Il 2026 si è aperto con il rumore delle serrande che si abbassano. In tutta Italia - e in Lombardia in particolare, con Brescia tra le province più colpite ultimamente - le chiusure di ristoranti e trattorie stanno diventando una sequenza quasi ordinaria, una notizia che, purtroppo, non sorprende più nessuno e che proprio per questo preoccupa ancora di più. L’ultimo nome ad aggiungersi alla lista è quello del Sant’Anna 1907 di Como, al numero 1 di via Turati, di fronte all’ex ospedale di via Napoleona: una sala che per anni ha fatto parte della geografia sentimentale della città e che oggi resta al buio.
Troppi costi: a Como chiude il Sant’Anna 1907
Dalla sospensione alla chiusura definitiva
In realtà la storia, ricordiamo, si era già incrinata alla fine dello scorso settembre, quando la saracinesca era stata abbassata “temporaneamente”, in attesa - si diceva - dell’ingresso di un nuovo socio. Cinque mesi dopo, però, la pausa per la trattativa si è trasformata in punto fermo. «Purtroppo non è andata a buon fine e quindi ho dovuto scegliere la strada della chiusura; se qualcuno si vuole fare avanti e vuole aprire un tavolo di trattativa, io sono pronto» ha rivelato ai quotidiani locali Giuliano Lotto, milanese classe 1959, titolare del ristorante dal 2021. «Ma al momento si tratta di un’ipotesi remota».
Sant’Anna 1907, una storia lunga più di un secolo
Il Sant’Anna nasce nel 1907, in via Turati a Como, di fronte all’area dell’ex ospedale di via Napoleona. A fondarlo è il capostipite della famiglia Fontana, rientrato in Italia dopo un’esperienza di lavoro nelle ferrovie in Sudamerica, che investe nel ristorante tutti i propri risparmi. Fin dall’inizio il locale si lega alla vocazione produttiva del territorio, diventando punto di riferimento per commercianti e artigiani del comparto serico, settore che per decenni ha rappresentato uno dei motori economici della città.
Nel corso degli anni il Sant’Anna costruisce la propria identità su una cucina di carne e di pesce, con piatti di lago accanto a proposte di mare e a una selezione legata alla tradizione locale, mantenendo un’impostazione classica e riconoscibile. Il vero salto di notorietà arriva negli anni Ottanta con Fausto Fontana, che consolida la presenza del Sant’Anna nel circuito della borghesia imprenditoriale comasca e milanese. In quegli anni il ristorante viene frequentato da nomi noti del mondo della moda e dello spettacolo, oltre che da figure politiche e sportive. Tra gli avventori si ricordano Walter Chiari, Bettino Craxi, Carolina di Monaco, Stefano Casiraghi, Claudio Baglioni, Gianfranco Ferré e Ottavio Missoni. Il locale diventa così uno degli indirizzi riconoscibili della ristorazione cittadina.
Nel marzo 2021 il ristorante viene rilevato da Giuliano Lotto, ristoratore milanese con esperienze professionali anche a Londra. Insieme allo chef Francesco Priore viene definito un menù che mantiene l’impostazione storica del Sant’Anna, intervenendo al tempo stesso sugli spazi interni con un rinnovamento delle sale. Alla fine di settembre 2025 l’attività viene sospesa in attesa dell’ingresso di un nuovo socio. Dopo alcuni mesi di trattativa senza esito, all’inizio del 2026 arriva la decisione definitiva di chiudere. Con la serranda abbassata si interrompe una storia iniziata nel 1907, durata oltre un secolo e intrecciata con l’evoluzione economica e sociale di Como.
«In Italia è quasi impossibile fare il ristoratore»
Al Sant’Anna lavoravano circa dieci persone fra cucina e sala, una squadra stabile, con ruoli definiti e un equilibrio costruito nel tempo. Oggi, però, quell’equilibrio non c’è più: «Abbiamo preso questa decisione - ha proseguito Lotto - perché in Italia è ormai quasi impossibile fare i ristoratori: i costi di gestione e, soprattutto, i costi legati al personale sono troppo alti. All’estero è in funzione il sistema delle mance, che consente di gratificare il dipendente senza pesare eccessivamente sull’azienda; in Italia, invece, i ristoranti funzionano e garantiscono reddito solo se il proprietario lavora all’interno della struttura».
Uno dei piatti del ristorante Sant’Anna 1907
Parole che, sostanzialmente, fotografano un malessere diffuso praticamente in tutto il nostro Paese e che riportano inevitabilmente al centro un tema strutturale: il costo del lavoro, il margine che si assottiglia, la difficoltà di sostenere un’attività senza essere fisicamente dietro ai fornelli o in sala ogni giorno.
Un vuoto per la città e per chi ci lavorava
Detto ciò, per Como la perdita è forte. Il Sant’Anna 1907, infatti, non era soltanto un’insegna con una data nel nome, ma un riferimento (vero e proprio) per una parte della ristorazione cittadina che puntava su una proposta riconoscibile e su un servizio curato. La chiusura lascia un vuoto nel tessuto urbano prima ancora che nel mercato, perché ogni ristorante che sparisce modifica l’equilibrio di una strada, di un quartiere, di una rete di relazioni. C’è poi la dimensione umana, che spesso resta sullo sfondo e che invece merita attenzione. I dipendenti hanno dovuto cercare nuove collocazioni (come lo storico maitre Fabio Pedraglio, oggi al Ristorante Gnocchetto di Tavernerio).
La sala del ristorante Sant’Anna 1907
Una chiusura che, come detto, si unisce ad altre in una fase molto delicata per la ristorazione italiana, stretta fra costi in crescita, modelli organizzativi che faticano a reggere e un sistema che continua a scaricare quasi tutto il rischio sull’imprenditore. E mentre il 2026 continua a contare serrande abbassate, la domanda resta sospesa davanti a quella di via Turati: chi avrà il coraggio - e le condizioni - per rialzarla? “Ai posteri l’ardua sentenza”.