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lunedì 01 giugno 2026  | aggiornato alle 18:33 | 119561 articoli pubblicati

Euro digitale, l’allarme Fipe: «Rischio commissioni sui micropagamenti»

L’euro digitale rischia di perdere una delle caratteristiche più attese dalla ristorazione: l’assenza di commissioni. Fipe, con il dg Roberto Calugi, avverte sul dibattito europeo e sul rischio di nuovi costi per le microimprese. Il comparto chiede garanzie su micropagamenti e gratuità, in un mercato dei pagamenti digitali già altamente concentrato

01 giugno 2026 | 16:25
Euro digitale, l’allarme Fipe: «Rischio commissioni sui micropagamenti»
Euro digitale, l’allarme Fipe: «Rischio commissioni sui micropagamenti»

Euro digitale, l’allarme Fipe: «Rischio commissioni sui micropagamenti»

L’euro digitale rischia di perdere una delle caratteristiche più attese dalla ristorazione: l’assenza di commissioni. Fipe, con il dg Roberto Calugi, avverte sul dibattito europeo e sul rischio di nuovi costi per le microimprese. Il comparto chiede garanzie su micropagamenti e gratuità, in un mercato dei pagamenti digitali già altamente concentrato

01 giugno 2026 | 16:25
 

Leuro digitale, il cui annuncio era stato salutato con favore dal comparto Horeca, rischia di perdere una delle caratteristiche che lo rendeva così attrattivo per i pubblici esercizi: l’assenza di commissioni. A lanciare l’allarme - in un intervento a Tgcom24 - è stato il direttore generale di Fipe (Federazione pubblici esercizi) Roberto Calugi che ha ammesso che «la discussione in Parlamento Europeo sull'Euro Digitale non sta andando come speravamo». Per Calugi «è importante non dimenticare la funzione pubblica di questa moneta» ed evidenzia: «L'Europa non può fallire in questo progetto». Insomma, l’euro digitale può (e deve) rappresentare un’opportunità, ma solo a determinate condizioni, altrimenti rischia di inserirsi in un sistema già squilibrato.

Un mercato concentrato

Nel suo intervento, Calugi parte da un dato che considera centrale per comprendere il contesto: «Il sistema dei pagamenti digitali oggi è sostanzialmente un mercato che ha circa 12 operatori, un mercato molto concentrato, direi oligopolistico, che gestisce circa l’80% del volume delle transazioni».Una concentrazione che, secondo Fipe, non è solo economica ma anche geografica. «Buona parte, circa la metà, sono extracomunitari, sono fuori dal continente europeo», sottolinea, collegando questo elemento alle attuali tensioni geopolitiche e al tema della dipendenza europea nelle infrastrutture di pagamento.

Roberto Calugi, dg Fipe
Roberto Calugi, dg Fipe

In questo quadro si inserisce il progetto dell’euro digitale, definito da Calugi come «una moneta legale a tutti gli effetti», destinata ad affiancare gli strumenti di pagamento già esistenti. L’obiettivo dichiarato, ricorda, sarebbe anche quello di «dare un’opportunità in più ai cittadini e alle imprese, soprattutto quelle di micro dimensioni», anche sul fronte dei costi. Ma è proprio sul meccanismo delle commissioni che si concentra la preoccupazione dell’associazione. Il regolamento in discussione, osserva Fipe, prevede la gratuità per il cliente finale, ma non chiarisce completamente l’impatto sulla filiera. «Facciamo attenzione», avverte Calugi, «perché se sull’accettazione da parte delle microimprese sono sottese delle commissioni, queste poi si riversano sui prezzi».

Euro digitale, rimane il nodo gratuità sui micropagamenti

Il settore della ristorazione viene indicato come uno dei più esposti a eventuali effetti indiretti. Nei pubblici esercizi italiani, spiega Calugi, «oggi nei bar e nei ristoranti in media si paga per la metà con sistemi di pagamento digitali, carte di debito o carte di credito». Da qui un altro dato che Fipe considera significativo: «Solo le commissioni che vengono pagate ammontano a 500-600 milioni di euro», una cifra che, secondo l’associazione, «buona parte di questo si trasferisce su mercati extra europei».

La metà dei pagamenti in bar e ristoranti avviene in modo digitale
La metà dei pagamenti in bar e ristoranti avviene in modo digitale

Nel merito della proposta europea, Fipe individua alcune condizioni considerate essenziali. «Deve essere trasparente, deve essere inclusivo», spiega Calugi, chiarendo che per inclusione si intende anche la chiarezza su «tutti i servizi utili a prendere quella moneta». Ma il punto più delicato riguarda i micropagamenti. «Per i pagamenti di basso importo nei negozi fisici, che fanno volume, almeno per un periodo transitorio ci sia la gratuità», afferma il direttore generale, indicando questa come una condizione non negoziabile per il settore.

L’appello alla politica (italiana ed europea)

Il dg Fipe chiude con un richiamo diretto alle forze politiche europee - ed italiane in particolare - perché agiscano nel senso auspicato dalla Federazione, in un momento in cui la discussione è ancora aperta. «Oggi la discussione in Parlamento europeo non sta andando in questa direzione e siamo molto preoccupati», avverte Calugi, che parla di un rischio concreto di squilibrio nel sistema. Il messaggio finale è esplicito: «È una moneta pubblica e deve svolgere una funzione pubblica», ricorda, sottolineando la necessità che il progetto non si traduca in un vantaggio esclusivo per il sistema finanziario e non in un ulteriore costo per le micro e piccole imprese della ristorazione.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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