Menu Apri login

Quotidiano di enogastronomia, turismo, ristorazione e accoglienza
mercoledì 11 marzo 2026  | aggiornato alle 05:41 | 117904 articoli pubblicati

A Bergamo senza consumazione si paga il bagno. Fipe difende i gestori

A Bergamo fa discutere la scelta di un bar di Città Alta di chiedere un euro a chi entra solo per usare il bagno. Il caso, diventato virale sui social, riapre il dibattito sull’uso dei servizi nei pubblici esercizi. Fipe ricorda che i bagni sono destinati ai clienti e che garantire servizi igienici pubblici spetta alle amministrazioni. Sullo sfondo resta il tema dei flussi turistici e dei servizi nelle città storiche

10 marzo 2026 | 17:35
A Bergamo senza consumazione si paga il bagno. Fipe difende i gestori
A Bergamo senza consumazione si paga il bagno. Fipe difende i gestori

A Bergamo senza consumazione si paga il bagno. Fipe difende i gestori

A Bergamo fa discutere la scelta di un bar di Città Alta di chiedere un euro a chi entra solo per usare il bagno. Il caso, diventato virale sui social, riapre il dibattito sull’uso dei servizi nei pubblici esercizi. Fipe ricorda che i bagni sono destinati ai clienti e che garantire servizi igienici pubblici spetta alle amministrazioni. Sullo sfondo resta il tema dei flussi turistici e dei servizi nelle città storiche

10 marzo 2026 | 17:35
 

Pubblico esercizio «non vuol dire bagno pubblico, è bene essere chiari». Con queste parole Aldo Cursano, vicepresidente vicario della Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi), è intervenuto a Italia a Tavola sulla polemica che sta facendo discutere a Bergamo e sui social dopo la decisione di un bar di Città Alta di chiedere un euro a chi entra soltanto per usare il bagno. A scatenare il dibattito è stato un video-reel pubblicato su Instagram dalla titolare del Fuoriporta House Bar: «Se entri e mi chiedi di usare il bagno, te lo faccio pagare un euro». Il filmato è diventato subito virale e ha riportato al centro un tema che nei centri storici molto frequentati torna spesso: l’uso dei servizi dei locali da parte di chi entra senza consumare.

Il caso di Città Alta e le parole della titolare

Entrando nel merito, la ristoratrice ha spiegato con chiarezza la situazione che vive quotidianamente. La sua attività si trova in largo Porta Sant’Alessandro, una delle zone più battute di Città Alta, un luogo dove il flusso di turisti è continuo durante tutta la giornata. «Questa è una delle vie più trafficate e proprio per questo tantissimi turisti ci chiedono se possono entrare e usare il bagno senza neanche consumare. Immaginatevi se dicessimo di sì a tutti quanti».

«Ma addirittura ci è capitato che alcune persone salissero sopra il nostro hotel per trovare il bagno senza chiedere niente. Facendo così non rispetti i clienti dell’hotel, i clienti del bar e soprattutto chi ci lavora. Ma secondo voi io vado a fare i bisogni a casa vostra? Ed è per questo che nel nostro bar abbiamo dovuto mettere questa regola». Il punto, racconta la titolare, non riguarda soltanto il costo della manutenzione dei servizi igienici. Piuttosto riguarda l’equilibrio quotidiano tra chi lavora, chi consuma e chi entra in un locale pensando che il bagno sia disponibile a prescindere.

Cosa dice la legge sui bagni nei locali

A questo punto vale la pena chiarire un aspetto che spesso genera confusione. In linea generale, nei pubblici esercizi i servizi igienici sono destinati alla clientela. Chi consuma ha quindi diritto di usufruirne, mentre chi entra senza acquistare nulla non può pretendere lo stesso trattamento. Il principio, ricordiamo, è stato chiarito anche dalla giurisprudenza. La Sentenza Tar Toscana n. 691/2010, nata da un ricorso contro una delibera del Comune di Firenze che obbligava i locali a concedere gratuitamente il bagno a chiunque lo chiedesse, ha infatti stabilito che un obbligo di questo tipo sarebbe eccessivamente oneroso per le attività private. Secondo il tribunale amministrativo, imporre ai locali di offrire il servizio gratuitamente a tutti comporterebbe una limitazione della libertà economica tutelata dall’Articolo 41 della Costituzione italiana.

