Inefficienze operative, ritardi, errori di consegna, disallineamenti informativi e processi poco integrati tra produttori e grande distribuzione organizzata continuano a generare costi significativi lungo la filiera del largo consumo. Secondo la ricerca “I costi nascosti della filiera del largo consumo”, realizzata da GS1 Italy in ambito Ecr Italia con il supporto delle aziende associate e la collaborazione di un gruppo di ricerca congiunto del Politecnico di Milano e della Liuc Università Cattaneo, gli extra-costi possono arrivare a incidere fino al 20% dei costi logistici complessivi, con effetti diretti su efficienza operativa, produttività e qualità del servizio.

Filiera del largo consumo: inefficienze e disservizi valgono fino al 20% dei costi logistici
Una ricerca su 48 casi reali per misurare il peso delle inefficienze
Lo studio, sviluppato attraverso l'analisi di 48 casi reali, è stato presentato a Milano nel corso del convegno “Comprendere, misurare e ridurre i costi evitabili nella relazione tra gli attori del largo consumo”. L'obiettivo della ricerca era quantificare il peso economico delle inefficienze che si generano nella relazione tra industria e Gdo e individuare le principali leve di miglioramento. «L’efficienza della filiera si costruisce attraverso digitalizzazione, collaborazione e misurazione condivisa delle performance: solo relazioni integrate, standard comuni e trasparenza dei dati permettono di ridurre le inefficienze, generare fiducia tra gli attori e creare valore sostenibile lungo l’intera filiera» ha detto Bruno Aceto, ceo di GS1 Italy.

Bruno Aceto, ceo di GS1 Italy
Dall'analisi emerge un quadro caratterizzato da livelli di collaborazione molto diversi tra gli operatori. Accanto a esperienze considerate virtuose, permangono criticità operative che si traducono in costi aggiuntivi e disservizi. Nel comparto del fresco gli extra-costi rappresentano mediamente quasi il 15% dei costi logistici totali, mentre nel secco l'incidenza si avvicina al 20%. In alcuni casi, inoltre, i costi aggiuntivi risultano più che doppi rispetto ai valori medi rilevati nel campione esaminato.

Dove nascono gli extra-costi tra industria e grande distribuzione
Le cause delle inefficienze variano a seconda del punto di osservazione della filiera. Dal lato dell'industria pesano soprattutto i respingimenti delle consegne dovuti a errori di riordino, le penali legate alle attese dei trasportatori nei centri di distribuzione, il rientro dei pallet Epal scartati, le revisioni degli ordini già emessi e il mancato rispetto dei cut-off contrattuali. A queste si aggiungono attività supplementari come le ripallettizzazioni nei centri distributivi e la preparazione di unità di carico personalizzate.

Errori, ritardi e non conformità generano costi per industria e Gdo
Per la Gdo, invece, le principali criticità riguardano il mancato rispetto delle date o delle fasce orarie di consegna, che impone una riorganizzazione delle attività di ricevimento e l'aumento delle scorte di sicurezza. Incidono anche le non conformità riscontrate al momento della ricezione della merce, legate a quantità, tipologia, shelf-life residua o qualità del carico, oltre alla necessità di acquisire manualmente dati e gestire attività amministrative aggiuntive per risolvere discrepanze tra prodotti ordinati e consegnati.
Collaborazione e dati condivisi riducono i costi operativi
Nel comparto del fresco la qualità della collaborazione si conferma uno degli elementi più rilevanti per contenere i costi. La ricerca evidenzia che il Cost-to-Receive della Gdo varia mediamente del 38% tra condizioni operative più e meno collaborative. Sul versante dei produttori, invece, il Cost-to-Serve può quasi raddoppiare tra gli scenari migliori e quelli peggiori, con una variazione media del 77%. «I risultati della ricerca dimostrano analiticamente come la collaborazione consenta di ottenere benefici a entrambi gli attori della filiera, riducendo significativamente i costi di interfaccia nella relazione fornitore-Gdo» ha aggiunto Fabrizio Dallari, direttore centro logistica e supply chain di Liuc Università Cattaneo.

Un momento del convegno “Comprendere, misurare e ridurre i costi evitabili nella relazione tra gli attori del largo consumo”
Nel comparto del secco, invece, la ricerca evidenzia differenze ancora più marcate. Il Cost-to-Receive della distribuzione può infatti variare mediamente del 122% tra condizioni operative favorevoli e meno favorevoli. Tra i fattori che incidono maggiormente figurano la scarsa affidabilità delle consegne, sia in termini di puntualità sia di completezza, e la limitata accuratezza delle informazioni condivise tra i soggetti della filiera. «I risultati della ricerca hanno evidenziato che accanto agli interventi di efficientamento interno di ciascun attore della filiera, esistano rilevanti margini di azione riconducibili alla riduzione degli extra-costi che si generano nelle fasi del processo logistico» ha concluso Marco Melacini, professore ordinario di logistica e supply chain del Politecnico di Milano.
Insomma, i dati della ricerca indicano che il miglioramento delle performance logistiche nel largo consumo passa attraverso un approccio sistemico fondato su collaborazione strutturata, regole operative condivise e integrazione dei flussi informativi. Lo studio sottolinea inoltre come la misurazione dei differenziali di costo tra diversi modelli relazionali possa aiutare le imprese a orientare le proprie scelte strategiche e a individuare con maggiore precisione le aree su cui intervenire per ridurre le inefficienze.