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lunedì 16 marzo 2026  | aggiornato alle 07:05 | 117993 articoli pubblicati

Se si fermano i turisti del Golfo il turismo italiano rischia grosso

L’escalation del conflitto con l'Iran potrebbe avere effetti gravi anche sul nostro turismo: c'è il timore di una riduzione dei viaggi degli italiani e di un rallentamento dei flussi di visitatori dagli Emirati e dai Paesi del Golfo verso l’Italia. A rischio gli hotel di lusso e i ristoranti stellati

di Alberto Lupini
direttore
16 marzo 2026 | 05:00
Guerra con l’Iran: cosa succede al turismo in Italia se si fermano gli Emirati?
Guerra con l’Iran: cosa succede al turismo in Italia se si fermano gli Emirati?

Se si fermano i turisti del Golfo il turismo italiano rischia grosso

L’escalation del conflitto con l'Iran potrebbe avere effetti gravi anche sul nostro turismo: c'è il timore di una riduzione dei viaggi degli italiani e di un rallentamento dei flussi di visitatori dagli Emirati e dai Paesi del Golfo verso l’Italia. A rischio gli hotel di lusso e i ristoranti stellati

di Alberto Lupini
direttore
16 marzo 2026 | 05:00
 

Con la guerra con l'Iran in corso tutti pensano - giustamente - al petrolio, ai mercati finanziari o alla sicurezza internazionale. Molto meno al turismo. Eppure, anche i viaggi sono tra i primi segnali delle tensioni geopolitiche. Non perché le persone smettano improvvisamente di muoversi, ma perché cambiano destinazioni, tempi e spesa. L’incertezza del conflitto con l’Iran ha proprio questo tipo di effetto. Non necessariamente un crollo dei flussi turistici, ma un cambiamento nei comportamenti di viaggio. Se la crisi dovesse aggravarsi (conflitto che perdura, crisi energetica e aumento dei prezzi), il sistema turistico  rischia una doppia dinamica negativa: gli italiani potrebbero ridurre i viaggi verso Medio Oriente e Asia (con forse vantaggi per le destinazioni domestiche o europee), mentre una parte dei flussi turistici provenienti dai Paesi del Golfo (compresi tutti i viaggiatori in transito) potrebbe rallentare o addirittura interrompersi. È importante dirlo con chiarezza: si tratta di scenari possibili, non di certezze. Tutto dipenderà dall’evoluzione del conflitto e dalla sua durata. Ma proprio per questo occorre cercare di osservare la situazione con attenzione: in prima linea c'è il turismo di lusso (quello che "pesa" di più), coi viaggiatori dall'area del Golfo persico e che riguarda soprattutto i ristoranti stellati e gli hotel a 5 stelle.  

Primo effetto casalingo: gli italiani potrebbero viaggiare meno lontano

Il primo effetto possibile riguarda i viaggi degli italiani. Quando una crisi geopolitica coinvolge direttamente il Medio Oriente, il primo riflesso dei viaggiatori è spesso quello di ridurre o rimandare i viaggi verso destinazioni percepite come vicine all’area di tensione. Non si tratta soltanto dei Paesi coinvolti nel conflitto. In molti casi la prudenza si estende anche a destinazioni molto lontane dal teatro di crisi: parte dell’Asia, l’Oceano Indiano o itinerari intercontinentali che prevedono scali negli hub degli emirati. Ma non è escluso che anche Turchia, Egitto o Cipro possano uscire temporaneamente dalle destinazioni italiane.

Perché il conflitto tocca davvero il turismo

  • Brent sopra i 100 dollari a marzo per l’escalation e i timori sulle forniture.
  • Oltre 6.000 voli cancellati in sette Paesi mediorientali dopo gli attacchi del 28 febbraio; Dubai è l’hub più colpito.
  • Reuters segnala voli di rimpatrio e forte discontinuità operativa nella regione.

