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Cucina territoriale e ritualità: la Cappadocia entra nella Michelin 2026

I 18 ristoranti selezionati raccontano una cucina radicata nella terra e nelle tradizioni locali, tra verdure stagionali, carni cotte lentamente, vini autoctoni e piatti rituali come il testi kebabi

 
05 febbraio 2026 | 18:59

Cucina territoriale e ritualità: la Cappadocia entra nella Michelin 2026

I 18 ristoranti selezionati raccontano una cucina radicata nella terra e nelle tradizioni locali, tra verdure stagionali, carni cotte lentamente, vini autoctoni e piatti rituali come il testi kebabi

05 febbraio 2026 | 18:59
 

Con l’edizione 2026 della Guida Michelin, la Cappadocia diventa ufficialmente una destinazione gastronomica internazionale. Dopo Istanbul, Izmir e Mugla, la celebre regione dell’Anatolia centrale porta sotto i riflettori una cucina profondamente radicata nel territorio, capace di dialogare con i linguaggi della contemporaneità. L’ingresso nella guida non riguarda solo la selezione di ristoranti, ma il riconoscimento di un sistema culturale e agricolo costruito nei secoli sull’equilibrio tra paesaggio, risorse naturali e saperi tradizionali. «La Cappadocia si racconta a tavola con una proposta gastronomica coerente, identitaria e sorprendentemente moderna», spiegano gli esperti della guida. Un territorio scolpito dal tempo e dalla roccia vulcanica che oggi parla attraverso verdure locali, legumi, carni cotte lentamente e spezie delicate.

Cucina territoriale e ritualità: la Cappadocia entra nella Michelin 2026

La Cappadocia entra nella Guida Michelin 2026

Piatti simbolo e ritualità

Tra le preparazioni più emblematiche emerge il testi kebabi, piatto tradizionale cotto in vasi di terracotta prodotti ad Avanos e servito rompendo il recipiente davanti agli ospiti, gesto che unisce cucina, memoria e spettacolo. Accanto a questo, piatti come il kayisi yahnisi, le mele cotogne ripiene e l’agpakla restituiscono la cucina domestica anatolica, oggi reinterpretata dall’alta gastronomia. I dolci, legati alle festività, completano il percorso con fichi cotti nel burro, dolci di zucca e halva rustiche come il dolaz, oltre al baklava “Damat” di Ürgüp.

Cucina territoriale e ritualità: la Cappadocia entra nella Michelin 2026

Tra le preparazioni più emblematiche emerge il testi kebabi

Il suolo vulcanico e le escursioni termiche rendono la Cappadocia vocata alla viticoltura. I vitigni autoctoni Bogazkere, Narince ed Emir trovano spazio nelle carte dei ristoranti selezionati. L’Emir, fresco e minerale, accompagna i piatti locali con equilibrio. Anche i formaggi contribuiscono a definire l’identità gastronomica: dal Nigde Mavisi al Divle Obruk, stagionato in grotte naturali, ingredienti narrativi che legano passato e presente.

La stella Michelin e i Bib Gourmand

Nel quartiere storico di Kayakapi, sito Unesco, il ristorante Revithia ottiene l’unica stella Michelin della regione, raccontando una Cappadocia elegante e contemporanea. Ingredienti locali e ricette quasi dimenticate vengono reinterpretati con tecnica e leggerezza, rispettando la stagionalità. Accanto alla stella, i Bib Gourmand restituiscono il volto autentico della cucina quotidiana: case di famiglia trasformate in ristoranti, orti domestici, forni a legna e menu che celebrano gesti antichi e ospitalità diffusa. Da Babayan Evi a Tabal Gastronomi Evi, fino a Happena e Aravan Evi, la selezione restituisce una Cappadocia plurale e accessibile.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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