A Napoli stop ai frutti di mare crudi (cozze, vongole, ostriche, fasolari, ecc...) nei pubblici esercizi (come bar, ristoranti e attività che preparano prodotti per il consumo immediato). La decisione è arrivata con un’ordinanza firmata dal sindaco Gaetano Manfredi, nel tentativo di contenere l’aumento dei casi di epatite A che, nelle ultime settimane, ha iniziato a preoccupare in modo concreto strutture sanitarie e cittadini.

Epatite A, stop ai frutti di mare crudi nei pubblici esercizi di Napoli: scattano divieti e controlli
I numeri dell’emergenza e l’accelerazione dei contagi
E in effetti, guardando ai numeri, il quadro appare tutt’altro che ordinario. Dall’inizio dell’anno, nel territorio della Asl Napoli 1 Centro, si sono infatti contati 84 casi, un dato che segna una rottura netta rispetto al passato recente: dieci volte la media dello stesso periodo negli ultimi dieci anni e addirittura 41 volte rispetto all’ultimo triennio. A questo si aggiungono i dati più aggiornati, che restituiscono la dimensione dell’accelerazione: 14 casi nelle ultime 24 ore nella stessa Asl, altri 10 a Forio d’Ischia e circa 50 ricoverati all’ospedale Cotugno, centro di riferimento regionale per le malattie infettive. Le condizioni cliniche, al momento, non presentano particolari criticità, ma è la dinamica dei contagi a spingere verso misure immediate.
Ordinanza, divieti e controlli lungo la filiera
Da qui, quindi, la scelta di intervenire direttamente su uno degli alimenti più esposti. L’ordinanza vieta il consumo e la somministrazione di frutti di mare crudi in tutti gli esercizi pubblici, inclusi i locali di vicinato e le attività che preparano prodotti per il consumo immediato. Allo stesso tempo, viene rivolto un invito esplicito anche ai cittadini: evitare comportamenti a rischio e prestare attenzione a ciò che si porta in tavola, a partire da frutta e verdura, che devono essere lavate con cura. E per chi non rispetta il divieto, sono previste multe da 2.000 a 20.000 euro, con la sospensione dell’attività in caso di recidiva e, nei casi più gravi, la revoca dell’autorizzazione. Analoghe ordinanze sono state firmate anche a Benevento e a Forio d’Ischia, a conferma di una situazione che supera i confini cittadini.
Epatite A, cos’è e i rischi legati ai frutti di mare crudi
L’epatite A è un’infezione virale che colpisce il fegato e si trasmette per via oro-fecale, spesso attraverso alimenti o acqua contaminati. Fra i principali veicoli ci sono proprio i frutti di mare crudi o poco cotti, soprattutto molluschi filtratori come cozze e vongole, che possono accumulare il virus se provenienti da acque non controllate. I sintomi includono febbre, nausea, stanchezza, dolori addominali e ittero (colorazione gialla di pelle e occhi). Nella maggior parte dei casi si risolve spontaneamente, ma può essere più severa negli adulti. La prevenzione passa da igiene, tracciabilità e corretta cottura degli alimenti.
Intanto, mentre cambia temporaneamente una delle immagini più riconoscibili della tavola partenopea, si attiva anche il fronte dei controlli. I carabinieri del Nas, coordinati dal comandante Alessandro Cisternino, hanno di fatto avviato ispezioni tra Napoli e provincia, coinvolgendo ristoranti, pescherie e mercatini meno strutturati. L’obiettivo è sostanzialmente quello di verificare la tracciabilità dei prodotti e individuare eventuali irregolarità, soprattutto nella vendita di frutti di mare e ortaggi. I campioni prelevati saranno analizzati dall’Istituto zooprofilattico di Portici, passaggio necessario per ricostruire la filiera e individuare possibili criticità.

I carabinieri del Nas hanno avviato le ispezioni nei pubblici esercizi di Napoli e provincia
Ma insieme ai controlli torna anche un tema che il settore conosce bene. Gli allevatori riuniti in consorzio (80 addetti diretti nella produzione e circa 2.000 quintali l’anno) hanno sì accolto con favore l’intensificazione delle verifiche, ma hanno chiesto che l’attenzione si concentri soprattutto su chi opera fuori dalle regole. Nel commercio delle cozze in Campania, secondo le stime, gli abusivi arriverebbero a coprire circa il 25% del mercato, una quota che pesa e che finisce inevitabilmente per incidere sulla sicurezza complessiva del sistema.