A questo si aggiunge una variabile economica. Le tensioni nella regione possono spingere verso l’alto il prezzo del petrolio e quindi incidere anche sul costo dei voli. Se i biglietti intercontinentali diventano più cari, il primo segmento turistico che tende a rallentare è proprio quello dei viaggi a lungo raggio. Il risultato potrebbe essere un comportamento già osservato in altre fasi di instabilità internazionale: meno viaggi lontani e una maggiore preferenza per vacanze europee o domestiche. È già successo nel 2022 a seguito dell’aggressione russa dell’Ucraina.

I turisti del golfo: pochi numeri ma grande capacità di spesa

C'è poi il lato del turismo in entrata in Italia. Negli ultimi anni i visitatori provenienti da Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Qatar e Kuwait sono diventati una presenza sempre più importante in alcune delle principali destinazioni italiane: Roma, Milano, Firenze, Venezia, la Costiera Amalfitana, i laghi del Nord e la Sardegna del luxury.

Una variabile riguarda il turismo in entrata
Una variabile riguarda il turismo in entrata

Non si tratta di numeri enormi in termini assoluti, ma di un turismo con una caratteristica molto precisa: una spesa pro capite tra le più alte del panorama internazionale. Per questo motivo il loro peso economico è spesso superiore alla loro dimensione statistica. Hotel e ristoranti di fascia alta e shopping di lusso fanno quasi sempre parte dell’esperienza di questi viaggiatori.

Quanto spendono in Italia i turisti del Golfo

Arrivi dal Medio Oriente in Italia: circa 965 mila l’anno

Spesa media turisti stranieri in Italia: circa 930 € a viaggio

Spesa media turisti del Golfo: 1.800-3.000 € o più

Settori principali di spesa: hotel luxury, shopping, ristorazione

Il turismo fra equilibri geopolitici e il ruolo degli hub del Golfo nel turismo globale

In uno scenario di tensioni prolungate nella regione, è possibile che una parte di questi viaggi venga rinviata o pianificata con maggiore cautela. Il turismo proveniente dal Golfo è infatti molto sensibile alla stabilità regionale e alla fluidità dei collegamenti aerei. L’aeroporto internazionale di Dubai è oggi uno dei più trafficati al mondo per traffico internazionale, con oltre 86 milioni di passeggeri annui, mentre Doha e Abu Dhabi sono cresciuti rapidamente grazie allo sviluppo delle grandi compagnie della regione. Questo sistema di hub ha trasformato i Paesi del Golfo in uno snodo centrale del turismo globale: milioni di viaggiatori europei diretti in Asia, Africa o Australia transitano proprio da questi aeroporti.

Anche l'alta ristorazione subirebbe un duro colpo
Anche l'alta ristorazione subirebbe un duro colpo

Se il quadro geopolitico dovesse complicarsi o i collegamenti oggi ridotti non dovessero riprendere come un tempo, una parte dei flussi turistici potrebbe temporaneamente rallentare. Non significherebbe la fine del turismo dal Golfo verso l’Italia, ma piuttosto una fase di maggiore prudenza (o difficoltà) nella pianificazione dei viaggi.

In gioco 150 milioni di passeggeri

ll Medio Oriente non è soltanto un'area di produzione petrolifera o una destinazione turistica: è uno dei grandi crocevia del turismo mondiale. Quando quella regione entra in tensione, anche i flussi globali di viaggio possono cambiare direzione.

  • Dubai International Airport: circa 86-90 milioni di passeggeri annui
  • Doha Hamad Airport: oltre 45 milioni
  • Abu Dhabi Airport: circa 22-25 milioni

Questi tre aeroporti insieme gestiscono oltre 150 milioni di passeggeri l’anno

In pratica, un aggravarsi della crisi geopolitica renderebbe più complessi i collegamenti aerei o aumenterebbe i costi dei voli (già avviati) e l’effetto non riguarderebbe soltanto i Paesi direttamente coinvolti nel conflitto. Potrebbe incidere su una parte molto più ampia del traffico turistico internazionale, rallentando o rendendo meno convenienti i viaggi a lungo raggio. Per un Paese come l’Italia, che negli ultimi anni ha visto crescere molto il turismo extra-europeo, questo elemento diventa particolarmente importante. Non perché i flussi si fermerebbero improvvisamente, ma perché anche piccoli cambiamenti nei collegamenti globali possono modificare i percorsi e i tempi dei viaggiatori internazionali.

