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giovedì 19 marzo 2026  | aggiornato alle 14:11 | 118079 articoli pubblicati

McDonald’s alza l’asticella in Italia: obiettivo mille ristoranti entro il 2029

Quarant’anni dopo l’ingresso in Italia, il fast food consolida la propria presenza nei territori meno coperti e si muove su scala nazionale, intercettando nuovi equilibri di consumo, lavoro e trasformazione del settore

 
19 marzo 2026 | 11:07

McDonald’s alza l’asticella in Italia: obiettivo mille ristoranti entro il 2029

Quarant’anni dopo l’ingresso in Italia, il fast food consolida la propria presenza nei territori meno coperti e si muove su scala nazionale, intercettando nuovi equilibri di consumo, lavoro e trasformazione del settore

19 marzo 2026 | 11:07
 

McDonald’s alza l’asticella e rilancia la propria presenza in Italia: mille ristoranti entro il 2029. Un obiettivo che, ricordiamo, arriva a quarant’anni esatti da quell’apertura del 1986 in Piazza di Spagna, a Roma, quando il marchio rappresentava qualcosa di distante, quasi estraneo al contesto gastronomico nazionale. Oggi, invece, la fotografia è diversa e racconta di una rete che supera gli 800 locali e di una presenza ormai distribuita praticamente in ogni angolo della penisola.

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Un piano da un miliardo

E proprio da qui parte il nuovo piano di sviluppo, che mette sul tavolo circa un miliardo di euro fra nuove aperture e ammodernamenti. Nel concreto, il 2026 segnerà un’accelerazione evidente, con circa 60 nuovi ristoranti previsti e investimenti per 300 milioni. «Le maggiori opportunità sono nelle aree dove siamo meno presenti, come province e piccoli centri, ma anche nel Sud, dove negli ultimi anni stiamo aumentando la nostra presenza» ha spiegato Giorgia Favaro, ceo di McDonald’s Italia in un’intervista al Corriere della Sera. E, guardando alle dinamiche territoriali, è proprio in queste aree che il gruppo individua margini di crescita ancora poco esplorati, spesso legati anche a operazioni di riqualificazione urbana e attivazione economica locale. «In molti casi, l’arrivo di un nuovo ristorante si traduce anche in riqualificazione urbana e creazione di indotto».

Lavoro, formazione e accessibilità

Resta centrale poi anche il tema del lavoro, soprattutto in un comparto che da anni continua a registrare difficoltà nel reperire personale. Per questo, McDonald’s insiste su formazione e percorsi interni, con circa un milione di ore di formazione ogni anno. «Siamo in costante recruiting e investiamo molto nella formazione» ha sottolineato Favaro, richiamando un modello che punta su crescita interna e mobilità professionale. E, in questa direzione, si colloca anche il recente contratto integrativo aziendale, che oggi coinvolge circa 20mila dipendenti e introduce strumenti concreti (dal welfare al supporto alla genitorialità fino alla banca ore solidale).

McDonald’s alza l’asticella in Italia: obiettivo mille ristoranti entro il 2029

McDonald’s investe tanto su formazione e percorsi interni

Parallelamente, McDonald’s si muove anche il fronte della sicurezza e dell’accessibilità economica, due elementi che negli ultimi anni sono diventati sempre più sensibili. Da un lato, sistemi collegati direttamente alle forze dell’ordine per la tutela di clienti e lavoratori; dall’altro, un’attenzione ai prezzi che tiene conto del contesto inflattivo. Negli Stati Uniti la risposta è passata dai cosiddetti menu anti-inflazione, mentre in Italia la proposta si traduce in un’offerta ben definita. «Proponiamo un menu completo a 4,95 euro, disponibile in tutta Italia. L’obiettivo è restare inclusivi, offrendo un pasto completo a un prezzo contenuto».

Filiera e posizionamento in Italia

E se si guarda indietro, il cambiamento più evidente riguarda proprio il posizionamento culturale del brand. Quello che negli anni Ottanta era percepito come un simbolo della globalizzazione ha progressivamente trovato spazio dentro il sistema agroalimentare italiano, lavorando sulla filiera e sulle materie prime. Dal 2008, infatti, sono state avviate collaborazioni con consorzi Dop e Igp, con l’ingresso nei menu di prodotti legati al territorio.

«La maggior parte dei nostri fornitori è italiana e negli anni abbiamo valorizzato prodotti come Parmigiano Reggiano, cipolla di Tropea, pomodoro di Pachino e miele biologico. Abbiamo quindi mantenuto la nostra identità, ma adattandoci alle aspettative locali». In questo percorso, i numeri aiutano a capire la scala del fenomeno. Secondo uno studio di Althesys, in quarant’anni McDonald’s ha generato in Italia 29 miliardi di valore condiviso, fra contributo fiscale e salari che hanno sostenuto circa 140mila famiglie. «Ogni euro investito nel sistema McDonald’s genera tre euro di valore per la comunità».

Una crescita mentre la ristorazione indipendente è in difficoltà

E mentre McDonald’s continua a crescere e ad allargare la propria presenza (come, in generale, altre catene organizzate), il resto della ristorazione italiana va in direzione opposta. Nel 2024, ricordiamo, si sono registrate oltre 29mila chiusure a fronte di appena 10.700 nuove aperture: il saldo è negativo per 19.019 imprese, il peggiore dell’ultimo decennio. A soffrire sono soprattutto le realtà più fragili: trattorie di quartiere, bar con cucina, ristoranti popolari, spesso a conduzione familiare. Proprio quei luoghi che per anni hanno costruito la gastronomia quotidiana italiana. Quindi, il punto è semplice: le catene accelerano e trovano nuovi spazi, ma una parte sempre più grande della ristorazione indipendente si restringe. E il rischio è che, insieme alle insegne che chiudono, si perda anche una parte sempre più grande di cucina tipica, quella fatta di ricette locali, tradizioni e territorio.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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