Poche categorie del largo consumo risentono delle tensioni internazionali quanto il cioccolato. Le quotazioni del cacao sui mercati di New York e Londra, riferimento per l’intera filiera, hanno raggiunto nel giugno 2025 i 8.402 dollari a tonnellata, confermando un trend di forte crescita rispetto ai 4.443 dollari di inizio 2024, pur rimanendo sotto il picco di gennaio. Un contesto che ha messo sotto pressione l’industria, chiamata a gestire aumenti senza trasferirli integralmente sul prezzo finale.

Il cioccolato resiste alle tensioni internazionali nel largo consumo
Prezzi in aumento, ma contenuti a scaffale
Nonostante la corsa delle materie prime, nei principali mercati europei - Belgio, Paesi Bassi, Germania e Italia - i rincari medi al consumo si sono attestati intorno al 18,1% annuo, segno di un assorbimento parziale dei costi da parte dei produttori. Una dinamica che emerge dal «Cocoa Crisis Report» di YouGov, che analizza l’evoluzione del comparto e il comportamento dei consumatori in una fase di forte incertezza.
Una filiera sotto pressione
Alla base dell’aumento dei prezzi si intrecciano fattori climatici, difficoltà logistiche e squilibri dell’offerta globale. I raccolti ridotti in Ghana e Costa d’Avorio, uniti a malattie delle colture e a tensioni speculative, hanno trasformato il cacao da materia prima relativamente stabile a simbolo della fragilità delle filiere alimentari globali. I piccoli agricoltori hanno subito cali produttivi significativi, mentre l’industria europea e nordamericana ha dovuto fronteggiare costi in rapida ascesa.

Una raccolta di semi di Cacao in Ghana
Per difendere i margini, le aziende hanno fatto ricorso a strategie consolidate come riduzione delle grammature, razionalizzazione delle gamme e, in alcuni casi, riformulazioni con un minore contenuto di cacao o l’uso di grassi alternativi.
Private label e marche: prezzi che si avvicinano
Uno degli effetti più evidenti riguarda il riallineamento dei prezzi a scaffale tra marche industriali e private label. In Belgio, considerato un punto di riferimento per il cioccolato, le marche del distributore hanno registrato aumenti fino al 25%, mentre i brand premium si sono fermati intorno al 5%, ben al di sotto della media di categoria. Una differenza legata ai contratti di fornitura a breve termine tipici delle private label, che rendono più frequenti e marcati gli aggiustamenti di prezzo.
Il cioccolato come “bene rifugio” del piacere
Dal lato dei consumatori, il cioccolato continua a essere percepito come piacere accessibile, una piccola indulgenza a cui è difficile rinunciare anche in tempi di inflazione. In Europa le vendite mostrano una resilienza diffusa, sostenute da una forte componente emotiva.

Cresce l'acquisto di tavolette di cioccolato da parte dei consumatori italiani
In Italia la penetrazione complessiva della categoria ha raggiunto il 93%, con una crescita trainata dalle tavolette. Le famiglie hanno reagito ai rincari riducendo le quantità acquistate, ma aumentando la frequenza: nel 2025 il cioccolato è entrato nel carrello in media 14,2 volte l’anno, con una spesa annua superiore ai 72 euro. Una strategia che consente di contenere l’esborso per singolo atto d’acquisto senza rinunciare al consumo.
Stagionalità e tradizione resistono ai rincari
La componente emotiva risulta ancora più evidente nel cioccolato stagionale. Uova pasquali e prodotti natalizi mantengono un ruolo centrale nelle tradizioni familiari europee. In Belgio, nel 2024, a fronte di aumenti di prezzo superiori al 26%, la domanda è rimasta stabile o in lieve crescita. In molti casi i consumatori hanno scelto di orientarsi verso soluzioni premium, preferendo pagare di più piuttosto che modificare le proprie abitudini.

Una classica cioccolateria belga
Un futuro segnato dall’incertezza climatica
La crisi del cacao va oltre la contingenza dei prezzi e richiama questioni strutturali legate alla sostenibilità. Cambiamento climatico, degrado del suolo e parassiti mettono a rischio la produzione futura, mentre cresce l’attenzione pubblica sul tema della resilienza climatica, come evidenziato anche dal rapporto «Trend Reality 2025» di YouGov.
Per l’industria, la stabilità dei costi e la tenuta delle filiere diventano elementi centrali. L’inflazione, in questo quadro, non è solo un fenomeno congiunturale, ma il segnale di criticità profonde che coinvolgono produzione, approvvigionamento e aspettative dei consumatori.