La Procura di Milano amplia il raggio delle indagini sul lavoro povero legato alle consegne a domicilio e sposta l’attenzione oltre le piattaforme digitali. Il procedimento coordinato dal pm Paolo Storari, sotto la direzione del procuratore Marcello Viola, coinvolge ora anche le grandi aziende della ristorazione e della distribuzione che utilizzano i servizi di delivery per vendere i propri prodotti. Si tratta di McDonald's, Burger King, Carrefour, Esselunga, Crai, Poke House e KFC.

Rider: nel mirino della Procura anche le aziende che usano il delivery
Il controllo su Deliveroo e la richiesta ai grandi marchi
Dopo la notifica di un decreto di controllo giudiziario d’urgenza nei confronti di Deliveroo, gli investigatori del Nucleo ispettorato del lavoro hanno chiesto documentazione a sette gruppi del comparto food e retail: McDonald's, Burger King, Carrefour, Esselunga, Crai, Poke House e KFC. Le società, al momento non indagate, risultano in rapporti contrattuali con la piattaforma per la consegna di pasti e spesa a domicilio. L’obiettivo dell’iniziativa è verificare i modelli organizzativi adottati e la loro capacità di prevenire eventuali violazioni.
Ai gruppi coinvolti sono stati richiesti organigrammi, procedure interne, sistemi di accreditamento dei fornitori, attività di vigilanza e audit, codici etici e strumenti di segnalazione interna. Il presupposto investigativo è che strutture organizzative non adeguate a prevenire situazioni di sfruttamento possano configurare una forma di responsabilità per agevolazione colposa. In sostanza, l’attenzione si concentra sull’intera filiera: non solo chi gestisce direttamente i rider, ma anche chi trae beneficio dal servizio.
Glovo e Deliveroo: cosa è successo
Il pm Paolo Storari aveva disposto a inizio febbraio il controllo giudiziario d’urgenza per caporalato nei confronti di Foodinho, società italiana del gruppo Glovo, contestando condizioni retributive ritenute incompatibili con quanto previsto dall’articolo 36 della Costituzione. Secondo l’impostazione accusatoria, i compensi dei rider – circa 40mila in tutta Italia – risultavano in alcuni casi fino al 76,95% sotto la soglia di povertà e fino all’81,62% inferiori rispetto ai riferimenti della contrattazione collettiva, configurando l’ipotesi di impiego di manodopera in condizioni di sfruttamento e approfittando dello stato di bisogno.

Glovo è stata la prima società coinvolta nelle indagini della Procura di Milano sui rider
Lo stesso approccio è stato applicato anche a Deliveroo Italy, per la quale la Procura, diretta da Marcello Viola, ha disposto un altro controllo giudiziario e la nomina di un amministratore con il compito di avviare la regolarizzazione dei lavoratori. Nell’impianto accusatorio si parla di compensi, per circa 20mila rider in Italia (3mila nell’area milanese), in alcuni casi inferiori fino al 90% rispetto alla soglia di povertà e ai parametri della contrattazione. Una situazione definita come effetto di una "politica d’impresa" che deve essere superata, mentre la società ha dichiarato di collaborare con le autorità e di esaminare la documentazione ricevuta. La società ha comunque fatto sapere di stare esaminando la documentazione ricevuta dalle Autorità e sta collaborando alle indagini.
Un tema che riguarda l’intero comparto Horeca
Per il settore Horeca la vicenda apre una riflessione sulla gestione delle esternalizzazioni e sul controllo dei partner operativi. Il modello del delivery, ormai parte stabile dell’offerta di ristoranti, catene e retail alimentare, impone verifiche più stringenti sui rapporti contrattuali e sui sistemi di controllo lungo la catena del servizio. Il messaggio che emerge dalle indagini è chiaro: tutti gli attori della filiera sono chiamati a valutare il proprio ruolo nel prevenire situazioni di lavoro irregolare.

Rider e lavoro irregolare: un tema che riguarda tutta la filiera
Un precedente già visto in altri settori
L’impostazione seguita dalla Procura non è nuova. Negli ultimi anni indagini analoghe hanno interessato il comparto moda, dove il sistema di appalti e subappalti ha portato alla luce casi di sfruttamento nella produzione. Il principio applicato è lo stesso: la responsabilità organizzativa può estendersi lungo tutta la catena del valore, dalla produzione alla distribuzione. Per il mondo della ristorazione e del food service si tratta di un passaggio che potrebbe incidere sulle modalità di selezione e monitoraggio delle piattaforme di consegna nei prossimi mesi.