Il Cilento, la culla tirrenica della Magna Grecia, si estende dal braccio meridionale del Golfo di Salerno fino al Golfo di Policastro, ai confini con la Lucania. Il Cilento, specialmente nel suo entroterra, è pressoché incontaminato. Le colline accolgono l'abbraccio mediterraneo tra la vite e l'ulivo, i Monti Alburni, arditamente denominati le “dolomiti del Sud” consentono panorami spettacolari. La porta settentrionale del Cilento è Paestum, la cui area archeologica è affascinante quanto Pompei.

Rocca Cilento
Tappa nel Cilento più autentico a Rocca Cilento
Dopo Paestum, Agropoli; e ad Agropoli lasciamo la costa e ci inoltriamo tra gli ubertosi colli dove i cespugli di odoroso rosmarino fanno da corolla ai lucenti uliveti. Oltrepassiamo Rutino, laddove gli ulivi si abbracciano con le viti, e giungiamo a Lustra. La nostra destinazione è Rocca Cilento (Sa), frazioncina sovrastante Lustra, ci vivono 50 persone. Rocca Cilento significa tempo fermo; fermo al Medioevo. E poi la modernità. Ma, attenzione la modernità rapportata al fermo del tempo. Insomma, vi è modernità allorquando si ha il privilegio di conoscere la giovanissima (non ancora ottantenne!) Serafina Izzo.
Il frantoio antico di Rocca Cilento
Ascoltarla è un piacere. Meditare sui suoi discorsi è vivere la storia. Già, tempo fermo al Medioevo. Serafina è la custode, nonché la proprietaria di un frantoio del ‘700. Un frantoio moderno, atteso che il tempo si è fermato al Medioevo.

Il frantoio del 700 a Rocca Cilento
Il flusso della vita di Rocca Cilento, ma potremmo estendere ciò a buona parte del Cilento dell’entroterra, scorre lungo le pietre frantoiane e i tronchi di quercia. «Il fabbricato - ci dice Serafina - è stato costruito intorno al frantoio, mica il viceversa!». «All’epoca - continua affabile Serafina il suo discorso - per fare un litro d’olio serviva una notte di lavoro; era tutto un lavoro di braccia».
A compimento della visita al frantoio, la signora Serafina ci racconta affabilmente la storia di sua nonna che insegnava in casa in una comunità rurale del Cilento interno nel primo Novecento. Dopo circa un secolo, l’aula è conservata ancora così come era. Banchi di legno, niente biro: inchiostro e calamaio. I registri accuratamente annotati, manoscritti. Tutto ancora in vita! Altro tuffo nella modernità! La scuola eleatica sorse nel VI secolo a.C. avendo culla ad Elea, la Velia dei Romani, l’odierna Ascea, sulla costa cilentana.
Tuffo nella storia del Cilento a Vatolla (patria della cipolla)
Appena ventiquattro secoli dopo, siamo negli ultimi anni del XVII secolo, il filosofo napoletano Giambattista Vico si trasferisce a Vatolla, nel Cilento. Qui fu precettore dei figli di don Domenico Rocca, Marchese di Vatolla. Di sé, nella sua autobiografia, parlando in terza persona, scrive: “in un castello del Cilento di bellissimo sito e di perfettissima aria fece il maggior corso degli studi suoi”. Vatolla è frazione del comune di Perdifumo, alle pendici del Monte Stella, nel Parco Nazionale del Cilento.
Da un quarto di secolo, a Vatolla, presso palazzo De Vargas, opera la Fondazione Giambattista Vico. Al suo interno vi è il Museo dedicato alla memoria del filosofo della “Scienza nuova”: merita non frettolosa visita. Vatolla è oggi importante anche per la cipolla, prodotto tipico tradizionale.

La cipolla di Vatolla
La cipolla di Vatolla ha sapore molto dolce, poco pungente; delicato, poco penetrante, il suo profumo. I contadini della zona, per generazioni, si sono stati tramandati i semi, conservando il suo patrimonio genetico integro. La semina si effettua da agosto a settembre. La raccolta è manuale: inizia alla fine di giugno e si conclude nella prima decade di agosto. Le cipolle rimangono in campo per un po’ ad asciugare, poi sono intrecciate all’alba, quando le foglie sono umide, e appese in luoghi areati, al riparo dalla pioggia e dall’umidità. La coltivazione della cipolla di Vatolla prevede rotazioni biennali (con pomodori, fagioli, fave) e irrigazione localizzata nei periodi più siccitosi, utilizzando l’acqua delle “peschere”: cisterne che raccolgono le acque meteoriche.
Graditissimi assaggi della cipolla di Vatolla in frittata con cacioricotta del Cilento. Radicato nella tradizione cilentana il "susciello di cipolla": una zuppa di cipolla condita con olio extravergine e pecorino. È nella sua storia bimillenaria, nel suo modo di viverla con naturalezza, nel suo saperla raccontare, e quindi nel suo nobile passato, il futuro radioso del Cilento, uno dei luoghi più belli ed affascinanti del Creato.