Nella Valle d’Astino prende avvio la realizzazione della prima tartufaia comunale, denominata Tartufaia della Valle della Biodiversità, un progetto che rafforza la vocazione naturalistica, educativa e culturale di una delle aree verdi più significative del territorio bergamasco. L’intervento sarà avviato nelle prossime settimane grazie all’ampliamento delle superfici concesse in comodato d’uso dalla Fondazione Mia, pari a 29.167 metri quadrati di aree boschive.

L'area dove sorgerà la tartufaia, nei pressi di Astino
Questi nuovi spazi saranno destinati a frutteto e bosco didattico, introducendo elementi dedicati alla tutela e alla valorizzazione della biodiversità locale, tra cui la tartufaia, concepita come strumento di conoscenza e sensibilizzazione ambientale.
L’ampliamento dell’Orto Botanico di Astino
La nuova tartufaia si inserisce in un percorso di crescita progressiva della sezione dell’Orto Botanico «Lorenzo Rota» di Astino, poco sopra Bergamo. Già nel 2015 la Fondazione MIA aveva concesso un primo appezzamento di 9.000 metri quadrati, seguito negli anni successivi da ulteriori ampliamenti di 2.880 e 11.646 metri quadrati. Nel 2017 è stato siglato un Accordo di Programma tra Regione Lombardia, Provincia di Bergamo, Comune di Bergamo, Parco dei Colli, Fondazione MIA, Congregazione della Misericordia Maggiore e Società Valle d’Astino, finalizzato alla ridefinizione delle destinazioni urbanistiche dell’intera valle.

I nuovi spazi saranno destinati a frutteto e bosco didattico, introducendo elementi dedicati alla tutela e alla valorizzazione della biodiversità locale
L’accordo ha previsto la concessione gratuita trentennale, rinnovabile, delle aree necessarie all’ampliamento dell’Orto Botanico e la disponibilità di 55.245 metri quadrati destinati a frutteti e fasce boscate a uso didattico-naturalistico. Nel 2021 il Comune di Bergamo ha proposto l’acquisizione di ulteriori 4.612 metri quadrati di area boscata, formalizzata nel 2022, mentre l’ampliamento del 2024 rappresenta l’ultimo tassello di questo percorso, integrando balze coltivate, Parco Apistico e la nuova tartufaia.
Il progetto della Tartufaia della Valle della Biodiversità
Il progetto nasce dalla collaborazione con l’Associazione Tartufai Bergamaschi e prevede la messa a dimora di 30 piante tartufigene micorizzate di un anno. Nel dettaglio, saranno piantate 16 piante micorizzate con tartufo scorzone o estivo (Tuber aestivum) e 14 piante micorizzate con tartufo nero pregiato (Tuber melanosporum), includendo specie autoctone come nocciolo, carpino nero, carpino bianco, roverella e leccio.
Le analisi chimico-fisiche del suolo hanno confermato un pH neutro-alcalino adatto alla coltivazione del tartufo. La preparazione del terreno prevede l’aggiunta di terriccio neutro-basico arricchito con carbonato di calcio proveniente dalla cava di Zandobbio, senza alterare la struttura naturale del suolo.
Infrastrutture leggere e irrigazione sostenibile
L’area della tartufaia sarà delimitata da pali in castagno scortecciato, posizionati secondo l’andamento naturale del terreno, e accompagnata da una siepe mista autoctona composta da specie come Crataegus monogyna, Viburnum opulus, Prunus spinosa e Berberis vulgaris.

Gabriele Rinaldi e i membri dell'Associazione Tartufai in ricognizione sull'area designata
Per i primi due anni è previsto un collegamento con l’impianto di irrigazione del Parco Apistico, con un sistema di irrigazione di soccorso a goccia, differenziato per siepi e alberi tartufigeni. L’investimento complessivo per i lavori ammonta a 7.000 euro, con l’intervento affidato all’impresa Paulonia.
Un progetto culturale e didattico
«E' un progetto che guarda lontano. I primi tartufi nasceranno tra almeno tre/cinque anni, ma è importante valorizzare anche nella nostra Valle della Biodiversità quella che è una tradizione bergamasca di nicchia ma che merita di essere conosciuta», dichiara l’assessora alla Transizione ecologica, Ambiente e Verde Oriana Ruzzini, sottolineando il valore educativo dell’iniziativa e la sua integrazione con i percorsi dell’Orto Botanico.
Anche il direttore dell’Orto Botanico, Gabriele Rinaldi, evidenzia la funzione divulgativa del progetto: «Un nuovo settore nella Valle della Biodiversità ci permette di parlare di tuberi alimentari speciali, i tartufi, e della loro biologia davvero interessante. Il nostro obiettivo non è produttivo ma culturale, educativo, di sensibilizzazione». La tartufaia sarà accompagnata da pannelli informativi, realizzati anche in collaborazione con l’Accademia di Brera, per raccontare i processi simbiotici, il ruolo degli animali nella diffusione delle spore e la complessità degli ecosistemi forestali.