ALLARME

C'è un patrimonio da salvare: la peste suina africana minaccia la Cinta Senese
La diffusione della peste suina africana in Toscana mette a rischio la Cinta Senese Dop, razza simbolo dell'agroalimentare italiano. Il Consorzio lancia l'allarme dopo i primi focolai negli allevamenti e chiede interventi immediati per salvaguardare il patrimonio genetico, sostenere le aziende e rendere operativo il progetto della riserva genetica
Indice
- 1Perché la Cinta Senese è più esposta al rischio della Peste Suina Africana
- 2Il progetto per salvaguardare il patrimonio genetico della Cinta Senese
- 3La Peste Suina Africana mette a rischio anche le aziende agricole
- 4Origin Italia: la Cinta Senese è un simbolo del Made in Italy
- 5Le richieste del Consorzio alle istituzioni
- 6I numeri della filiera della Cinta Senese Dop
La diffusione della peste suina africana (Psa) in Toscana accende i riflettori sul futuro della Cinta Senese Dop, una delle più antiche razze suine autoctone italiane e simbolo del patrimonio agroalimentare nazionale. Dopo i recenti casi di positività registrati negli allevamenti della regione, il Consorzio di Tutela della Cinta Senese Dop chiede interventi urgenti per proteggere una filiera che rappresenta un valore economico, ambientale e genetico. Il primo focolaio in un allevamento toscano è stato individuato a Comano, in provincia di Massa-Carrara. Successivamente, due suini rinvenuti morti in un allevamento di San Marcello Piteglio, in provincia di Pistoia, sono risultati positivi al virus, confermando l'avanzata dell'emergenza. La peste suina africana non è trasmissibile all'uomo, ma colpisce suini domestici e cinghiali. In presenza di un focolaio, la normativa sanitaria può imporre misure drastiche, fino all'abbattimento di tutti gli animali presenti nell'allevamento.
Perché la Cinta Senese è più esposta al rischio della Peste Suina Africana
L'allevamento della Cinta Senese Dop si basa prevalentemente su sistemi bradi e semibradi, con animali allevati all'aperto tra boschi, pascoli e aree rurali della Toscana. Un modello produttivo che contribuisce alla qualità delle carni e all'identità della denominazione, ma che rende più difficile evitare il contatto con la fauna selvatica, in particolare con i cinghiali, principali vettori della diffusione del virus. Molte aziende si trovano inoltre in aree collinari e montane caratterizzate da una forte presenza di fauna selvatica. Anche applicando rigorosamente tutte le misure di biosicurezza previste negli allevamenti, eliminare completamente il rischio di contatto diretto o indiretto con il virus resta estremamente complesso.
Negli ultimi anni sono stati attivati contributi destinati al rafforzamento delle recinzioni, al controllo degli accessi, al miglioramento delle strutture aziendali e delle procedure di sicurezza. Interventi considerati indispensabili, ma che da soli non sono sufficienti a contenere un'emergenza che si sviluppa soprattutto all'esterno delle aziende agricole. Secondo il Consorzio, gli allevamenti di Cinta Senese Dop dovrebbero essere riconosciuti come presìdi strategici da tutelare, attraverso azioni coordinate sul territorio dedicate al monitoraggio della fauna selvatica e alla riduzione del rischio epidemiologico.
I numeri della filiera della Cinta Senese Dop
Al 31 dicembre 2025 la filiera della Cinta Senese Dop comprende 79 allevatori, 6 macelli e 18 imprese di trasformazione. Nel corso del 2025 sono stati certificati 3.135 capi macellati, per un totale di 617.423 chilogrammi di mezzene certificate, pari a oltre 617 tonnellate, con un valore economico stimato di circa 5,5 milioni di euro. Gli allevamenti riconosciuti sono distribuiti in otto province toscane, con la maggiore concentrazione nelle province di Siena (24 allevamenti), Firenze e Grosseto (14 allevamenti ciascuna). Complessivamente questi tre territori ospitano 52 dei 70 allevamenti riconosciuti dal sistema di controllo.
L'età media dei suini al momento della macellazione è di circa 20 mesi, un dato che evidenzia un modello di allevamento basato su tempi di crescita naturali e sul sistema brado o semibrado. Pur rappresentando una produzione di elevata qualità e dal significativo valore economico, la filiera resta composta da un numero limitato di aziende. Per questo un focolaio di peste suina africana potrebbe avere conseguenze che andrebbero ben oltre la perdita di singoli allevamenti, compromettendo la continuità produttiva, il reddito degli allevatori e un patrimonio genetico costruito e conservato nel corso di decenni.
