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sabato 07 marzo 2026  | aggiornato alle 14:21 | 117856 articoli pubblicati

Quattro Passi, il ristorante (per ora) non andrà al Comune: chiesto piano di demolizioni

Il Tar Campania ha sospeso la parte dell’ordinanza del Comune di Massa Lubrense (Na) che prevedeva l’acquisizione del Quattro Passi. I proprietari chiedono un dissequestro temporaneo per preparare il piano di demolizioni

 
07 marzo 2026 | 11:39

Quattro Passi, il ristorante (per ora) non andrà al Comune: chiesto piano di demolizioni

Il Tar Campania ha sospeso la parte dell’ordinanza del Comune di Massa Lubrense (Na) che prevedeva l’acquisizione del Quattro Passi. I proprietari chiedono un dissequestro temporaneo per preparare il piano di demolizioni

07 marzo 2026 | 11:39
 

Nuovo passaggio giudiziario nella vicenda che riguarda il ristorante Quattro Passi, a Nerano, una delle insegne più note della ristorazione italiana, tanto da aver conquistato tre stelle Michelin. Il Tar Campania ha infatti sospeso la procedura che avrebbe portato all’acquisizione della struttura al patrimonio comunale di Massa Lubrense (Na), prevista dopo novanta giorni dall’ordinanza di demolizione emanata dall’amministrazione locale. Il provvedimento riguarda solo una parte dell’atto del Comune, mentre restano in piedi le altre contestazioni. La decisione dei giudici amministrativi arriva mentre i proprietari del ristorante Quattro Passi, Antonio Giovanni Mellino e Rita Vinaccia, stanno valutando le prossime mosse insieme alla magistratura.

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La rinuncia al Riesame e la richiesta di dissequestro temporaneo

I titolari del locale hanno scelto di rinunciare al ricorso davanti al Tribunale del Riesame, che avrebbe dovuto esprimersi sulla legittimità del sequestro dell’intero complesso disposto il 26 gennaio dal gip del Tribunale di Torre Annunziata. Il provvedimento era stato richiesto dalla Procura della Repubblica coordinata dal pubblico ministero Nunzio Fragliasso, nell’ambito di un’indagine per lottizzazione abusiva. Il 19 febbraio Mellino e Vinaccia hanno invece presentato un’istanza diversa: un dissequestro temporaneo di sette giorni per consentire l’accesso alla struttura a un tecnico incaricato. L’obiettivo è effettuare i rilievi necessari alla progettazione di alcuni interventi di demolizione relativi alle opere considerate irregolari.

Il Tar sospende l’acquisizione al patrimonio comunale

In questo quadro si inserisce la decisione del Tar Campania, chiamato a esprimersi su un ricorso presentato dai proprietari nel dicembre scorso dopo l’ordinanza del Comune. I giudici amministrativi hanno accolto la richiesta di sospensiva limitatamente alla parte che prevedeva il passaggio automatico delle aree al patrimonio disponibile del Comune trascorsi novanta giorni. Nel testo del provvedimento comunale si leggeva che "il decorso infruttuoso del termine dei 90 giorni determinerà l’automatico effetto traslativo della proprietà". È proprio questo passaggio che il Tar ha sospeso, ritenendo rilevante il fatto che nel frattempo i proprietari abbiano avviato un confronto con la Procura per definire un percorso di demolizione delle opere contestate.

La questione torna ora all’attenzione della Procura di Torre Annunziata, che dovrà decidere sull’istanza di dissequestro temporaneo e valutare il cronoprogramma degli interventi che sarà eventualmente presentato dalla proprietà.

Le opere contestate dal Comune

L’ordinanza di demolizione era stata emanata dal Comune di Massa Lubrense dopo diversi sopralluoghi, tra cui uno svolto nell’ottobre 2025 alla presenza anche della Procura. Secondo l’amministrazione, numerosi interventi realizzati negli anni sarebbero privi delle necessarie autorizzazioni. Tra le opere indicate figurano lo sbancamento di un terrazzamento, l’ampliamento di un sentiero pedonale per il passaggio di mezzi meccanici e la realizzazione di una pista in terra battuta che attraversa vari terrazzamenti agricoli. Nel provvedimento vengono citati anche ampliamenti del ristorante, la chiusura del terrazzo della sala principale e l’estensione di una cucina. Nel mirino degli uffici comunali sono finite inoltre alcune strutture ricettive, tra cui un edificio su due livelli con dieci camere e bagni destinato all’ospitalità turistica, una piscina di circa 59 metri quadrati, una cantina interrata, una lavanderia e altri corpi di fabbrica.

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La famiglia Mellino durante la cerimonia di premiazione della Michelin

Per alcune opere, negli anni passati, erano state presentate richieste di sanatoria edilizia. Tuttavia il Comune sostiene che l’insieme degli interventi costituisca una trasformazione unitaria dell’area agricola originaria. Secondo l’amministrazione si tratterebbe infatti di "una lottizzazione abusiva materiale", che avrebbe portato alla trasformazione di un’area agricola in un complesso ricettivo di lusso privo di una pianificazione urbanistica complessiva. Nel provvedimento si sottolinea inoltre che «la rilevanza internazionale della struttura e il prestigio derivante dai riconoscimenti gastronomici non costituiscono presupposti giuridici per derogare ai vincoli di tutela territoriale». Un riferimento al fatto che il ristorante è l’unico nel Sud Italia a essere stato premiato con tre stelle dalla Guida Michelin.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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