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Test del carrello, il cassiere reintegrato non tornerà al Pam: sceglie l'indennizzo

Fabio Giomi, cassiere Pam reintegrato dopo il “test del carrello”, ha scelto di non rientrare al lavoro e chiudere il rapporto con l'azienda, optando per l’indennità di 15 mensilità a causa del clima post-sentenza

 
06 gennaio 2026 | 11:07

Test del carrello, il cassiere reintegrato non tornerà al Pam: sceglie l'indennizzo

Fabio Giomi, cassiere Pam reintegrato dopo il “test del carrello”, ha scelto di non rientrare al lavoro e chiudere il rapporto con l'azienda, optando per l’indennità di 15 mensilità a causa del clima post-sentenza

06 gennaio 2026 | 11:07
 

Fabio Giomi, cassiere 62enne della catena Pam, ha deciso di non rientrare al lavoro dopo la sentenza che ne aveva disposto la reintegrazione in seguito al controverso “test del carrello”. Il lavoratore ha scelto di chiudere definitivamente il rapporto con l’azienda, avvalendosi dell’opzione prevista dall’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, che consente di ricevere un’indennità sostitutiva pari a 15 mensilità per un licenziamento giudicato discriminatorio.

Test del carrello, il cassiere reintegrato non tornerà al Pam: sceglie l'indennizzo

Fabio Giomi (a sinistra) non rientrerà al lavoro nonostante il reintegro

Dopo la sentenza, il no al rientro

Dopo la decisione del tribunale del 29 dicembre, Giomi era stato richiamato in servizio il 31 dicembre. Ha però preferito non tornare, esprimendo preoccupazione per il possibile clima ostile sul luogo di lavoro. «Questa decisione nasce dai due mesi di alta tensione mediatica e personale che Fabio ha vissuto, con un conseguente deterioramento psicologico», spiega Mariano Di Gioia, segretario della Filcams Cgil di Siena a Il Fatto Quotidiano. «Ha valutato che il rientro non sarebbe avvenuto nelle migliori condizioni e ha preferito l’indennità risarcitoria».

Secondo il sindacato, la vicenda assume un valore che va oltre il singolo caso. «La sentenza conferma che il metodo usato da Pam non può essere applicato», sottolinea Di Gioia. «La scelta di Fabio non annulla il risultato sindacale: si tratta di un precedente giuslavoristico rilevante per tutta la grande distribuzione». Giomi, riferisce il sindacalista, avrebbe diverse proposte di lavoro in valutazione, ma intende prendersi un periodo di pausa.

Il “test del carrello” e le reazioni

Alla base del licenziamento c’era un controllo interno: un ispettore aziendale, fingendosi cliente, aveva occultato nel carrello prodotti di profumeria e confezioni di salmone, non rilevati alla cassa. Da qui la contestazione di una presunta grave inadempienza e il licenziamento immediato. L’episodio non era isolato e aveva innescato proteste tra i lavoratori e polemiche sui social, riportando al centro del dibattito i metodi di controllo nella grande distribuzione organizzata e il loro impatto sulle relazioni di lavoro nel settore food & beverage.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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