Forme, la manifestazione che da 10 anni promuove e valorizza il comparto lattiero-caseario bergamasco, rischia di chiudere. Un’eventualità che priverebbe Bergamo di quello che è, con tutta probabilità, l’appuntamento più riconoscibile del suo calendario enogastronomico, capace di richiamare ogni anno migliaia di persone. Basti pensare che l’ultima edizione, conclusasi lo scorso ottobre, ha portato in città circa 50mila visitatori.
Due visioni diverse sul futuro della manifestazione
Alla base del rischio di chiusura, come riferito dal Corriere della Sera, ci sono alcuni dissidi fra i fondatori Alberto Gottardi e Francesco Maroni. Divergenze che riguardano soprattutto la visione futura della manifestazione. Nell’ultimo anno, infatti, Forme ha scelto, su impulso di Maroni, di rafforzare la propria dimensione territoriale. Non a caso l’edizione 2025 è stata intitolata “Le forme delle Cheese Valleys”, con un focus particolare sui formaggi delle valli orobiche.
Alberto Gottardi e Francesco Maroni
Una scelta che, a quanto pare, non ha trovato il consenso di Gottardi, visto che Forme era nata con l’obiettivo di partire da Bergamo per dialogare con l’Italia e con il mondo, non per restringere il proprio orizzonte entro un perimetro esclusivamente locale. Anche perché il primato bergamasco delle nove Dop casearie non riguarda soltanto la montagna, ma è il risultato di un sistema più ampio nel quale la pianura ha avuto e continua ad avere un ruolo determinante.
Il nodo del marchio e l’ipotesi World Cheese Capital
Il quadro si è ulteriormente complicato dopo l’annuncio di un programma unico tra B2Cheese, la fiera internazionale B2B dedicata agli operatori del comparto lattiero-caseario nata dall’esperienza dei World Cheese Awards promossi proprio da Forme, e la stessa manifestazione. Sul tavolo sarebbe infatti emersa l’ipotesi di una nuova denominazione ombrello, “World Cheese Capital”, destinata a raccogliere gran parte dei contenuti sviluppati in questi anni da Forme. Una prospettiva che però apre una domanda inevitabile: perché abbandonare un marchio costruito nell’arco di oltre un decennio e ormai riconosciuto da istituzioni, operatori e pubblico?
Il rischio è che due visioni differenti, se non adeguatamente coordinate, finiscano per indebolire un sistema che negli anni ha saputo creare valore per il territorio. Per questo motivo, sottolineiamo noi di Italia a Tavola, appare necessaria una maggiore sinergia fra il Comune di Bergamo e la Camera di Commercio, che proprio in questa fase si trovano ad avere una responsabilità importante. Anche perché i recenti successi turistici della città dimostrano che esiste un potenziale concreto su cui costruire una strategia condivisa e più ambiziosa.
L’evento bandiera della Bergamo gastronomica
Un percorso nel quale l’enogastronomia ha avuto un ruolo sempre più rilevante come strumento di promozione e attrazione. Lo testimoniano i numerosi format che negli ultimi anni hanno animato la Città dei Mille. Dai consolidati Mercatanti in fiera, Festa del cioccolato, Food Film Fest ed Evviva Valcalepio, fino agli appuntamenti più recenti come Pueblo del Maiz, Streeat - Food Truck Festival, BBQ Festival e Asian Festival. Eventi che contribuiscono a raccontare una città sempre più capace di parlare sia al territorio sia a un pubblico nazionale e internazionale.
Forme è l’evento bandiera della Bergamo gastronomica
D’altronde, ricordiamo, se oggi Bergamo può fregiarsi del titolo di Città creativa Unesco per la gastronomia (ricevuto nel 2019, sette anni or sono), gran parte del merito va proprio a Forme, che rappresentò il progetto bandiera della candidatura. Per questo motivo è necessario trovare una sintesi e una via d’uscita che consenta di preservare quello che, con ogni probabilità, resta l’evento simbolo capace di rappresentare al meglio l’identità gastronomica bergamasca.
Una città che cresce, un patrimonio da non disperdere
Anche perché poi la città sta vivendo una fase di forte crescita e visibilità. Una crescita che porta con sé opportunità - ma anche criticità da governare, come il progressivo spopolamento di Città Alta a fronte dell’aumento dei bed & breakfast. I numeri dell’aeroporto di Orio al Serio, in costante aumento anno dopo anno, confermano una capacità di attrazione sempre più ampia. In questo senso, rinunciare a Forme significherebbe perdere, come già detto e lo ribadiamo, lo strumento più efficace per raccontare l’identità gastronomica del territorio e trasformare i flussi turistici in occasioni di scoperta, conoscenza e valorizzazione delle eccellenze locali.