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Gose, la birra sapida che stimola la creatività brassicola

La storia delle birre Gose inizia nel Medioevo. Se tra la fine dell’Ottocento e la metà del Novecento le birre Gose rischiano di scomparire, oggi assistiamo al loro ennesimo successo commerciale

di Andrea Lupini
27 aprile 2021 | 09:30

Gose, la birra sapida che stimola la creatività brassicola

La storia delle birre Gose inizia nel Medioevo. Se tra la fine dell’Ottocento e la metà del Novecento le birre Gose rischiano di scomparire, oggi assistiamo al loro ennesimo successo commerciale

di Andrea Lupini
27 aprile 2021 | 09:30

Le origini delle Gose sono un esempio di come il caso e le specificità di un territorio possano determinare il gusto della birra, ma anche di quanto sia importante la creatività e la competenza dei birrai. Attualmente le birre sapide stimolano la creatività dei birrai e soddisfano il gusto di numerosi estimatori, tuttavia la fortuna non ha sempre favorito questo stile brassicolo che più volte ha rischiato di scomparire per sempre. Le origini delle Gose vanno cercate nel Medioevo, la prima notizia scritta sull’esistenza di birre salate è del 1332, ma la loro storia inizia qualche secolo prima a Goslar, cittadina della Bassa Sassonia edificata a partire da un accampamento di guerrieri Franchi sul fiume Gose, lungo la Strada del Sale. Sui vicini rilievi montuosi si trovano ancestrali cave di sale e giacimenti di argento; questi ultimi, scoperti nel 968, trasformano Goslar in un’affollata e prospera cittadina.

Gose, la birra sapida che stimola la creatività brassicola

Hotel Kaiserworth e Municipio di Goslar (1890-1900)


L’attività mineraria è fiorente e sul finire del primo millennio a Goslar compaiono le brasserie. I birrai producono le loro cotte utilizzando l’acqua locale, solitamente questa non influisce sulla qualità della birra al punto da condizionarne la produzione, ma a Goslar la sua sapidità è tale da mettere a dura prova la professionalità dei produttori. Costretti a lavorare di ingegno, riescono a mettere a punto una birra sapida ma gradevole, che ottiene subito successo e che passa alla storia con il nome di Gose. Quando i giacimenti d’argento si esauriscono gli abitanti sono costretti a migrare altrove e la produzione di Gose si riduce.

La sua storia prosegue a Lipsia, dove i mastri birrai mettono a punto una ricetta per imitare le note salate delle birre di Goslar. Nasce così la Birra di Lipsia, connotata da un sapore più delicato, prodotta con frumento e caratterizzata dall’aggiunta di sale e coriandolo. La fermentazione avviene spontaneamente, prima in botti e poi in speciali bottiglie dal collo lungo. La Birra di Lipsia gode di grande e durevole fortuna, almeno fino al XIX secolo.

Se tra la fine dell’Ottocento e la metà del Novecento le birre Gose rischiano di scomparire, oggi assistiamo al loro ennesimo successo commerciale. Alcuni birrifici bergamaschi, confermando la loro vocazione creativa, hanno arricchito l’offerta con la loro interpretazione delle birre sapide. È il caso di Otus: nell’arco di pochi mesi il birrificio artigianale di Seriate (Bg) ha presentato ben due birre sapide (Note di Sale e Colossale), entrambe prodotte in collaborazione con Locatelli Saline di Volterra. Le vicende della birra di Goslar e di Lipsia sono ampiamente trattate negli articoli del magazine online “Otus Life”, da cui abbiamo tratto ampi stralci.

Per informazioni: www.birrificiootus.com

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