pairing, per un prezzo che oscilla tra i 100 e i 150 euro.

Il tavolo con quattro posti di Attimi by Odd
Il tavolo con quattro posti di Attimi by Odd

«Con la parte street mi sentivo limitato nell’esprimere davvero quello che volevo. Il passo successivo è stato mettermi davanti al cliente, impiattare davanti a lui e costruire un percorso di degustazione capace di raccontare chi sono» ci ha raccontato lo stesso Coccovilli. A differenza dei table chef dei ristoranti stellati, spesso più impostati, l’idea è stata quella di fare un passo indietro sul piano formale e avanti su quello umano: «La cucina può essere anche ricercata nel pensiero, ma resta prima di tutto un’esperienza di condivisione». È nato così una sorta di salotto gastronomico: chef e ospiti si conoscono, si parla di cucina, di vita e di progetti. «È un momento a sé, quell’ora e mezza in cui il tempo si ferma davvero. È talmente esclusivo che è come se venissi a casa mia».

Lo chef Lorenzo Coccovilli all'opera
Lo chef Lorenzo Coccovilli all'opera

Se il citatoSolo per duesi rivolge inevitabilmente (per il prezzo) a una clientela alto spendente ed elitaria, qui il discorso è diverso e deve misurarsi con una realtà come Bologna, città prevalentemente universitaria e con un pubblico molto più trasversale. Essendo una nuova apertura, la questione è inevitabile: un ristorante così piccolo può essere sostenibile nel tempo? La risposta, per Coccovilli, è positiva: «È sostenibile nella misura in cui si riempie. Noi abbiamo quattro coperti a servizio, quindi otto persone al giorno. Io sono proprietario e chef: lavoro più del normale, ma lo faccio perché credo in questo progetto. Accanto a me ci sono altre due persone: un sommelier, che lavora solo durante le ore di servizio e quindi non è a tempo pieno, e un ragazzo in cucina che mi affianca con un contratto regolare. In questo modo, sì, riusciamo a stare in equilibrio».

Altri modelli di intimità: da Officina Cucina a Bernardo Tavola Temporanea

Un format per certi versi simile - ma forse meno orientato all’intrattenimento - a quello che lancerà nei prossimi mesi Andrea Mainardi, pronto a riaprire Officina Cucina dopo la chiusura nel 2018. Anche in questo caso l’idea ruota attorno a un unico tavolo, che potrà accogliere da due a dieci persone e non prevede alcun menu alla carta, ma un’unica esperienza di degustazione composta da dieci portate servite in successione. «Stesso format della prima versione, ma tante novità» ci ha anticipato lo stesso Mainardi nelle scorse settimane.

Lo chef Andrea Mainardi
Lo chef Andrea Mainardi

La stessa idea del tavolo unico ritorna anche in altre esperienze italiane. È il caso del Rantan di Trausella (Torino), progetto di Carol Choi e Francesco Scarrone, due cuochi contadini che hanno dato vita a una realtà capace di accogliere tutti gli ospiti attorno a un tavolo comune da una dozzina di posti. La proposta è un unico menu fisso, costruito sui prodotti dell’orto e su ingredienti stagionali coltivati direttamente in azienda, con un prezzo che si aggira intorno ai 55 euro.

Un solo tavolo si trova anche da Grand Love Milano, che punta sull’esclusività del ristorante privato: privacy totale, cuoco dedicato e menu, musica e carta dei vini personalizzabili. Il costo è di 100 euro a persona, a cui si aggiunge una quota fissa di 200 euro per la prenotazione. Diversa, invece, la formula di Bernardo Tavola Temporanea di Pincara (Rovigo). Qui l’esperienza si sviluppa su più tavoli, per un massimo di dieci persone a servizio, e ruota attorno al progetto di Laura Braggion e Danilo D’Alete, coppia nella vita e nel lavoro. Anche in questo caso la proposta è affidata a un menu unico (che unisce territorio, ricordi e creatività), al prezzo di 110 euro.

Una ristorazione che vive di tempo e relazione

Insomma, tutte esperienze diverse tra loro, ma unite dallo stesso filo conduttore: pochi posti, tempo dedicato e un rapporto diretto tra chi cucina e chi si siede a tavola. Ristoranti che trasformano la cena in un momento privato, quasi domestico, dove l’idea di San Valentino non resta confinata a una data sul calendario, ma diventa un modo di vivere la ristorazione tutto l’anno. Perché, in fondo, più che il lume di candela conta la sensazione di essere gli unici ospiti al mondo.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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