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Il caffè non può più essere venduto a meno di 1,50€: il bar che sta facendo discutere

Il Vice, bar di Curno (Bg) guidato da Mario Carrara, è finito al centro delle polemiche dopo l’annuncio sui social, tramite un video, dell’aumento del prezzo di una tazzina di espresso di 20 centesimi: una scelta che, come ci ha raccontanto, ha scatenato l’indignazione di tanti, prima ancora di qualsiasi conto

10 febbraio 2026 | 05:00
Il caffè non può più essere venduto a meno di 1,50€: il bar che sta facendo discutere
Il caffè non può più essere venduto a meno di 1,50€: il bar che sta facendo discutere

Il caffè non può più essere venduto a meno di 1,50€: il bar che sta facendo discutere

Il Vice, bar di Curno (Bg) guidato da Mario Carrara, è finito al centro delle polemiche dopo l’annuncio sui social, tramite un video, dell’aumento del prezzo di una tazzina di espresso di 20 centesimi: una scelta che, come ci ha raccontanto, ha scatenato l’indignazione di tanti, prima ancora di qualsiasi conto

10 febbraio 2026 | 05:00
 

Portare il prezzo dell’espresso a 1,50 euro. Una scelta che ha acceso un vero e proprio putiferio sui social, con quasi 700 commenti su Instagram in pochi giorni. È quanto accaduto a Il Vice di Curno, noto bar in provincia di Bergamo, dopo la pubblicazione di un video del titolare, Mario Carrara, diventato rapidamente virale. Una presa di posizione netta che, a giudicare dalle reazioni online, sta spingendo anche altri operatori del comparto a interrogarsi - e in alcuni casi a muoversi nella stessa direzione. «Chi è intelligente ed è capace di fare due conti, oltre a conoscere il valore culturale e sociale del caffè, mi ha dato ragione. Chi è ignorante mi ha detto che merito di chiudere» racconta, con parole dure e dirette, lo stesso Carrara a Italia a Tavola, spiegando le ragioni che lo hanno portato ad aumentare il prezzo della tazzina di 20 centesimi.

Il prezzo del caffè, il valore del servizio e l’illusione dei volumi

Alla base della scelta, però, non c’è soltanto l’aumento dei costi, ma un ragionamento più ampio sul valore reale del servizio: «Quando bevi un caffè al bar non stai pagando solo la polvere nel portafiltro - spiega. Stai pagando tutto quello che c’è dietro: la persona che te lo prepara, lo zucchero, la tazzina, la macchina, la manutenzione, la corrente». Un paragone, il suo, che va dritto al punto: «È come dal meccanico. Quando fai un tagliando paghi anche la manodopera. O sbaglio?».

Mario Carrara, titolare del bar Il Vice di Curno (Bg)
Mario Carrara, titolare del bar Il Vice di Curno (Bg)

C’è poi un luogo comune che Carrara sente ripetere spesso quando si parla di prezzi: basta vendere di più. Un ragionamento che, secondo lui, non regge alla prova dei numeri: «Se vendi una brioche con margini ridicoli e poi ti lamenti, sei un cretino. Una brioche decente oggi la paghi quasi un euro con Iva, e c’è chi la vende a 1,20 o 1,30. Poi fai i conti e non tornano, e alla lunga chiudi. Ma di cosa parliamo?». Pensare di tenere in piedi un locale semplicemente aumentando i volumi, per Carrara, è un’illusione: «Per stare davvero in piedi dovresti vendere 200 o 300 brioche al giorno. Ma quanti locali riescono davvero a farlo? Pochissimi, forse nemmeno quelli in centro città».

Colazioni, personale e sostenibilità economica

Nel suo caso, inoltre, ci tiene a sottolineare, il caffè non è nemmeno il core business. «Io ho altro, per fortuna: l’enoteca, il gin, il resto dell’offerta. La colazione, oggi, è sempre meno un’attività redditizia e sempre più un servizio: se arrivo a mezzogiorno in pareggio, sono già soddisfatto». Anche perché fare colazioni significa personale, turni lunghi e competenze specifiche: «Si parte alle sei del mattino, non alle otto. E poi tutti sappiamo quanto costa oggi una persona qualificata».

Accanto al tema economico, Carrara insiste poi anche su quello culturale: «Il caffè è il gesto italiano per eccellenza, ma per anni lo abbiamo trattato come una cosa senza valore. Era comodo l’euro, e l’euro è rimasto lì mentre tutto il resto cresceva». Un immobilismo che, secondo il barista bergamasco, ha finito per svilire lo stesso prodotto: «Ho provato anche a lavorare sulla qualità e sugli specialty. Ma sono percorsi che funzionano solo nei locali specializzati: lì il cliente sa cosa sta bevendo ed è disposto a pagare di più. In una caffetteria tradizionale, invece, proporre estrazioni, filtri e lavorazioni diverse spesso non viene capito e non trova riscontro». Un quadro che si inserisce in un contesto più ampio, già emerso anche da una recente e approfondita inchiesta di Italia a Tavola sullo stato del caffè in Italia, fra qualità media e cultura.

Prezzi fermi nel tempo e il confronto con l’estero

Ed è qui che Carrara tira in ballo l’estero, in modo volutamente provocatorio: «Fuori dall’Italia spesso neibarnormali l’espresso fa anche schifo, ma lo paghi tre euro senza fiatare. Qui invece, dove in media il caffè è fatto meglio, 1,50 sembra una follia». Da qui la sua conclusione: «Se fai un buon caffè, fatto bene, con attenzione alla scelta dei chicchi e alla pulizia delle macchine, 1,50 euro è un prezzo giusto, forse anche basso. È chiaro che se guardi indietro, agli 80 centesimi di una decina di anni fa o all’euro, sembra assurdo. Ma oggi paghi un aperitivo 10 o 15 euro e nessuno dice nulla».

Il bancone del bar Il Vice di Curno (Bg)
Il bancone del bar Il Vice di Curno (Bg)

A dimostrare quanto il prezzo del caffè sia rimasto artificialmente fermo nel tempo, Carrara richiama anche il paragone con il giornale, citato nel video diventato virale e appreso da un suo mentore. Storicamente, spiega, il prezzo dell’espresso ha sempre seguito quello del quotidiano: «Caffè e giornale, come mi ha fatto notare anni fa un mio mentore, sono sempre andati di pari passo. Se oggi un quotidiano costa più di 1,50 euro è perché nel tempo il suo prezzo è cresciuto insieme al costo della vita». Da qui la provocazione, che riporta il discorso sul piano dei costi reali: «Perché sul caffè questo ragionamento non vale? La manodopera non si paga? La macchina non si paga? La corrente non si paga?».

Un appello al settore: ridare valore (e dignità) al caffè

Da qui l’appello finale, che è anche una provocazione: «Bisogna svegliarsi e fare i conti sul serio. Il caffè non è solo quello che finisce nel cassetto del macinino: c’è tutto il resto dietro. E oggi, con questi costi, se non alzi un po’ i prezzi il rischio concreto è quello di chiudere, come dimostra il numero crescente di caffetterie in vendita o costrette ad abbassare la saracinesca». Una scelta che, per Carrara, come detto, non è soltanto una questione economica, ma anche di dignità: «Ridare valore - e dignità - al caffè è l’unico modo per non continuare a trattarlo come qualcosa che non vale nulla».

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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