Green pass nei ristoranti, scattano i controlli e i primi disagi (con gli stranieri)

Dopo i chiarimenti da parte del ministero dell'Interno su come eseguire i controlli della certificazione verde, è tempo di passare alla verifica sul campo. Da Bologna a Napoli, primi test e qualche difficoltà

12 agosto 2021 | 14:41

Fatta chiarezza (davvero?) su chi e come controllare il green pass per accedere ad alcune attività e servizi, è l’ora della verifica sul campo. A meno di una settimana dall’entrata in vigore dell’obbligo da parte del cliente di esibire la certificazione verde per sedersi all’interno dei ristoranti, i professionisti dell’Horeca possono finalmente procedere con maggiore sollievo: nessun obbligo di chiedere il documento d’identità all’avventore. Solo nel caso in cui appaiano delle evidenti discrepanze fra le informazioni anagrafiche riportate sul green pass e l’identità del possessore allora può scattare la richiesta di approfondimento. Mentre rimane in carico alle forze dell’ordine, i cui controlli si fanno sempre più intensi, la facoltà di richiedere l’abbinata certificazione verde-documento d’identità. Tutto bene in teoria, ma la pratica?

 

A Roma controlli delle forze dell'ordine rafforzati anche sul litorale

A Roma, i controlli delle forze dell’ordine sono subito partiti di gran lena. Nel mirino non solo i pubblici esercizi ma anche il litorale, consueta meta delle gite fuoriporta di Ferragosto. E le piazze delle movida e le strade del centro storico dove da mesi è in corso un’operazione anti-assembramenti e in cui cominciano a rivedersi i primi turisti. Per quanto riguarda la ristorazione, vista la calura dell’ultima settimana, sempre più clienti si “abituano” alla nuova routine per trovare refrigerio all’interno delle sale. Certo, c’è bisogno ancora di un po’ di rodaggio: «A due clienti che avevano solo il pass cartaceo – ha raccontato un cameriere del Bucatino a Repubblica – ho fatto archiviare la foto al Qr Code sul telefonino così possono usarlo più agilmente».

 

A Firenze le richieste per sedersi dentro stanno prendendo il sopravvento a causa del caldo

La fuga dal caldo è uno dei driver più forti che spingono i clienti al rispetto delle norme per accedere all’interno dei locali. Lo testimoniano le scene descritte da Repubblica Firenze che racconta di ristoratori gentili ma inflessibili. Anche con gli stranieri. Sebbene «molti americani si presentano senza un vero green pass ma solo una tessera di carta e siamo costretti a respingerli», hanno spiegato al Caffè Grilli. Altri invece arrivano più preparati: «Si presentano già con il green pass in mano, e anche con il documento d’identità», hanno affermato quelli del Gran Caffè San Marco. Stessa storia alla Trattoria Ponte Vecchio (dove si mangia e si cena solo all’interno): «Sono loro a chiedere di essere controllati, evidentemente nel loro paese li hanno preparati bene». Unico problema, le tempistiche che si allungano. Ma la tendenza sembra già segnata: se vuoi pranzare o cenare con un certo comfort (leggi: aria condizionata) allora non c’è alternativa alla certificazione verde.

 

 

A Napoli i ristoratori lamentano già una perdita del 20-35%

A Napoli l’impatto del green pass sulla ristorazione assume un tratto più melodrammatico. A pochi giorni dall’entrata in vigore dell’obbligo, i proprietari di bar, ristoranti e pizzerie già lamentano una perdita del 20-35% di fatturato; peraltro tamponata dal picco di arrivi turistici. «Registriamo il 20% di perdite nonostante l’alta richiesta dei clienti - ha spiegato a Repubblica Napoli Salvatore Di Matteo, titolare di Pizza Madre - All’interno abbiamo 450 posti e ora abbiamo riempito la metà delle sale. Un buon giorno, ma non si può andare avanti così: si deve abolire una misura che punta ad aumentare i vaccini e penalizza i ristoratori. Noi controlliamo tutti, ma non ha senso perché chi si siede all’esterno può sempre entrare per andare in bagno». Eppure, come è capitato davanti alla Pizzeria Sorbillo, i clienti sono sembrati preparati: «Non stiamo riscontrando problemi», hanno affermato i responsabili dei controlli all’ingresso. Ma le maglie non sono sempre così strette. E qua e là il locale dove svicolare all’interno senza mostrare il pass a ben cercare si trova. La soluzione? Renderlo obbligatorio per tutte le attività come richiesto da Massimo Di Porzio, presidente della Fipe locale e titolare di Umberto: «Abbiamo fatto da cavie, ma se l’obiettivo è far vaccinare tutti, allora questa misura va allargata o eliminata».

 

 

A Bologna la direttiva del Viminale non convince del tutto

Più a nord, a Bologna, a destare qualche perplessità è la circolare emanata dal Viminale nella serata del 10 agosto e che ha fatto chiarezza sulle regole d’ingaggio per i controlli. O almeno così dovrebbe essere. «La verità è che la circolare è del tutto illeggibile. Se si prova a interpretarla si scopre che c’è tutto e il suo contrario, perciò io mi attengo a ciò che ha detto la ministra Lamorgese: noi non siamo pubblici ufficiali e quindi non autorizzati a chiedere documenti», ha sbottato sulle pagine di Repubblica Bologna Massimo Zucchini, titolare di un pub irlandese in pieno centro. Risultato? Non sempre i ristoratori chiedono il green pass, mentre i clienti sembrano più solerti. Anche se rimane il problema degli stranieri. «Si è presentata una comitiva di israeliani e loro non hanno il green pass. Mi hanno fatto vedere un mucchio di fogli e io li ho presi per buoni», ha raccontato Giovanni Tamburini della Salsamenteria. E poi ci sono i bar: come differenziare chi sta al bancone e chi al tavolo? Un’impresa titanica: «C’è chi entra ed esce, chi è indeciso se stare ai tavoli o ai dehors», ha lamentato Sofia Wu Sensen del centralissimo Scaletto.

 

 

La circolare del Viminale

Nella serata del 10 agosto, il capo di gabinetto della ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, il prefetto Bruno Frattasi, ha diramato una circolare che fa chiarezza sui controlli dopo che nel Dpcm firmato il 17 giugno dal presidente del Consiglio Mario Draghi inseriva i titolari di strutture ricettive e pubblici esercizi fra i soggetti deputati a svolgere i controlli delle certificazioni verdi e, di conseguenza, delle generalità dell’intestatario. Un passaggio che aveva alzato un polverone da parte dei professionisti dell’Horeca al grido di “non siamo poliziotti”. Con le nuove indicazioni da parte del Viminale le cose assumono maggiore chiarezza: al ristoratore, per esempio, è reso obbligatorio, a partire dal 6 agosto, la verifica tramite l’app gratuita VerificaC19 o simili del possesso della certificazione verde per i clienti che intendono consumare all’interno dei locali. L’ulteriore verifica della corrispondenza fra le informazioni riportate dal green pass e la reale identità del possessore è discrezionale. Ma diventa «necessaria quando appaia la manifesta incongruenza con i dati anagrafici contenuti nella stessa certificazione».

La circolare del ministero si allinea così a quanto indicato dal Garante della privacy il 10 agosto: «Le figure autorizzate alla verifica dell’identità personale sono indicate nell’articolo 13 del Dpcm del 17 giugno 2021 e quindi anche i titolari delle strutture ricettive e dei pubblici esercizi». Ma questo senza che sia previsto l’obbligo.


 

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Alberto Lupini


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