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di Alberto Lupini
direttore
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Cinque whisky distribuiti Martini
in un food pairing da stella Michelin

Pubblicato il 06 dicembre 2018 | 18:52



Per una serata cinque whisky provenienti da tutto il mondo e distribuiti in Italia da Bacardi Martini sono stati abbinati ai piatti del ristorante stellato Marco Martini Restaurant a Roma.

Un vero e proprio giro del mondo a ritmo di uno dei re dei distillati: quattro tappe in altrettanti Paesi con cinque whisky differenti, ai quali sono stati abbinati cinque piatti pensati apposta per esaltarne le peculiarità da uno dei cuochi più attenti al mondo della mixology, Marco Martini, dell'omonimo ristorante stellato di Roma.

(Cinque whisky distribuiti Martini in un food pairing da stella Michelin)

Martini (il produttore-distributore) l'aveva immaginata così: gli ospiti, accomodati come su un treno virtuale ed elegante e pronti per un gran tour; quattro fermate, vale a dire Stati Uniti, Giappone, Scozia e Irlanda: cinque whisky e cinque piatti a firma Marco Martini (l'abbinamento dei nomi era già un gioco); tre capotreni per l'occasione: Giampiero Francesca e Massimo Macrì (I Maestri del Cocktail) e Cristina Folgore (whisky brand ambassador del Gruppo Bacardi). Il tutto in una "traversata" fra curiosità, aneddoti e storia fra whisky e whiskey, fra bourbon e cucina, per svelare qualcosa di non così scontato nella vita di un distillato che ha fatto un po' la storia recente del mondo anglofono e ha segnato le tappe dell'occidentalizzazione del Giappone.



«Il whisky in Italia è stato messo un po' da parte negli ultimi anni, ma ora indubbiamente sta crescendo, sta tornando in auge, sia liscio che declinato nel mondo della miscelazione», sintetizza Cristina Folgore. Ma perché il whisky venga davvero gustato ed apprezzato, deve prima di tutto essere conosciuto: «Il whisky - prosegue - è un settore che va un po' "imboccato". Anche se si è abituati a berne, è sempre bene avere qualcuno accanto, che sia il bartender o il proprietario di un whisky bar, a guidare la degustazione».

È quello che è successo a Roma: i capitreno della serata hanno pensato alle quattro tappe per fornire agli ospiti gli strumenti necessari a comprendere la prima, più importante regola per muoversi nel districato mondo di questo distillato.

(Cinque whisky distribuiti Martini in un food pairing da stella Michelin)
Boulevardier

Prima tappa gli Stati Uniti, nel Kentucky, patria del Bourbon già a partire dalla fine del Settecento. Tra la cultura del barbecue, il gusto del Mint Julep e gli aneddoti sulla vita di Louisville, il trio di whisky's guides ha introdotto il whiskey bourbon (la versione americana del prodotto irlandese). L'esempio scelto era il Maker's Mark, servito in una rielaborazione del Boulevardier, cocktail del 1794 di gran moda nei primi del Novecento e considerato un cugino del Negroni. Il miscelato era firmato dal barman Daniele Gentili (4 cl di Maker's Mark Bourbon, 4 cl di Martini Bitter, 4 cl di Martini Rosso e una fetta d'arancia). In abbinamento richiami del cuoco di casa a piatti della tradizione romana.

(Cinque whisky distribuiti Martini in un food pairing da stella Michelin)
Toki con Cannolo di merluzzo, ceci, rosmarino e camomilla

La seconda tappa è stato il Giappone, dove l'arrivo del whisky sulle coste del Sol Levante è datato alla metà Ottocento, anche se la prima distillazione si fa a partire dal 1925. Non sono mancati aneddoti ed esperienze di viaggio, come quella ad Osaka, nella città dei foodies. Il 2° whisky era il Toki, accompagnato da un Cannolo di merluzzo, ceci, rosmarino e camomilla.

(Cinque whisky distribuiti Martini in un food pairing da stella Michelin)
Bowmore 15 con Risotto cacio e pepe, frutti di mare e lime

La terza tappa ci ha riportato alle origni, in Europa. Tra Scozia e Irlanda. La prima ovviamente è la patria del whisky, con una specificità tutta particolare: Islay, all'insegna dei torbati. Il mare burrascoso, le cittadine, i villaggi, le distillerie di una terra talmente selvaggia che solo vivendola si può comprendere perché proprio qui nasca il whisky torbato. Qui dal 1779 si produce il Bowmore, forse il più tipico. Sempre scozzese, più delicato con venature di miele grazie alla prolungata permanenza in botti di pino, l'Aberfeldy 12. Per i due distillati, abbinati un Risotto cacio e pepe, frutti di mare e lime al primo, un Maialino, mela, patate e senape al secondo.

(Cinque whisky distribuiti Martini in un food pairing da stella Michelin)
Aberfeldy 12 con Maialino, mela, patate e senape

L'ultima meta è stata l'Irlanda. Qualche breve aneddoto sulla terra, con le strade tortuose, le atmosfere magiche e naturalmente le distillerie. Giusto il tempo di degustare il Connemara, l'ultimo whisky, che è un blend di 3 distillazioni diverse, con cui si è assaggiato un Cannolo di Mont Blanc e la piccola pasticceria.

(Cinque whisky distribuiti Martini in un food pairing da stella Michelin)
Connemara con piccola pasticceria e Cannolo di Mont-Blanc

Tutti questi whisky, Cristina li conosce così a fondo anche perché sono distribuiti dal Gruppo Bacardi Martini: «Noi come azienda offriamo un ampia gamma di questo distillato, spaziamo dall'America al Canada, dalla Scozia al Giappone, tocchiamo un po' tutte le zone di produzione». I cinque whisky selezionati dal brand hanno uno scopo: coprire il più possibile ogni diversa esigenza che i consumatori possono avere nei confronti di questo distillato, ogni gusto, ogni sfaccettatura.



Se poi si parla di moda e trend, Cristina si dimostra egualmente preparata: «Ai bartender di oggi piacciono molto il bourbon e il rye whisky». Il primo ha un gusto morbido, che conquista e rilassa il consumatore, mentre il rye whisky «sta tornando così di moda perché conferisce al drink quella "prestigiosità"». Il bartender, spiega Cristina, ricerca un prodotto di nicchia, un po' più strutturato della media, sufficientemente particolare: il rye whisky «rispecchia precisamente l'esigenza della miscelazione di oggi».

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