legame enoico
Etna e Franciacorta: gemellaggio tra Tenute Mannino e Ricci Curbastro
Da questo legame è nata la seconda edizione di “Terroir & Vitigni”, l’appuntamento atteso dagli amanti del vino e del buongusto nell’estate etnea, ma qualche chilometro più in là rispetto ai boschi e ai vitigni dell'Etna
Alta, bella, orgogliosa e dal carattere sempre inquieto, anche quando mostra una calma che è solo apparente. L’Etna, declinata al femminile, se pensata come la montagna! O al maschile, se pensato come il vulcano. Chi non vorrebbe una sorella o un fratello così affascinante? Il suo canto (enoico) ammaliante è giunto fino a un altro territorio affascinante, al cospetto dei dolci profili collinari della provincia bresciana: la Franciacorta. Le due aree vitivinicole si sono chiamate, invocate, corteggiate a distanza, fino al fatidico incontro che ne ha generato un armonioso sposalizio. Da questo desiderato legame è nata, così, la seconda gradevole edizione di “Terroir & Vitigni”, l’appuntamento atteso dagli amanti del vino e del buongusto nell’estate etnea, ma qualche chilometro più in là rispetto ai boschi e ai vitigni dell’Etna, un po’ più giù, dove la terra sente già il profumo del mare e dove ogni sera, cullato dalle joniche onde, il sole riposa, lasciando il posto alla luna. Siamo, infatti, nella Piana di Catania, dove la Cantina Tenute Mannino dei Plachi ha l’altra dimora storica di famiglia, dedita al turismo e all’accoglienza, ma sempre all’insegna dell’ottimo vino e della buona cucina: Tenuta del Gelso. È qui che nelle scorse sere si è svolto l’evento “Terroir & Vitigni. L’Etna incontra la Franciacorta”, tra brindisi, musica e una gustosa wine dinner a bordo piscina. Momento centrale della giornata, interessante e illuminante, è stata la masterclass: “Dall’Etna alla Franciacorta. Suoli e mineralità a confronto”, incontro piacevolmente sospeso tra l’autorevolezza dei relatori e la leggerezza dei brindisi ad ogni etichetta degustata.
Etna e Franciacorta: il racconto dei territori e le analisi durante la masterclass
A condurre il gioco, tra analisi sensoriali, racconti di perlage e di territorio, il sommelier Marco Marcialis, chiamato a spiegare un tanto affascinante gemellaggio vitivinicolo. A intervenire, con lui, Riccardo Ricci Curbastro, titolare della storica e omonima azienda in Franciacorta, giunta alla diciottesima generazione, e Giuseppe Mannino, padrone di casa, con il figlio Giorgio, che rappresenta la sesta generazione dell’azienda etnea. Impossibile trattare l’argomento e spiegare i due territori senza riferirsi alle differenze di clima, microclima, flora, fauna, esposizione dei vigneti, escursioni termiche. Ed ancora, alla tradizione dei luoghi presi in considerazione, a cosa la produzione di vino ha significato e significa in certe aree geografiche del nostro Paese, a come questa viene vissuta e affrontata dai produttori del luogo e dagli investitori esterni. Un legame profondo, di antica amicizia e di reciproco rispetto, è quello che unisce Riccardo Ricci Curbastro e Giuseppe Mannino. Uno dei tanti punti che hanno in comune (oltre, naturalmente, al profondo amore per la propria terra e la propria cantina) è che entrambi sono stati presidenti dei rispettivi Consorzi di Tutela e sanno, dunque, cosa significa affrontare le problematiche di ogni giorno per spingere e valorizzare un intero territorio.
Per gli amanti del buon vino e dell’enoturismo, ricordiamo che Tenute Mannino dei Plachi affonda le proprie radici nel territorio etneo sin dal 1800, epoca in cui il Barone Franz Mannino cominciò a commerciare in vino e agrumi tra Europa e Nord America. Oggi l’azienda si snoda in un percorso affascinante tra le Tenute Pietra Marina, nel versante Nord a Castiglione (CT), a Le Sciarelle, nel versante Sud-Est a Viagrande (CT) e appunto a Tenuta del Gelso, nella Piana di Catania. Storia altrettanto affascinante, e ancora più antica, per Ricci Curbastro, sempre azienda a conduzione familiare, che vede alla guida Riccardo con i figli Gualberto e Filippo. Una storia che ha le proprie radici nel XVIII secolo e che arriva fino ad oggi, quando l’attuale gestione ha deciso di convertire tutta la produzione in biologico (era il 2015), nel segno della sostenibilità. Di questo e di molto altro si è discusso durante la masterclass, intervallando naturalmente i racconti alla spiegazione tecnica delle bottiglie aperte. Già, le bottiglie, scrigni di sogni e desideri che non hanno certo deluso i degustatori.
Etna e Franciacorta: i vini in degustazione durante la masterclass
Si è iniziato con il Franciacorta Extra Brut Ricci Curbastro 2019, da uve 50% Chardonnay e 50% Pinot Nero, dove proprio quest’ultimo vitigno dà il tratto maggiore alla spina dorsale di questo vino. Non c’è spazio per alcun trucco in questo spumante, poiché le note sono decise, la mineralità è spiccata. Commento di Ricci Curbastro? Questa semplice frase incisiva: “Un vino deve sempre lasciare un’emozione. Se non ha emozionato, persino all’indomani della degustazione, vuol dire che noi produttori abbiamo sbagliato qualcosa!”… Ma vi possiamo assicurare che anche a distanza di giorni, proprio mentre scriviamo, ci ricordiamo benissimo delle emozioni che queste bollicine hanno lasciato. Franciacorta chiama, Etna risponde. Secondo vino in degustazione, Caterina di Plachi Etna Doc, Spumante Rosato Millesimato, annata di raccolta 2018, sboccatura 2022, da Nerello Mascalese 100%. Un vino che nasce da fine sabbia vulcanica, da uve raccolte manualmente verso la metà di settembre. Il suo rosa si è rivelato tenue, delicato, come le emozioni che ha lasciato degustandolo, accompagnate da un perlage persistente e il richiamo a note agrumate.
Altro giro, altre emozioni con Franciacorta Dosaggio Zero “Gualberto” Ricci Curbastro, da Pinot Nero per il 60-70% e da Chardonnay per il restante 30-40%. Alla sua lunga permanenza sui lieviti non ha fatto seguito l’ “aiuto” esterno del dosaggio, come specificato. È dedicato alla figura di Gualberto, padre di Riccardo, esponente storico tra i primi a credere alla Denominazione Franciacorta nel 1967. Un vino dalla grande freschezza in bocca, con una buona cremosità. Persistente e paziente, attende calmo che il degustatore abbia finito di sognare. Il perlage è molto fine, ricco. La vena minerale si alterna ai richiami di pesca e melone. E ancora una volta, il vulcano siciliano ha risposto con Caterina di Plachi Etna Doc, Spumante Millesimato, annata di raccolta 2013, sboccatura 2017, anch’esso, come il “fratello rosato”, da Nerello Mascalese in purezza. La cremosità è stata richiamata anche da questo vino dell’Isola mediterranea, dall’elegante colore giallo paglierino e un perlage altrettanto persistente ed elegante. Ancora uno spumante paziente, dalla delicata acidità, che può attendere l’elaborazione di sogni o i racconti di viaggi, meglio se estivi, magari proprio racconti tra la Sicilia e la provincia bresciana, come l’affascinante racconto che è stato questo nuovo appuntamento a Tenuta del Gelso.


