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Oltre 50 milioni di euro al fisco Maxi truffa negli hotel di lusso

In manette per bancarotta fraudolenta Amato Ramondetti e Giulio Lera, dirigenti del gruppo Turin Hotel International, che possiede alberghi anche a Palermo, Catania, Venezia e Napoli. Della catena fanno parte anche il Torino Golden Palace, e gestori del Cambio, noto come il ristorante di Cavour

 
23 settembre 2010 | 14:46

Oltre 50 milioni di euro al fisco Maxi truffa negli hotel di lusso

In manette per bancarotta fraudolenta Amato Ramondetti e Giulio Lera, dirigenti del gruppo Turin Hotel International, che possiede alberghi anche a Palermo, Catania, Venezia e Napoli. Della catena fanno parte anche il Torino Golden Palace, e gestori del Cambio, noto come il ristorante di Cavour

23 settembre 2010 | 14:46
 

TORINO - Accusati di bancarotta fraudolenta continuata ed evasione dell'Iva,  sono stati arrestati i due imprenditori torinesi Amato Ramondetti 65 anni e Giulio Lera, 59 anni, che, nel capoluogo piemontese gestivano alcuni dei locali più di lusso e rinomati, come l'hotel Golden Palace e lo storico ristorante 'Al Cambio”, passato alla storia per essere stato il ristorante di Cavour, ed erano proprietari dell'albergo Turin Palace, ora fallito. Gli arrestati hanno anche alberghi a 5 stelle a Rapallo (Hotel Excelsior), Genova (Hotel Bentley), Venezia (Hotel San Clemente), Catania, Napoli, Palermo, Taormina, e alcuni ristoranti di lusso ad Asti e Milano.

Come riporta il Corriere.it le indagini iniziate nel mese di marzo a seguito di diverse segnalazioni dell'Agenzia delle Entrate e da parte di Equitalia, hanno consentito di verificare che i due, attraverso un articolato sistema, simile a delle scatole cinesi, facevano fallire le società aprendone contemporaneamente delle altre, riuscendo così a scaricare le perdite sulle società fallite e conservando i crediti su quelle nuove. In questo modo riuscivano a non versare l'Iva e le tasse previste guadagnando somme ingenti.

Nel corso di queste operazioni, che hanno determinato il fallimento di molte delle loro società i due soci d'affari non hanno presentato alcuna documentazione contabile o relativa ai bilanci ai curatori del tribunale. L'Equitalia ha indicato in circa 50 milioni di euro la somma evasa allo Stato (relativa però solo al periodo 2006-2007) ma in realtà (considerato anche l'indotto rappresentato da tutti i fornitori, anche piccoli, degli alberghi trascinati dal fallimento delle società e dalle banche nei cui confronti gli indagati hanno un'esposizione debitoria di centinaia di milioni di euro tra fidi, mutui e finanziamenti vari), il «buco» creato è rilevantissimo. Le misure cautelari sono state eseguite mercoledì mattina e ci sono state perquisizioni a Torino, Genova, Rapallo, Venezia, Catania, Roma e Napoli. In particolare, il pm ha disposto il sequestro di 19 conti correnti bancari personali riconducibili agli indagati ed alle loro famiglie (di cui non è ancora noto il saldo), le quote societarie di tutte le società che gestiscono gli alberghi (5 società) e alcune cassette di sicurezza di cui non è noto il contenuto.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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