L’Unione europea ha raggiunto un accordo per limitare l’uso di alcune denominazioni legate alla carne nei prodotti alimentari alternativi. I negoziatori del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione hanno concordato di vietare complessivamente 31 termini associati alla carne o ai suoi tagli quando utilizzati per indicare prodotti vegetali o altre alternative. Il testo è stato definito nel corso dei negoziati in trilogo e dovrà ora seguire l’iter formale con il voto dei colegislatori. Le nuove regole prevedono inoltre un periodo di tre anni entro cui i produttori potranno esaurire le scorte e adeguarsi alle nuove disposizioni.
I termini vietati e quelli che resteranno utilizzabili
Il provvedimento riguarda denominazioni strettamente collegate alla carne animale. Tra queste figurano parole che richiamano specie specifiche, come pollo, manzo o maiale, ma anche termini riferiti a tagli tradizionali della macelleria. Nel corso dei negoziati sono stati inseriti nella lista anche termini come bistecca e fegato, ampliando l’ambito delle restrizioni rispetto alle prime ipotesi discusse. Allo stesso tempo l’accordo lascia spazio ad alcune denominazioni ormai diffuse nel linguaggio commerciale dei prodotti vegetali. Parole come burger, salsiccia o nuggets continueranno a essere consentite, perché considerate descrizioni generiche e facilmente comprensibili dai consumatori.

Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste
«L’Ue - ha commentato attraverso una nota il ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida - ha preso due decisioni importanti per ricondurre le cose alla normalità. Si dice basta al “Meat sounding”, non potranno essere utilizzati denominazioni tipiche dei prodotti di origine animale per chiamare prodotti di origine vegetale e tantopiù per quelli che vengono prodotti in laboratorio. È un successo dell’Italia che vede riconosciuto a livello europeo il proprio modello agroalimentare. E poi l’Ue ha deciso di fare propria una norma che già vale in Italia per dare più forza nelle contrattazioni ai nostri agricoltori. Una su tutte è la previsione di una clausola di revisione per i contratti superiori ai sei mesi nella fornitura di materie prime: i nostri agricoltori potranno chiedere, in tutti gli Stati dell’Ue, l’inserimento di una clausola di rinegoziazione per adeguare il prezzo di vendita dei loro prodotti all’andamento del mercato. È un passo decisivo per vedere riconosciuto il giusto valore e il giusto reddito ai nostri agricoltori. Quando diciamo che rimettiamo l’Agricoltura al centro intendiamo proprio questo, mettiamo nelle condizioni il settore primario di guardare al futuro con sicurezza e di veder riconosciuta l’importanza del proprio lavoro».
Il nodo dei nuovi alimenti e della carne coltivata
Durante il confronto tra le istituzioni europee è emerso anche il tema dei cosiddetti nuovi alimenti, in particolare i prodotti derivati da carne coltivata. Queste produzioni non sono ancora presenti sul mercato dell’Unione europea, ma alcune richieste di autorizzazione sono attualmente all’esame dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare. Tra i dossier aperti figurano quello relativo al foie gras coltivato e una richiesta riguardante grassi coltivati destinati a prodotti vegetali come i burger. Nonostante l’assenza di questi alimenti sul mercato europeo, il divieto sulle denominazioni è stato esteso preventivamente anche a questa categoria.
Le incognite per industria e filiera alimentare
Restano inoltre alcune questioni ancora da chiarire. Tra queste figurano gli effetti della normativa sugli aromi alimentari che richiamano carne o salumi, presenti in numerosi prodotti di largo consumo come noodles, snack, salse o zuppe. Un altro punto riguarda i prodotti ibridi, cioè alimenti che combinano ingredienti vegetali e proteine animali, una categoria in crescita in alcuni mercati europei come quelli di Danimarca e Paesi Bassi.

La parola burger si potrà ancora usare per i prodotti vegetali
I dettagli tecnici dell’accordo dovrebbero essere definiti nei prossimi giorni. Il testo sarà quindi sottoposto al voto del Consiglio Agricoltura e Pesca, che riunisce i ministri degli Stati membri, e successivamente alla plenaria del Parlamento europeo per l’approvazione finale. Nel frattempo la coalizione No Confusion ha annunciato che continuerà a seguire l’iter legislativo chiedendo chiarimenti e possibili modifiche alla normativa.
I 31 nomi vietati
Ecco l’elenco completo dei nomi vietati:
- Manzo
- Vitello
- Maiale
- Pollame
- Pollo
- Tacchino
- Anatra
- Oca
- Agnello
- Montone
- Ovino
- Capra
- Coscia di pollo (drumstick)
- Filetto
- Controfiletto
- Pancia (flank)
- Lombata
- Costine
- Spalla
- Stinco
- Braciola
- Ala
- Petto
- Coscia
- Punta di petto (brisket)
- Ribeye (taglio di entrecôte)
- T-bone
- Scamone (rump)
- Bacon
- Bistecca
- Fegato