Il lungomare di Napoli è... lungo. È lungo davvero e prova ne sia anche la toponomastica. Stabiliamo di cominciare la passeggiata, giammai frettolosa, tenendo il mare alla nostra destra. Mergellina è alle spalle, passati quei tempi quando da questo piccolo porto da cui salpavano i traghetti per le isole e la stazione era il salotto buono da dove partivano i “rapidi” per Milano. Tempo che fu: secolo scorso! Quindi la passeggiata comincia all’altezza di quel maestoso palazzo bianco, sempre presidiato da militari, che è sede del Consolato Usa. Mare a destra, si è detto, e quindi Villa Comunale a sinistra. Stiamo percorrendo la famosa Via Caracciolo, che per i napoletani è semplicemente “la Caracciolo”.
Vista sul lungomare di Napoli
Dal lungomare alla tavola
Arriviamo alla bella Piazza Vittoria, di km ne abbiamo percorsi circa 2,5 e... proseguiamo, il mare è sempre alla nostra destra. Di fronte, sempre più vicino passo dopo passo, quel gigante buono che è il Vesuvio. E da qui, da Piazza Vittoria, e fino alla Fontana del Gigante, con Castel dell’Ovo e Borgo Marinari all’incirca a metà tragitto, siamo in Via Partenope. Ammiriamo la Fontana del Gigante, opera di Pietro Bernini e di Michelangelo Naccherino, e proseguiamo, sempre il mare a destra. E qui, altro capriccio della toponomastica: non più Via Partenope, bensì via Nazario Sauro. Al civico 15, ultimo tratto (primo tratto se il mare vogliamo averlo sulla nostra sinistra) del lungomare più bello del mondo, ha da poco aperto il ristorante Scicchitano Napoli, di cui è patron il prode Giuseppe Scicchitano.
Giuseppe Scicchitano nel nuovo ristorante di Napoli
Il progetto Scicchitano Napoli
Questo nuovo ristorante, inaugurato nella prima settimana di febbraio, si aggiunge al preesistente locale in via Foria 180. Qui, palesemente, il protagonista è il mare. Il Tirreno con il suo pescato. Quando l’impeto dei marosi è perdurante e allorquando trattasi di crudi, il bacino del pescato si amplia al Mediterraneo. L’imprinting in cucina è quello schiettamente napoletano, con ciò includendo immissioni felici di piatti abilitati dall’estro della brigata di cucina. A sovraintendere la sala, posta la supervisione in cucina, sereno, sorridente, instancabile, Giuseppe Scicchitano (37 anni).
Giuseppe Scicchitano con tutta la sua brigata
«Riceviamo tanto affetto e facciamo grandi numeri, ma con una cucina sempre fatta al momento possiamo garantire l’eccellenza»: questo è il pensiero che guida Giuseppe e il suo gruppo, composto oggi da circa 40 professionisti tra i due ristoranti. Gli eleganti spazi compendiano design comfort e design in un ambiente raffinato e accogliente. Di forte e piacevole impatto la presenza del colore blu. Ben 130 i coperti, incluso anche lo spazio esterno ben fruibile nelle lunghe estati napoletane.
Il pranzo: esperienza e piatti
Alla memoria ricorrendo, ancor prima che agli appunti, raccontiamo di pranzo avvenuto in uggiosa giornata di metà febbraio. Giornata uggiosa, ma lungomare sempre e comunque affascinante. Questa è Napoli. Si comincia con antipasto signature della cucina di Scicchitano: Mare Fuoco, con servizio all’italiana, ovvero il piatto è preparato direttamente al tavolo davanti agli esigenti clienti gourmet: provola di Agerola leggermente affumicata, gambero rosso, maionese al lime, maionese al nero di seppia e chips di patata. Goloso avvicendamento polisensoriale: vista, olfatto e gusto. Happy problem: e se “il primo” diventassero “due primi”? Sì, si può fare e quindi... si fa.
Primo primo: Paccheri alla Scicchitano, con scampi, astice e gamberi. Emulare i Paccheri alla Vittorio è atto fuorviante. Qui siamo al cospetto di piatto che è cosa altra. Non contempliamo una foto, bensì siamo spettatori coinvolti nella visione di fotogrammi che diventano motion: c’è una padella dove ci è delicatamente caduto un filino di olio evo, e qui i primi a calarsi sono gli scampi. L’astice, nell’assistere a ciò, voglioso di esserci, ben volentieri si lascia tagliare in tranci e compartecipa alla “scottatura”. I gamberi sembra che incitino il cuoco a farsi includere ricorrendo al proverbio secondo cui non c’è due senza tre. Ed eccoci al felice connubio del sapore dei crostacei e, a conseguirne, alla delizia di questo piatto originale. Dalla “motion”, ci sia consentito il calembour, alla “emotion”.
I Paccheri alla Scicchitano
Secondo primo: Spaghetti alle vongole veraci e polvere di alghe bio. Esecuzione pressoché impeccabile. Sia i paccheri che gli spaghetti sono del Pastificio Felicetti. Quando poi si dice cos’è l’anelito alla migliore qualità possibile. Nel calice l’ottima Falanghina del Sannio fatta da Mustilli. Adesso compiamo azione inusuale. Quasi a mo’ di netting di palato, a voler dire: per piacere un ghiotto sorso/boccone di mare prima di passare al dolce, chiediamo al patron Giuseppe una, dicasi una, ostrica della Maison Tarbouriech. Dulcis in fundo, giunge in tavola Soffio Diplomatico: velo di cioccolato bianco con frutti di bosco e crema diplomatica su sfoglia croccante.
Un rodaggio che promette grandi risultati
Siamo giunti a compimento di sì deliziosa esperienza cognitiva ed emozionale. Riflessione finale ci sovviene, e sorriso radioso ne consegue: se questa è la fase di rodaggio, e oggettivamente lo è, stante l’apertura avvenuta appena due settimane fa, e già va quasi tutto bene, cosa accadrà quando si andrà a pieno regime? Lode al patron Giuseppe Scicchitano e alla sua laboriosa squadra.
Via Nazario Sauro 15 80132 Napoli