Hotel di lusso e ristorazione: dove l’effetto potrebbe sentirsi di più

Su queste basi è facile comprendere perchè, se il conflitto dovesse protrarsi nel tempo, uno dei settori più sensibili potrebbe essere proprio quello del turismo di fascia alta. In Italia una parte significativa del fine dining e dell’ospitalità di lusso vive infatti in stretta relazione con i viaggiatori stranieri, americani in primis, oggi il primo mercato extra-europeo per la spesa turistica in Italia. In uno scenario di instabilità internazionale prolungata, anche questo segmento potrebbe diventare più cauto nella scelta delle destinazioni. Città come Roma, Milano, Firenze e Venezia - ma anche destinazioni come la Costiera Amalfitana, i laghi del Nord o alcune aree della Toscana - hanno costruito negli anni un ecosistema in cui hotel cinque stelle, shopping premium e fine dining si alimentano a vicenda. Nel 2025 ENIT stimava per l’Italia 964.440 arrivi dal Medio Oriente, in crescita del 21,1% sul 2024; di questi, oltre 310 mila dai soli Emirati Arabi Uniti, che sono il primo mercato dell’area. Ancora più importante: l’83% dei turisti da quell’area sceglie le città d’arte, cioè proprio i territori dove si concentra gran parte della ristorazione di fascia alta.

Turismo dal Golfo verso l’Italia

Secondo le stime Enit:

  • arrivi dal Medio Oriente nel 2025: circa 965 mila
  • crescita rispetto al 2024: oltre +20%
  • arrivi dagli Emirati Arabi Uniti: oltre 300 mila
  • circa l’83% dei visitatori sceglie città d’arte

Si tratta quindi di un turismo fortemente orientato verso destinazioni dove si concentrano hotel di lusso, shopping e ristorazione gastronomica.

Se si considera la distribuzione geografica dei 393 ristoranti stellati e il peso del turismo internazionale nelle principali destinazioni, è ragionevole stimare che tra il 30% e il 40% di questi, più altrettanti di fine dining, lavori in modo significativo con clientela straniera. In alcune destinazioni il peso è anche più alto. A Venezia, Firenze o Roma la quota di clienti stranieri può arrivare oltre il 70% della sala durante l’alta stagione. Lo stesso vale per Milano nei periodi delle fiere. 

Stessa situazione, se non peggiore, per la maggior parte dei 600 hotel cinque stelle che fanno parte di un ecosistema turistico fortemente internazionale. In molte di queste strutture la clientela internazionale rappresenta tra il 60% e l’85% degli ospiti, con una forte presenza di visitatori provenienti da Stati Uniti, Medio Oriente e Asia.

Ad essere coinvolti saranno anche i turisti asiatici e non solo quelli mediorientali
Ad essere coinvolti saranno anche i turisti asiatici e non solo quelli mediorientali

Sul lato lusso, Global Blue segnala che i viaggiatori dall'area del Golfo in Europa hanno una spesa tax free molto alta: in Italia il loro average spend è indicato intorno a 2.932 euro, con l’Italia che intercetta il 22% delle vendite tax free per queste provenienze. Non è uno scontrino da ristorante, certo, ma è un indicatore molto utile per descrivere il profilo: cliente alto-spendente, orientato a lusso, shopping e experience premium.

E attenzione, sempre secondo le analisi sul tax free shopping di Global Blue, i visitatori provenienti dall’area del Golfo concentrano una quota molto alta (quasi la metà) degli acquisti a Milano. Il motivo è semplice: ci sono il Quadrilatero della moda, molti hotel cinque stelle e ristoranti gastronomici, voli diretti con Dubai, Doha e Abu Dhabi. Per questo Milano è uno dei luoghi dove un rallentamento del turismo del Golfo si vedrebbe subito.

