Il fenomeno dei contagi da epatite A associati al consumo di molluschi continua a interessare il territorio italiano, con un progressivo allargamento dei casi dalla Campania al Lazio. I dati più recenti segnalano 120 contagi complessivi, di cui 50 nella sola Capitale, distribuiti tra le Asl Rm1 e Rm2. Una diffusione che, pur non configurando un’emergenza sanitaria secondo le autorità, mantiene alta l’attenzione sul fronte della sicurezza alimentare, mentre a Napoli la psicosi collettiva sta avendo grosse ripercussioni su pescivendoli e ristoranti.
Le cozze contaminate e la ricostruzione della filiera
Secondo le prime ricostruzioni, l’origine del focolaio sarebbe legata al consumo di cozze contaminate provenienti dalla Campania, dove i primi casi erano già stati registrati nelle settimane precedenti. Le indagini puntano ora a ricostruire con precisione la filiera distributiva, con verifiche sui lotti coinvolti e il ritiro dei prodotti sospetti dal mercato. Il legame tra il virus HAV e i molluschi bivalvi è noto: questi organismi filtratori possono accumulare agenti patogeni presenti nelle acque di allevamento o raccolta. Una condizione che rende essenziale il controllo lungo tutta la catena produttiva, dalla raccolta fino alla distribuzione.

La filiera regolare garantisce controlli, tracciabilità e sicurezza
Le istituzioni regionali mantengono una linea prudente. «La situazione è monitorata e i casi circoscritti», viene sottolineato dagli uffici competenti, mentre il presidente della Regione afferma: «Non è una situazione di emergenza, ma va monitorata con attenzione». Parallelamente, strutture sanitarie e forze dell’ordine, insieme ai NAS, sono impegnate nel contenimento del fenomeno. Le attività di controllo si concentrano soprattutto sulle attività commerciali e sulla filiera dei prodotti ittici destinati al consumo diretto.
Un rischio noto per il settore Horeca
Il tema riporta l’attenzione su una criticità ben conosciuta nel comparto della ristorazione e del turismo enogastronomico: la gestione dei molluschi bivalvi. Cozze e vongole, in particolare, richiedono condizioni di provenienza e conservazione rigorose, oltre a controlli microbiologici puntuali. Per gli operatori del settore Horeca, il caso evidenzia l’importanza della tracciabilità e della selezione dei fornitori, elementi centrali per garantire standard di sicurezza adeguati e tutelare la clientela. L’attenzione resta alta anche in regioni limitrofe, dove la rete distributiva può favorire la diffusione di prodotti coinvolti. Senza dimenticare che, per la psicosi derivata da informazioni allarmastiche o incomplete, a Napoli sia pescivendoli che ristoratori stanno andando in grossa difficoltà.
Controlli rafforzati e prevenzione
In Campania, dove il focolaio ha avuto origine, le autorità hanno intensificato le verifiche lungo tutta la filiera dei molluschi. L’Istituto Zooprofilattico ha rafforzato le attività di laboratorio, estendendo i controlli anche ai giorni festivi. Un intervento che punta a ridurre i tempi di risposta e a limitare l’immissione sul mercato di prodotti potenzialmente contaminati. Il professor Calabrese sottolinea che il rischio di epatite A non è legato a una specifica città o filiera, ma alle condizioni igieniche in generae e alle abitudini di consumo, in particolare del crudo. Richiama l’importanza della sicurezza alimentare e della consapevolezza dei rischi, evidenziando come casi analoghi possano verificarsi ovunque.

È importante prestare attenzione alle norme igieniche per evitare il contagio
L’Istituto Superiore di Sanità indica alcune misure di prevenzione fondamentali: corretta igiene delle mani, lavaggio degli alimenti, cottura completa dei cibi e attenzione alla gestione degli scarichi e dei processi produttivi. Viene inoltre ricordata l’efficacia del vaccino, utile per categorie a rischio e per la prevenzione dei contagi. Dal punto di vista della trasmissione, il virus può contaminare i molluschi attraverso acque inquinate o per contatto con mani infette, anche in prodotti inizialmente sicuri. Il periodo di incubazione è variabile e la cottura adeguata rappresenta una misura efficace per eliminare il rischio. Gli esperti evidenziano inoltre come molte criticità siano legate a filiere non controllate o a fenomeni di abusivismo, che sfuggono ai sistemi di verifica sanitaria. La filiera regolare, invece, garantisce controlli, tracciabilità e sicurezza. Il messaggio finale sottolinea la necessità di rafforzare la cultura della sicurezza alimentare, senza demonizzare i frutti di mare ma valorizzando la qualità e i processi che li accompagnano fino alla tavola.