«Siamo davanti a un pericolo reale, non più a un’ipotesi lontana», dichiara Nicolò Savigni, presidente del Consorzio di Tutela della Cinta Senese Dop. «La Cinta Senese vive all’aperto, nei boschi e nei territori rurali della Toscana. È proprio questo legame con l’ambiente a renderla unica, ma oggi rappresenta anche un elemento di forte vulnerabilità. Un solo focolaio in uno degli allevamenti più importanti potrebbe compromettere irreversibilmente il patrimonio genetico della razza. Gli allevatori hanno rafforzato la biosicurezza interna, anche grazie ai contributi ricevuti, ma fuori dai confini aziendali il rischio resta al di fuori del loro controllo. Non possono essere lasciati soli: ogni allevamento di Cinta Senese deve essere considerato un presidio da difendere».
Il progetto per salvaguardare il patrimonio genetico della Cinta Senese
Per prevenire il rischio di una perdita irreversibile della razza, il Consorzio di Tutela della Cinta Senese Dop ha avviato già nell'agosto 2024 un progetto condiviso con le istituzioni regionali e nazionali per realizzare una riserva genetica in un sito isolato e caratterizzato da elevati standard di biosicurezza. L'iniziativa prevede la costituzione di un nucleo composto da circa 12-15 femmine e 3 maschi riproduttori, da trasferire in un'area con rischio epidemiologico minimo per garantire la conservazione della razza e consentirne un'eventuale ricostituzione in caso di emergenza sanitaria. Nel corso dei sopralluoghi effettuati insieme ad ANAS e agli altri soggetti coinvolti sono state valutate diverse aree potenzialmente idonee. Tuttavia, nonostante il lavoro tecnico svolto e il consenso espresso sull'efficacia del progetto, non è ancora stata assunta una decisione definitiva sull'individuazione del sito, né è stato completato l'iter sanitario necessario per avviare il trasferimento degli animali.
La Peste Suina Africana mette a rischio anche le aziende agricole
L'emergenza riguarda non soltanto la conservazione della razza, ma anche la sostenibilità economica delle imprese che operano nella filiera della Cinta Senese Dop. Si tratta prevalentemente di aziende familiari distribuite nelle aree interne della Toscana, dove l'allevamento svolge un ruolo fondamentale nella gestione del territorio, nella tutela della biodiversità, nella manutenzione dei boschi e nel mantenimento dell'occupazione locale. Per molte di queste realtà la Cinta Senese rappresenta la principale attività produttiva e un eventuale focolaio di Psa potrebbe compromettere anni di lavoro, interrompere la produzione e mettere seriamente a rischio la continuità aziendale.
Origin Italia: la Cinta Senese è un simbolo del Made in Italy
Anche Origin Italia richiama l'attenzione sulla necessità di proteggere una delle produzioni DOP più rappresentative del Paese. «La Cinta Senese non è soltanto una razza autoctona della Toscana: è un patrimonio storico, genetico, culturale ed economico dell’intero Paese», dichiara Cesare Baldrighi, presidente di Origin Italia.
«La sua filiera è alla base di una produzione tutelata a livello europeo con la Denominazione di Origine Protetta e rappresenta uno dei simboli più autentici del Made in Italy agroalimentare. La perdita di questo patrimonio provocherebbe un danno irreversibile non soltanto agli allevatori e al territorio toscano, ma anche all’immagine e alla credibilità dell’intero sistema italiano delle DOP e IGP. Per questo è indispensabile che le istituzioni intervengano con la massima urgenza».
Le richieste del Consorzio alle istituzioni
Il Consorzio di Tutela della Cinta Senese Dop chiede alla Regione Toscana, al Ministero della Salute, al Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste e al Commissario straordinario alla peste suina africana di adottare rapidamente misure concrete per contenere il rischio sanitario, proteggere gli allevamenti e rendere operativo il progetto della riserva genetica.
«Non chiediamo nuove dichiarazioni di intenti, ma atti concreti», conclude il presidente Nicolò Savigni. «Il tempo delle valutazioni e dei rimpalli amministrativi è terminato. Chiediamo alle istituzioni nazionali e regionali di intervenire immediatamente, perché oggi possiamo ancora salvare la Cinta Senese. Domani potrebbe essere troppo tardi».