Qualsiasi variazione nei flussi turistici globali - anche limitata - può in pratica avere effetti visibili sull’alta ospitalità e sulla ristorazione gastronomica italiana. Non necessariamente ci sarebbero sale improvvisamente vuote, ma segnali più graduali: prenotazioni meno anticipate, soggiorni più brevi o maggiore prudenza nei viaggi. Per questo motivo il turismo luxury è particolarmente sensibile agli equilibri geopolitici: basta una variazione limitata dei flussi internazionali per modificare l’equilibrio economico di intere destinazioni e degli investimenti programmati nel settore. Cambiamenti con possibili ripercussioni negative anche sui piani delle grandi catene internazionali, che stanno investendo per portare l’Italia tra i primi Paesi al mondo per numero di hotel a cinque stelle. Già entro il 2028 oltre 120 nuovi hotel luxury sono in sviluppo o apertura.

Quanto potrebbe valere davvero un rallentamento dei flussi

Per capire quanto questi mercati possano incidere sul turismo italiano basta fare una simulazione molto semplice. Nel 2025 la spesa dei visitatori stranieri in Italia ha superato 56 miliardi di euro, secondo le stime della Banca d’Italia. Di questa cifra una quota molto rilevante proviene dai mercati extra-europei, in particolare Stati Uniti e Paesi del Golfo. Gli Stati Uniti sono oggi il primo mercato extra-europeo per il turismo italiano e uno dei principali per valore economico. Gli arrivi statunitensi superano i 6 milioni di visitatori l’anno, con livelli di spesa medi molto superiori alla media europea.

La guerra in Iran avrà ripercussioni anche sul turismo
La guerra in Iran avrà ripercussioni anche sul turismo

Accanto a questo mercato si è sviluppato negli ultimi anni quello proveniente dal Medio Oriente. Gli arrivi dal Golfo sfiorano il milione di visitatori all’anno, con una spesa media tra le più elevate del turismo internazionale. Se anche solo il 3-5% di questi facesse un’esperienza fine dining/stellata, si parlerebbe di circa 24-40 mila coperti potenzialmente esposti. Provando a ipotizzare uno scenario prudente - non un crollo ma una semplice frenata - il quadro diventa più chiaro.

  • una riduzione del 5% dei visitatori statunitensi significherebbe circa 300 mila turisti in meno
  • una riduzione del 10% dei visitatori provenienti dal Golfo porterebbe a circa 100 mila arrivi in meno

In termini economici, considerando il profilo di spesa di questi mercati, l’impatto complessivo potrebbe superare 500 milioni di euro tra hotel, ristorazione e shopping. Ovviamente si tratta di una simulazione sui dati Enit e Banca d'Italia che mostra quanto il turismo italiano dipenda oggi dai mercati internazionali ad alta capacità di spesa. 

Il turismo vive di fiducia

La questione decisiva resta quindi la durata della crisi. Se le tensioni dovessero rientrare rapidamente, gli effetti sul turismo potrebbero essere limitati. Se invece il conflitto dovesse prolungarsi, tutto il sistema turistico internazionale potrebbe entrare in una fase di maggiore cautela.

In questo scenario l’Italia potrebbe trovarsi come detto davanti a una situazione particolare: meno italiani in viaggio verso destinazioni lontane e, allo stesso tempo, una possibile frenata di alcuni flussi turistici ad alta spesa provenienti dal Golfo. Ma ovviamente non si tratterebbe di flussi che si possono sovrapporre per una diversa capacità di spesa: un emiratino può spendere tranquillamente anche duemila euro a notte in albergo e 300 euro al ristorante. Costi che pochi italiani potrebbero sostenere. Il risultato sarebbero hotel a 5 stelle e alta ristorazione con posti non coperti.

Non è una previsione definitiva, ma una possibilità che il settore osserva con attenzione. Perché nel turismo, più che in molti altri settori economici, la fiducia è la prima cosa che parte e spesso l’ultima che torna. E in più, nel turismo non conta soltanto quanti viaggiatori arrivano, ma quanto spendono. Per questo motivo anche pochi turisti in meno, se appartengono alla fascia ad alta capacità di spesa, possono pesare più di quanto dicano le statistiche. Il turismo non si ferma solo quando le persone smettono di viaggiare. A volte basta che cambino destinazione o che rinviino un viaggio. E per un Paese come l’Italia, dove una parte importante della ricchezza turistica viene da visitatori ad alta capacità di spesa, anche piccoli spostamenti nei flussi possono fare una grande differenza.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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