La priorità da affrontare nel nostro settore resta la mancanza di personale, soprattutto qualificato o comunque preparato e predisposto. Siamo consapevoli che i problemi non si risolvono semplicemente denunciandoli o spostandoli altrove. Così da tempo come Fipe, con il Governo e tra di noi, riflettiamo su come sia possibile costruire un percorso che possa, in prospettiva, dare una soluzione e che contribuisca al bisogno di mantenere in piedi il nostro modello, che si basa su servizio, relazione e competenza. Non si può mangiare online, non si può viaggiare online.
Progetto Tunisia: formazione e inserimento nel lavoro in Italia
L’idea di questa collaborazione con il Progetto Tunisia (iniziativa promossa da Fipe-Confcommercio e Aigrim-Fipe per la formazione e l’inserimento in Italia di 60 lavoratori tunisini nel settore della ristorazione) ci ha portati a intraprendere una strada che mi ha profondamente toccato, nel constatare la predisposizione e la voglia di questi giovani ragazzi e ragazze tunisini di venire a lavorare nel nostro Paese per migliorare la loro già esistente esperienza nel settore. E oltretutto di farlo in maniera trasparente e legale, attraverso la collaborazione tra i due Governi e con la Fipe, che si è presa l’impegno di collocarli.
Il Progetto Tunisia di Fipe-Confcommercio e Aigrim-Fipe prevede l’inserimento in Italia di 60 lavoratori tunisini nel settore della ristorazione
Un cambio di passo innovativo e un progetto unico nel suo genere, che va nel solco del rispetto dei valori di inclusione e socialità, ma con un’integrazione vera attraverso il lavoro. Un progetto pilota, sostenuto dall’Europa, con sessanta lavoratori ben selezionati da strutture adeguate in loco, formati, con una lingua italiana comprensibile. Sono giovani che hanno volontà, determinazione e sorriso, guidati dall’entusiasmo.
Competenze, futuro e semplificazione del percorso
È una goccia nel mare, certo, ma c’è voglia di proseguire in questo percorso, perché la strada di portare competenze e costruire prospettive può essere percorsa oggi con la Tunisia e un domani anche con altri Paesi. Non c’è bisogno di braccia, ma di ragazzi motivati e preparati che possano essere accolti e integrati attraverso il lavoro. Un aiuto reciproco nel trovare formule di servizio e progettualità condivise.
E questa iniziativa ce le ha regalate, dando vita a una nuova prospettiva che mi ha lasciato un segno profondo, quando li abbiamo conosciuti, quando ho visto i loro occhi. Ora dobbiamo trovare una modalità per sburocratizzare, per rendere più snello l’iter, ma il percorso è tracciato. Ed è un progetto che può rappresentare la luce in un buio di preoccupazione generalizzata.