L’ufficio spagnolo brevetti e marchi ha dichiarato nullo il marchio della catena di ristoranti “La Mafia se sienta a la mesa”, stabilendo che l’utilizzo commerciale della parola “mafia” è contrario all’ordine pubblico e al buon costume. La decisione riguarda una delle più note insegne di ristorazione italiana in Spagna e riporta al centro una controversia legale iniziata quasi dieci anni fa tra le istituzioni italiane, la giustizia europea e l’azienda proprietaria del marchio. Secondo le autorità coinvolte nella vicenda, associare il termine “mafia” a un’esperienza conviviale come quella del mangiare fuori rischia infatti di banalizzare un fenomeno criminale reale e di offendere le vittime e le loro famiglie.
La decisione, arrivata nelle scorse settimane, ricordiamo, non è isolata. Al contrario, come annunciato poc’anzi, ribadisce un orientamento già espresso nel 2018 dalla Corte di Giustizia dell’Ue, che aveva respinto la richiesta dell’azienda di registrare il marchio a livello comunitario. Oggi la società - che gestisce 114 ristoranti, circa 2.200 dipendenti e nel 2025 ha fatturato 132 milioni di euro, con una crescita del 12,3% nell’ultimo anno - ha un mese di tempo per presentare ricorso. Ma, secondo quanto riportato dal quotidiano economico spagnolo Expansión, la proprietà starebbe valutando anche un cambio di nome per evitare di trascinare troppo a lungo una vicenda che rischia di pesare sull’immagine del gruppo.
Una disputa iniziata dieci anni fa
Per capire come si sia arrivati alla decisione di oggi bisogna tornare indietro di quasi un decennio. La disputa tra la catena spagnola e le istituzioni europee è cominciata infatti nel 2015, quando l’Ufficio dell’Ue per la proprietà intellettuale (Euipo) avviò, su iniziativa italiana, una procedura per invalidare il marchio. Le istituzioni contestavano il fatto che associare la parola “mafia” a un contesto conviviale come un ristorante rischiasse di normalizzare o addirittura romanticizzare un’organizzazione criminale reale, ancora attiva e responsabile di migliaia di vittime. Nel ricorso presentato contro quella decisione, l’azienda spagnola provò a difendersi sostenendo che il nome non avesse alcuna intenzione celebrativa.

Alcuni piatti (italiani) de “La Mafia se sienta a la mesa”
Al contrario, secondo la società il marchio si sarebbe ispirato a un libro di cucina intitolato proprio “La mafia se sienta a la mesa” e, più in generale, all’immaginario culturale costruito nel tempo da film e opere letterarie come la saga cinematografica “Il padrino”. L’azienda invocò anche il principio della libertà di espressione, sostenendo che il termine “mafia” non venisse percepito dai clienti come un riferimento diretto a un’organizzazione criminale. Tuttavia, nel 2017, il Tribunale dell’Ue respinse il ricorso perché «l’uso del termine “mafia” in un contesto commerciale di questo tipo trasmette un’immagine positiva di un’organizzazione criminale, entrando così in conflitto con i valori dell’Unione e con il rispetto dovuto alle vittime».
La nuova decisione in Spagna
L’ultimo pronunciamento dell’ufficio spagnolo brevetti e marchi si inserisce quindi in una linea già tracciata. L’autorità amministrativa ha dichiarato nullo il marchio ribadendo che l’utilizzo commerciale della parola “mafia” è incompatibile con l’ordine pubblico. Parallelamente, la vicenda potrebbe spostarsi anche sul piano giudiziario. Lo studio legale Fieldfisher, che ha assistito l’Italia nella controversia, ha infatti avviato un procedimento davanti al tribunale di commercio di Barcellona per chiedere che la catena smetta definitivamente di usare il marchio. La causa è ancora nella fase preliminare, ma uno degli avvocati coinvolti, Josep Carbonell, ha spiegato che «una sentenza potrebbe essere emessa entro un anno e, se favorevole, costringerebbe l’azienda a cessare l’uso del marchio».
La mafia non è folklore né intrattenimento
Eppure, il punto, a ben vedere, non riguarda soltanto una catena di ristoranti. In molte città europee e americane esistono infatti migliaia di locali, pizzerie e prodotti alimentari che utilizzano riferimenti alla mafia come scorciatoia narrativa per evocare l’Italia. Funziona (purtroppo) perché richiama un immaginario immediato, costruito negli anni (fra cinema, letteratura e cultura popolare), quello che ha condensato l’identità italiana in tre parole diventate quasi proverbiali: le già citate pizza, mafia e mandolino. Il problema è che, in Italia, la mafia non appartiene al folklore né all’intrattenimento. È una presenza criminale che da decenni attraversa economia e società, responsabile di traffici, intimidazioni e omicidi, con migliaia di vittime (tra cui magistrati, giornalisti, imprenditori, bambini, cittadini innocenti…).
E soprattutto è presente anche nell’economia legale: le organizzazioni mafiose, ricordiamo, investono nella filiera agroalimentare, nella distribuzione e nella ristorazione, dove trovano spazi per riciclare capitali e costruire attività apparentemente rispettabili. Per questo motivo l’uso commerciale della parola “mafia” accostata alla tavola non viene percepito come una semplice trovata di marketing, ma come una banalizzazione di una realtà ancora molto concreta. E proprio per questo la vicenda della catena spagnola va letta dentro un contesto molto più grande.

Chiamare un ristorante “La Mafia se sienta a la mesa” banalizza violenza e omicidi
Negli stessi anni in cui l’Italia prova a difendere e valorizzare la propria cultura gastronomica - fino al riconoscimento della nostra cucina come patrimonio culturale immateriale dell’Unesco - continua a circolare all’estero un racconto semplificato che lega la nostra tavola a un immaginario criminale. Il paradosso è tutto qui: mentre la gastronomia italiana viene riconosciuta come espressione di territorio, lavoro e tradizione, una parte del marketing internazionale continua a evocarla attraverso una parola che in Italia significa violenza, intimidazione e morte. Anche per questo il caso di “La Mafia se sienta a la mesa” non riguarda solo un marchio o una disputa legale, ma il modo in cui la cultura gastronomica italiana viene raccontata nel mondo.