La posizione della Fipe

In sostanza il quadro normativo è abbastanza chiaro: il bagno del bar è un servizio per i clienti, mentre i servizi igienici pubblici sono compito delle amministrazioni. E lo ha ribadito anche il già citato Aldo Cursano della Fipe: «Pubblico esercizio non vuol dire bagno pubblico, è bene essere chiari. La funzione pubblica deve essere svolta dalla pubblica amministrazione. Noi abbiamo l’obbligo di garantire il servizio alla clientela, che ha diritto di usare il bagno. I nostri locali sono autorizzati con un numero di servizi igienici e spazi calibrati sulla capienza e sui coperti, quindi sono progettati per soddisfare il bisogno della clientela».

A Bergamo senza consumazione si paga il bagno. Fipe difende i gestori

Aldo Cursano, vicepresidente vicario della Fipe

Cursano ha poi insistito su un punto che riguarda la natura stessa dell’attività. Un bar o un ristorante non nasce come infrastruttura pubblica, ma come impresa privata che offre un servizio a chi consuma: «Il bagno comporta costi continui: manutenzione, pulizia, sapone, carta, sanificazione e personale. Quando una persona prende un caffè o un aperitivo quei costi rientrano nel servizio. Ma se entrano decine di persone che non consumano nulla e usano il bagno gratuitamente, è come aprire la porta di casa propria e far entrare chiunque».

Montasio Cattel

E ancora: «Quelli come noi spesso permettono comunque di usare il bagno quando qualcuno lo chiede, per cortesia. Ma una cosa è concedere una possibilità, un’altra è pensare di avere un diritto. Il diritto è legato alla clientela. Per chi non consuma esistono i bagni pubblici». Cursano ha infine ricordato un altro elemento che spesso sfugge nel dibattito: «Anche il pubblico fa pagare il servizio. In molte stazioni e in molti spazi urbani si paga da uno a un euro e mezzo per entrare. Questo perché mantenere puliti e funzionanti i bagni ha un costo».

Il nodo dei bagni pubblici e il tema overtourism

Eppure, la questione non si esaurisce qui. Perché la polemica esplosa a Bergamo riporta inevitabilmente a un problema più ampio, che riguarda l’organizzazione delle città turistiche e il rapporto tra flussi di visitatori e servizi disponibili. Nel caso di Città Alta, va detto, i bagni pubblici esistono. Sono tre: uno in Cittadella di Bergamo sotto la Torre di Adalberto, uno in Piazza Vecchia sotto il Campanone e uno in Via Mario Lupo. Non si può quindi parlare di totale assenza di servizi. Il tema vero, allora, riguarda il modello di turismo che negli ultimi anni ha investito la parte alta della città. Da tempo residenti ed esercenti raccontano una trasformazione evidente: più visitatori, permanenze brevi, consumo rapido degli spazi. Un flusso continuo che cambia il volto del quartiere e modifica anche il tipo di attività presenti.

A Bergamo senza consumazione si paga il bagno. Fipe difende i gestori

Bergamo: sono tre i bagni pubblici in Città Alta

Così, tra affitti cresciuti, ztl e una pressione turistica sempre più forte, molti bergamaschi frequentano sempre meno Città Alta. Intanto, la composizione della clientela si è spostata verso un turismo mordi e fuggi, con una domanda che tende a privilegiare servizi veloci e prezzi più bassi. Il risultato è una trasformazione lenta ma evidente dell’offerta commerciale. In tutto questo, il caso del bagno a pagamento appare quasi come un sintomo. Un episodio che racconta qualcosa di più profondo: la fatica di tenere insieme turismo, qualità della vita urbana e sostenibilità economica delle attività. Ed è proprio qui che la discussione dovrebbe spostarsi. Perché il punto non riguarda tanto l’euro chiesto per entrare in bagno, quanto il modo in cui le città storiche gestiscono i flussi che le attraversano ogni giorno.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
Voglio ricevere le newsletter settimanali


Bonduelle
Grana Padano
Molino Grassi
Agugiaro e Figna Le 5 Stagioni

Bonduelle
Grana Padano
Molino Grassi

Agugiaro e Figna Le 5 Stagioni
Cirio Conserve Italia