La Pastasciutta antifascista in programma il 26 luglio ad Ascoli Piceno si svolgerà regolarmente, ma in una sede diversa rispetto a quella inizialmente prevista. Dopo la revoca degli spazi da parte della parrocchia del Cuore Immacolato di Maria, l'evento promosso dall'Anpi provinciale, dal Collettivo Caciara e dall'Assalto ai Forni di Lorenza Roiati è stato trasferito nel piazzale all'incrocio tra via Piemonte e via Costantino Rozzi, davanti alla chiesa di San Marcello. La vicenda ha alimentato un confronto che ha coinvolto memoria storica, ruolo delle parrocchie e significato dell'antifascismo, ma non ha fermato l'organizzazione dell'iniziativa, nata per ricordare la tradizione inaugurata dalla famiglia Cervi nel 1943, quando venne distribuita gratuitamente la pastasciutta per celebrare la caduta del fascismo.

La Pastasciutta antifascista di Ascoli Piceno dello scorso anno
La Pastasciutta antifascista di Ascoli Piceno dello scorso anno

Gli organizzatori: «Ci è stato chiesto di togliere la parola antifascista»

Secondo quanto riferito dal Collettivo Caciara, l'organizzazione era ormai conclusa quando è arrivata la comunicazione della revoca della disponibilità degli spazi. Gli organizzatori spiegano di aver firmato un contratto con la parrocchia e di aver già predisposto cucina, tavoli, volontari, presentazione di un libro e accompagnamento musicale.

Nel loro comunicato sostengono che alcune persone della comunità parrocchiale avrebbero contestato la presenza della parola «antifascista» nella locandina, chiedendone inizialmente la rimozione e successivamente l'annullamento dell'iniziativa, ritenuta «inopportuna» in un contesto ecclesiale. Per gli organizzatori si tratta di una scelta che contrasta con la storia della città e con la tradizione del cattolicesimo democratico.

Cos'è la Pastasciutta antifascista e perché si celebra ogni anno

La Pastasciutta antifascista è una tradizione civile nata il 25 luglio 1943, giorno della caduta del regime fascista e dell'arresto di Benito Mussolini. Per celebrare l'evento, la famiglia Cervi, a Campegine (Reggio Emilia), cucinò quintali di pasta che vennero distribuiti gratuitamente alla popolazione in una grande festa collettiva.

Quel gesto di condivisione è diventato negli anni un simbolo di libertà, partecipazione e democrazia. Oggi la Pastasciutta antifascista viene organizzata in centinaia di comuni italiani, promossa soprattutto dall'Anpi insieme ad associazioni e realtà del territorio.

L'edizione 2026 è dedicata alla Costituzione italiana. L'Associazione nazionale partigiani d'Italia invita a vivere questi appuntamenti come occasioni per riflettere sui principi nati dalla Resistenza e sanciti nella Carta costituzionale, richiamando l'attenzione sulla loro tutela e sul dibattito aperto intorno ad alcune riforme istituzionali ed elettorali.

La formula resta quella originaria: una pastasciutta condivisa, aperta alla cittadinanza, accompagnata da incontri, musica, testimonianze e momenti di approfondimento dedicati alla memoria storica e ai valori costituzionali.

«Era tutto pronto - hanno raccontato dal Collettivo attraverso un post sui social -: volontari, banchetti, presentazione del libro, gestione della cucina, panche e tavoli, musicisti e fornitori». Poi sarebbe arrivato il cambio di rotta. «Ci è stato comunicato che non avremmo più potuto fare l'evento ai Frati poiché alcune persone della comunità parrocchiale, vedendo la locandina recitare semplicemente "Pastasciutta antifascista", hanno fatto pressioni, inizialmente per togliere la parola "antifascista" dalla locandina, successivamente per annullare la celebrazione»,. Gli organizzatori ricordano inoltre la tradizione dell'antifascismo cattolico e il ruolo di Ascoli Piceno, città insignita della Medaglia d'Oro al Valor Militare per attività partigiana, sostenendo che «partecipare a una Pastasciutta antifascista non può che essere motivo di orgoglio per tutta la cittadinanza».

Il vescovo: «Antifascismo, libertà e democrazia sono valori costituzionali»

A intervenire sulla vicenda è stato il vescovo di Ascoli Piceno, monsignor Gianpiero Palmieri, che ha ricondotto quanto accaduto a un malinteso. Secondo il presule, la richiesta sarebbe stata inizialmente interpretata come una cena di beneficenza e il parroco, un frate minore arrivato da circa un anno dal Kenya, non conoscendo nel dettaglio il contesto storico e politico italiano avrebbe interpretato la denominazione dell'iniziativa come una manifestazione di parte.

pastasciutta
Il vescovo di Ascoli Piceno, monsignor Gianpiero Palmieri

Secondo il presule, «la richiesta iniziale era stata presentata come cena di beneficenza» e il parroco, un frate minore arrivato dal Kenya circa un anno fa, «non conosceva a fondo la storia politica italiana e, vedendo la dicitura, ha temuto un'iniziativa di parte, reagendo d'impulso». Palmieri, parlando all'Ansa, ha escluso che vi fossero motivazioni ideologiche dietro la decisione e ha annunciato il trasferimento dell'evento nella nuova sede, ribadendo un principio che, a suo giudizio, dovrebbe accomunare l'intero Paese: «Antifascismo, libertà e democrazia sono valori costituzionali che non appartengono alla destra o alla sinistra, ma sono il patrimonio condiviso di tutto il Paese».

La replica: «La richiesta era politica fin dall'inizio»

Il Collettivo Caciara ha successivamente diffuso una seconda nota nella quale ringrazia le persone che hanno espresso solidarietà, ma contesta alcuni aspetti della ricostruzione fornita dal vescovo. Gli organizzatori affermano che fin dal primo contatto la richiesta era stata presentata come Pastasciutta antifascista e come iniziativa politica, precisando di poter documentare questa circostanza attraverso il contratto sottoscritto e gli scambi di messaggi intercorsi. «Non è vero che la richiesta alla Chiesa dei Frati era stata presentata come una cena di beneficenza. È stata fin da subito presentata come Pastasciutta antifascista e come iniziativa politica. C'è un contratto e uno scambio di messaggi che testimoniano ciò», affermano gli organizzatori.

La locandina della Pastasciutta antifascista di Ascoli Piceno
La locandina della Pastasciutta antifascista di Ascoli Piceno

Secondo il collettivo sarebbe stata inoltre la stessa organizzazione a individuare la nuova sede, precisando che «Alla location alternativa avevamo già pensato quando ci hanno chiesto la prima volta di togliere la parola “antifascista” dalla locandina, ed è stata individuata da noi grazie ai rapporti che abbiamo avuto in passato con il parroco di San Marcello, la parrocchia antistante il piazzale dove si terrà l’evento». Pur contestando la ricostruzione, il tono finale del comunicato resta distensivo. Gli organizzatori rivolgono infatti un invito diretto al vescovo: «Lo perdoniamo, invitandolo - offriamo noi, promesso - alla Pastasciutta antifascista, per dimostrare, non solo con un comunicato stampa, che c'è anche una Ascoli cattolica che si riconosce nell'antifascismo».

L'appuntamento resta confermato

L'evento si svolgerà quindi domenica 26 luglio nella nuova sede, nella parrocchia di San Marcello, mantenendo invariati giorno, orario e prenotazioni già raccolte. Al di là delle diverse ricostruzioni, la vicenda conferma come un appuntamento che unisce memoria storica e convivialità possa diventare occasione di confronto pubblico, senza modificare il programma della manifestazione, che resta confermata nel calendario cittadino.