Alla vigilia della Giornata internazionale della donna, il settore dei pubblici esercizi si conferma uno degli ambiti più dinamici per l’imprenditoria femminile in Italia. I dati elaborati dal Centro Studi di Fipe-Confcommercio fotografano una realtà in cui la presenza delle donne non rappresenta più un’eccezione, ma una componente strutturale del sistema economico legato alla ristorazione, ai bar e all’ospitalità. Secondo le rilevazioni riferite al 2024, le imprese guidate da donne sono 94.347, pari al 28,8% del totale. Una quota che supera in modo significativo la media nazionale dell’imprenditoria femminile, ferma attorno al 22%. Numeri che confermano come il comparto dei pubblici esercizi sia uno dei contesti più aperti alla presenza femminile nella gestione d’impresa.

Nella ristorazione oltre il 50% degli addetti sono donne
Occupazione femminile oltre il 50%
La centralità delle donne emerge anche sul piano dell’occupazione. All’interno del comparto, infatti, le lavoratrici rappresentano il 50,7% della forza lavoro, per un totale di circa 565 mila addette. Nel corso dell’ultimo anno si è registrata inoltre una crescita significativa, con un aumento che sfiora i sei punti percentuali. Questi dati si inseriscono in un quadro nazionale che mostra segnali di rafforzamento dell’occupazione femminile. Secondo le ultime rilevazioni Istat diffuse a gennaio 2026, in Italia si è superata la soglia dei 10 milioni di lavoratrici, un traguardo che segna un passaggio importante nel percorso di consolidamento del lavoro femminile.
Il ruolo dell’imprenditoria femminile nel settore
«Il dinamismo del nostro settore trae oggi una linfa vitale dalla presenza femminile, la cui spinta imprenditoriale non solo supera la media nazionale, ma rappresenta un elemento di traino per l’intero comparto», osserva Lino Stoppani, presidente di Fipe-Confcommercio.

Lino Stoppani, presidente Fipe
Secondo Stoppani, sostenere l’occupazione femminile nei pubblici esercizi significa rafforzare anche la qualità del lavoro e del sistema imprenditoriale. «Sostenere e incentivare il lavoro femminile nei pubblici esercizi non solo migliora la condizione delle donne, ma contribuisce a far crescere il settore, orientandolo verso modelli più attenti al welfare e allo sviluppo culturale. È anche l’opportunità per tutte le donne di poter scegliere con orgoglio dietro quali “fornelli” stare: quelli di casa, di un ristorante o della propria vita». Nel comparto, la presenza femminile si traduce anche in modelli organizzativi e imprenditoriali che puntano su inclusione e equilibrio tra lavoro e vita privata. Un aspetto evidenziato da Valentina Picca Bianchi, presidente del Gruppo Donne Imprenditrici di Fipe-Confcommercio.

Valentina Picca Bianchi, presidente del Gruppo Donne Imprenditrici di Fipe-Confcommercio
«La realtà del nostro comparto parla chiaro: le donne non sono solo una componente fondamentale della forza lavoro, ma guidano i pubblici esercizi con visione e determinazione», spiega. «Avere quasi un’impresa su tre a trazione femminile significa generare nei territori modelli di business capaci di creare nuove opportunità di lavoro e sperimentare soluzioni concrete per conciliare professione e famiglia».
Sicurezza e politiche di sostegno
Il rafforzamento della presenza femminile si inserisce in un percorso di crescita più ampio. In Italia il tasso di occupazione femminile ha raggiunto il 57,6%, un livello che rappresenta una base di partenza per avvicinarsi alla media dell’Unione europea, che si attesta attorno al 71%. Accanto alle politiche per l’occupazione, resta centrale anche il tema della sicurezza. La federazione è impegnata in questa direzione attraverso il progetto #SicurezzaVera, sviluppato insieme alla Polizia di Stato per prevenire e contrastare la violenza di genere. «Le celebrazioni dell’8 marzo non bastano: serve un impegno costante», conclude Picca Bianchi. «Come FIPE continuiamo a investire in formazione, mentoring e sicurezza, ma è necessario anche il sostegno delle istituzioni. Gli incentivi economici sono importanti, ma devono accompagnarsi alla rimozione delle barriere che ancora rallentano l’accesso delle donne ai ruoli decisionali».