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Bevande No e Low alcol: mercato in crescita del 17% in due anni
Il mercato dei No e Low Alcohol Beverages cresce in Europa e nel mondo: dal 2021 al 2023 +17,3% in valore, trainato da trend salutistici e consumi giovanili. Il segmento spirits LNA promette i maggiori sviluppi
A Tuttofood 2025 uno sguardo sul futuro del comparto del no e low alcol: in Ue vale già 9 miliardi. Il segmento più promettente? Gli spirits LNA, soprattutto tra giovani e consumatori attenti alla salute. È in costante espansione il mercato delle No e Low Alcohol Beverages (LNA), come emerso durante l’incontro "No-Low Alcohol: un trend in ascesa?", organizzato a Tuttofood 2025 da Mixology. Tra i relatori, Paolo Dalla Mora, cofondatore di Contrattino e già ideatore di ENGINE Gin, ed Enrica Gentile, CEO di Areté - The AgriFood Intelligence Company, che ha illustrato numeri aggiornati e proiezioni per i prossimi anni.
No e Low alcol: un mercato in crescita in Europa e nel mondo
Secondo i dati Areté, il mercato delle bevande LNA in Unione Europea è passato da 7,5 a 9 miliardi di euro tra il 2021 e il 2023, con una crescita del +17,3% in due anni. La birra analcolica o a basso contenuto alcolico continua a detenere la quota dominante del mercato, con l’86% del valore totale, sebbene in calo rispetto al 93% del 2021. Le prospettive al 2028 indicano un forte potenziale di crescita per gli spirits LNA, con un CAGR previsto del +20,6% nell’area europea. Tendenze simili si osservano nei mercati esteri: negli USA, la birra LNA è proiettata verso un +10,9%, gli spirits al +18,9% e il vino al +8,1%. In Brasile, si prevede un +24% per le birre e +13,5% per i vini.
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Giovani consumatori e normative spinte
I principali driver del settore restano i trend salutistici, l’attenzione alla sicurezza stradale, motivazioni mediche, e, in alcuni Paesi, anche fattori religiosi. A guidare i consumi sono in particolare i millennials e la generazione X. Secondo Enrica Gentile, i prodotti LNA non sostituiscono solo le versioni alcoliche, ma vanno anche a competere con le bevande analcoliche tradizionali: «I Low-No si presentano sempre più come alternativa a soft drink consolidati, soprattutto tra i giovani. Ciò significa che la crescita non si limita a una sottrazione di quote a birra, vino o spirits, ma riguarda anche mercati completamente diversi».
Uno degli aspetti più critici del settore resta la mancanza di una normativa armonizzata all’interno dell’UE. Le definizioni di “low” e “no” alcohol variano ancora significativamente da un Paese all’altro, con una mancanza di regole comuni per tutti i segmenti, dalla birra al vino, fino ai distillati. Una situazione che, secondo gli esperti, rischia di rallentare lo sviluppo di un comparto che ha già dimostrato dinamismo e potenziale di innovazione, pur con alcune sfide ancora aperte sul piano qualitativo, soprattutto per le versioni analcoliche di prodotti tradizionalmente alcolici.


