L’aumento del costo della vita sta incidendo in modo diretto sulle scelte quotidiane dei consumatori, con effetti che vanno oltre la semplice riduzione della spesa. Secondo il Consumer Lab di Bain & Company, una parte crescente della popolazione sta rivedendo non solo cosa comprare, ma anche come e quando vivere momenti di socialità. Il dato più immediato riguarda il settore della ristorazione: il 36% dei consumatori rinuncia a mangiare fuori, mentre il 29% riduce le attività legate all’intrattenimento. Una dinamica che si riflette anche sulle vacanze, con il 23% che dichiara di tagliare questo tipo di spesa. Il risultato è una contrazione progressiva delle occasioni di consumo fuori casa, che storicamente rappresentano anche momenti di relazione sociale.
Meno pasti condivisi e tempo sociale più frammentato
Il cambiamento non riguarda solo le spese discrezionali, ma anche la struttura della vita quotidiana. A livello globale, il 19% degli intervistati consuma pasti in famiglia meno di tre volte a settimana, con un dato che sale al 25% tra i più giovani appartenenti alla Gen Z. La dimensione del pasto condiviso, un tempo centrale nella routine domestica, appare quindi sempre più ridotta e frammentata.

Europa, solo il 10% degli intervistati afferma che utilizzerebbe un’ora libera per incontrare amici
Anche il tempo dedicato agli amici mostra segnali di contrazione. In Europa, solo il 10% degli intervistati afferma che utilizzerebbe un’ora libera per incontrare amici, mentre a livello globale la percentuale scende tra il 4% e il 7%. In parallelo, una quota crescente dichiara di non avere tempo sufficiente nemmeno per attività quotidiane di base come cucinare o dormire.
Tecnologia e smartphone: la socialità diventa digitale
Accanto ai fattori economici, la tecnologia sta accelerando la trasformazione delle relazioni. Nella Gen Z, il rapporto con il digitale è ormai strutturale. Il 24% utilizza lo smartphone anche per comunicare con persone presenti nello stesso ambiente, segno di una comunicazione sempre più mediata dallo schermo anche in contesti fisici.

Gen Z: il 24% utilizza lo smartphone anche per comunicare con persone presenti nello stesso ambiente
Negli Stati Uniti, il tempo medio trascorso sullo smartphone equivale a circa 88 giorni all’anno, mentre a livello globale cresce l’utilizzo dell’intelligenza artificiale anche come forma di interazione: il 24% dei consumatori la utilizza per conversazioni informali o come compagnia digitale. Un fenomeno che introduce una nuova dimensione del rapporto tra tecnologia e socialità, con effetti che si riflettono anche sulle abitudini di consumo.
Automazione e riduzione del contatto umano
La diffusione di sistemi self-service e automatizzati conferma la tendenza verso una progressiva riduzione delle interazioni dirette. Il 63% della Gen Z negli Stati Uniti preferisce le casse automatiche nei punti vendita, mentre l’80% dei passeggeri a livello globale utilizza sistemi di self check-in. Si tratta di una trasformazione che punta a ridurre tempi e complessità, ma che al tempo stesso riduce le occasioni di interazione umana anche nei momenti quotidiani legati all’acquisto o al consumo.
Il paradosso contemporaneo tra efficienza e isolamento
Secondo Marco Caldarelli, senior partner di Bain & Company, si sta delineando un paradosso evidente: la ricerca di strumenti digitali più rapidi ed efficienti finisce per incidere sulla qualità delle relazioni. «Siamo di fronte al paradosso della vita moderna: le persone ricercano negli strumenti digitali semplicità e riduzione dello sforzo nella gestione della quotidianità, ma l’utilizzo intensivo di questi strumenti genera impatti sempre più evidenti sul benessere emotivo e psicofisico». La tecnologia, nata per semplificare la vita quotidiana, tende così a sostituire alcune forme di relazione diretta, compresa quella che passa attraverso il cibo e la convivialità.

Marco Caldarelli, senior partner di Bain & Company
Una socialità più rarefatta anche a tavola
In questo scenario, anche il settore della ristorazione si trova a rivedere il proprio ruolo. Non si tratta più soltanto di intercettare una domanda di consumo, ma di interpretare una trasformazione più ampia delle abitudini sociali. Le aziende B2C sono chiamate a posizionarsi come elementi di stabilità, con esperienze più coerenti e riconoscibili. Allo stesso tempo, diventa centrale il tema della qualità della relazione, anche nei momenti di consumo fuori casa. L’intelligenza artificiale e la tecnologia, secondo gli analisti, dovrebbero rimanere strumenti di supporto e non sostituti della relazione umana, soprattutto nei contesti in cui il valore dell’esperienza è legato alla presenza e alla condivisione.

Il quadro che emerge è quello di una socialità più frammentata, in cui il pasto condiviso perde centralità e il consumo fuori casa diventa meno frequente. La riduzione delle occasioni di incontro, unita alla crescita delle interazioni digitali, sta ridefinendo anche il rapporto con il cibo come esperienza sociale. In questo contesto, la ristorazione non appare soltanto come settore economico, ma come uno dei luoghi in cui si misura più chiaramente la trasformazione delle relazioni contemporanee.